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In precedenza la tavola si
trovava vicino di Siena, nell'eremo di Montespecchio. Più tardi
veniva trasferita nella chiesa di Santa Cecilia a Crevole
(Siena). Il dipinto ha una lunga storia artistica che
corre parallelamente a quella della Madonna Rucellai. Entrambe
le tavole erano state attribuite all'anonimo "Maestro della
Madonna Rucellai" da una serie di eminenti critici, tra i quali
Suida, Berenson e Toesca. Il primo riferimento a Duccio fu
avanzato – solo per la Madonna Rucellai – da Wickhoff [Mitteilungen
..., 1899], a cui seguirono le conferme di Douglas [1902],
Coletti ["RAS" 1905], Adolfo Venturi [1907], Weigeit [1911],
Wulff (1916) e altri, e quindi anche la restituzione autografica
a Duccio della composizione in esame. Nel 1937 la Madonna di
Crevole veniva esposta a Firenze come opera autografa di Duccio
di Buoninsegna (Fonte: Giulia Sinibaldi e Giulia Brunetti, nel
"Catalogo della Mostra giottesca di Firenze del 1937, Sansoni,
1943).
La struttura compositiva del
dipinto e la stilizzazione delle forme – soprattutto nelle
figure – richiama decisamente la maniera bizantina, ormai già
ben integrata nella cultura artistica italiana. La Madonna, con
il suo caratteristico manto blu – lumeggiato con delicate
velature – spicca in un vasto fondo dorato, interrotto ai lati
da due angeli. Il velo non le copre direttamente la testa ma
poggia su un maforion rosso (o òmofòrion, un'antica cuffia
orientale); le mani sono stilizzate con un gusto delicato e
quasi indefinito . L'efficace cromatismo, che conferisce
un'intensa morbidezza al modellato ed un'estrema dolcezza
carnato, contribuisce anche a dare un vigore e una vitalità,
finora sconosciuti alla pittura senese.
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