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Il grande complesso pittorico
venne allogato a Duccio di Buoninsegna il 9 ottobre 1308
da Jacopo de' Marescotti, l' "Operaio" del Duomo di Siena, per
la decorazione dell'altar maggiore. La stesura pittorica della
pala, con tecnica a tempera su tavola, copriva entrambi i lati
(recto e verso), compresi predella e coronamento. Oggi
l'impianto è smembrato, e gran parte dei dipinti ad esso
appartenenti è custodita nel Museo dell'Opera del Duomo. Diversi
comparti della predella e del coronamento sono stati trasferiti
all'estero in vari musei e collezioni (pubbliche e private),
mentre alcuni sono andati perduti.
L'intero impianto glorificava
la Vergine: La Madonna col Bambino in trono – la "Maestà"
– venerata da santi ed angeli, era collocata al centro; nella
predella, sette comparti con raffigurate le storie sull'infanzia
di Gesù, intercalati da sei immagini di Profeti; nel
coronamento, sette (o forse otto) narrazioni sulla Madonna,
tutte relative al "dopo" della crocifissione di Cristo. Nella
zona centrale della parte a tergo erano rappresentati ventisei
episodi sulla "Passione"; nella predella, dieci storie relative
ai contatti pubblici di Gesù; nel coronamento, altre storie di
Cristo, relative alle "Apparizioni" dopo la "Resurrezione".
Appare abbastanza verosimile che i pannelli dello stesso
coronamento fossero sormontati da piccole cuspidi raffiguranti
gli angeli, per cui ne sarebbero anche stati identificati alcuni
di essi (busti).
Nel contratto del 9 ottobre
1308 non sono specificate le tematiche né le dimensioni
dell'impianto pittorico, altresì l'artista doveva impegnarsi – e
lo fece – a realizzarlo per intero di propria mano, senza
interruzioni atte a soddisfare altre committenze prima di averla
portata a termine. Per contro, il commissionario era obbligato a
corrispondere un compenso pari a sedici sodi di denari
senesi per ogni giorno di lavoro, un importo all'epoca
abbastanza alto ("prò quodlibet die, quo dictus Duccius
laborabit suis manibus in dicta tabula"). Un altro documento
d'archivio del 1309, relativo al sistema di pagamento
riguardante le raffigurazioni a tergo – non previste nel
contratto – fa ipotizzare che l'articolato impianto pittorico,
comprendente anche le immagini de "li angioletti di sopra", sia
stata stabilita in un secondo momento. Agli inizi di giugno del
1309 la pala era stata portata a termine da Duccio, e, il giorno
9 dello stesso mese, il complesso veniva prelevato dalla cui
bottega per essere trasferito al duomo con una solenne
processione che comprendeva autorità comunali, clericali e di
popolo, accompagnata da sventolanti bandiere e suoni di trombe e
di campane. Tale avvenimento fu di fondamentale importanza per i
valori civili e religiosi della comunità senese, ed ancor di più
per il generale apprezzamento del grande capolavoro duccesco,
che venne pagato per intero – secondo Agnolo di Tura, il
cronista del'epoca – con una somma elevatissima, corrispondente
a 3.000 fiorini d'oro.
Lo smembramento del polittico
avvenne il 1° agosto del 1771:
la tavola principale, prima del
taglio, comprendeva undici assi
lignee (pioppo, 7 cm. di
spessore) riunite, come supporto
del prospetto, alle quali ne
erano state aggiunte altre di
spessore assai più piccolo (1
cm.) raffiguranti le "storie
della Passione". Ai sei tagli
verticali (sette pezzi), in
corrispondenza delle stesse
"storie della passione", seguì
il sezionamento per separare le
due stesure pittoriche (recto e
verso), una delicata operazione
destinata a provocare seri
danneggiamenti, che rovinò il
viso ed il manto della Madonna
nel prospetto, per la
disattenzione dei segatori che
per due volte persero il
controllo della sega lasciandola
fuoriuscire in quei punti. Le
due facciate vennero poi
ricostituite disgiuntamente ed
esposte, dopo una breve sosta in
un locale attiguo al duomo,
nelle cappelle del Sacramento e
di Sant'Ansano.
Dal giorno dello smembramento
dell'intero complesso pittorico,
i vari elementi appartenenti al
coronamento ed alla predella che
via via venivano stoccati in
sacrestia, dato l'alto valore e
la scarsa sorveglianza,
sparirono e, solo più tardi si
seppe che finirono presso
collezionisti stranieri.
Fortunatamente la stessa sorte
non toccò alle tavole principali
ed alle formelle che rimasero a
Siena e, nel 1878, vennero
trasferite nel Museo dell'Opera
del duomo. A causa dello
smembramento complessivo, nonché
della totale scomparsa delle
cornici, a cui vanno aggiunte le
troncature di gran parte di
pannelli riguardanti il
coronamento, è oggi assai
difficile fare una esatta
ricostruzione dell'originaria
struttura, tanto più quella
relativa alla successione delle
raffigurazioni nella parte alta.
Sopra la Madonna in trono, prive
di elementi strutturali e senza
cornici, si trovano dieci
raffigurazioni di apostoli (da
sinistra: Taddeo Simone,
Filippo, Giacomo Maggiore,
Andrea, Matteo, Giacomo Minore,
Bartolomeo Tommaso e Mattia),
accompagnate dalle rispettive
scritte identificative. Ogni
elemento misura 37 X 23 cm.
circa, eccetto quelli centrali,
le cui dimensioni sono ridotte
dallo sviluppo della sottostante
rappresentazione. Per le altre
misure, particolari e relative
storie delle tavole, si rimanda
alle specifiche pagine linkate
nell'elenco
delle opere di Duccio
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