Egli appare qui più libero di quanto avessimo
mai pensato, più incantevole, sereno, umoroso e abile
oltre ogni aspettativa nella scelta dei motivi, così
legata a condizioni esterne [di spazio], e del
significato simbolico delle raffigurazioni. Il lavoro
richiedeva che il tutto fosse tenuto entro i limiti di
una semplice decorazione: senza superare tali limiti,
apparentemente angusti, il grande maestro ha saputo
fornire un'esuberante ricchezza di 'motivi' importanti;
si può ben dire che egli faccia passare davanti ai
nostri occhi l'intero mondo dell'arte, dalle figure
della divinità fino ai segni artistici dei maestri di
calligrafia. W. K. F. (probabilmente Goethe),
in "Jenaische Allgemeine Literatur-Zeitung", 19 marzo
1808
...
non è ancora stato fatto questo: riunire in un unico luogo tutte
le copie esistenti delle sue opere e renderle patrimonio
pubblico, creando così un monumento degno di lui [Dürer];
solamente
quando ciò sarà avvenuto/ potremo parlare di lui in modo
fruttuoso: per comprendere un artista occorre vederne le opere.
E così, rendendo omaggio all'uomo, assicuriamo la piena
conoscenza della sua grandezza anche nel futuro. Coloro che lo
amano, devono sempre tener presente che il suo più grande valore
risiede nella personalità: il lato poco appariscente delle sue
opere è una componente della loro perfezione ; la mancanza,
quasi, di avvenimenti esterni nella sua vita, una delle
condizioni del suo sviluppo.
Per quanti
non conoscono Dürer esiste una grave lacuna nella nozione della
nostra storia [tedesca]; per quanti lo conoscono, invece, il
solo udirne o pronunciarne il nome suscita una risonanza, come
se si dicesse: "Germania", "patria". H.
grimm, Albrecht
Dürer, 1866
Finora si
diceva. "Dürer" quando si voleva riassumere l'arte tedesca in un
solo nome. Nonostante alcune riserve egli era l'artista tedesco
per antonomasia, nello stesso senso in cui possiamo citare
Rembrandt per l'arte olandese e Rubens per la fiamminga ...
Oggi il
giudizio è mutato. Si sono create nuove idee sull'essenza
dell'arte tedesca, e Grünewald è passato da una situazione
marginale ad una centrale. Egli è diventato lo specchio, nel
vero senso della parola, nel quale la maggior parte dei tedeschi
si riconoscono, e non è più un isolato: al ricordo della sua
arte colleghiamo immediatamente quella di Altdorfer, di Cranach
il Giovane, di Hans Baldung Grien e altri. Ora è piuttosto Dürer
ad apparire come un caso a sé ... Non è facile aver ragione di
una tale critica. Benché si possa agevolmente scorgere che
l'atteggiamento di Dürer affonda saldamente le radici nel
terreno tedesco, e che il maestro sembra ancora eser citare un
segreto potere regale, pure spesso, e in modo convincente, è
stato provato che tale potere lo hanno anche altri.
Certo, con
nessun altro abbiamo quello stretto rapporto personale che
esiste con lui. Di lui possediamo estesissime notizie
biografiche; mentre, per quanto riguarda la vicenda umana,
Grünewald e lo stesso Holbein sono mere ombre. Neppure si è
potuto delineare un'immagine esteriore della loro persona;
di Dürer
ognuno sa — o almeno crede di sapere — quale aspetto aveva. In
più sussistono lettere, diari, grande copia di annotazioni,
documenti nei quali si rivela quasi affatto come uomo davvero
attraente: lo sentiamo vivere, e noi viviamo con lui, siamo
testimoni delle sue profonde emozioni psichiche, e in tal modo
ci diventa familiare più che mai. Ma oltre a ciò, chi può negare
che egli non possieda al massimo grado, anche come artista, un
carattere nazionale? Non sempre, è vero. Si danno opere sue che
ci risultano estranee, ma attraverso altre egli opera ancora in
mezzo a noi come una persona viva. H. WOLFFLIN,
conferenza su Durer, 1921
...
il più grande artista tedesco, il quale, in assoluta solitudine,
primo nel Nord rivolse il suo spirito instancabile ai problemi
che da più di un secolo avevano occupato il mondo artistico
italiano e li rese accessibili ai suoi connazionali: Albrecht
Dürer ...
Il Dürer è
il primo artista nordico in cui l'antichità e l'arte italiana
siano diventate forme viventi della visione. Incisioni e disegni
italiani ebbero presto un influsso su di lui e l'attrassero
nella loro orbita ... Egli intuisce un nuovo mondo di là dai
monti nella luce del Sud e nel lontano passato, un mondo che
segue leggi diverse da quelle della tradizione medievale della
sua patria, ed anela con tutta la forza del suo animo forte,
fedele e profondo a trovare la chiave di questa porta chiusa. Un
duplice soggiorno nell'Italia settentrionale gli diede in parte,
non mai interamente, l'appagamento dei suoi desideri.
Così
crebbero gli sforzi teorici del Dürer, di cui possiamo risalire
le tracce fino allo scorcio del secolo precedente. Ma a queste
sue aspirazioni verso la forma ideale classico-italiana, si
opponeva la sua derivazione artistica dall'empirismo dei paesi
nordici e dall'ininterrotta tradizione del Medio Evo,
specialmente nella trattazione del corpo umano. Rivivere questo
mondo interiormente, non attraverso un'imitazione esteriore come
accadde ad artisti più tardi, doveva essere per lui altrettanto
difficile, quanto è difficile a noi oggi, grazie alla
rivoluzione spirituale dell'uomo del Nord, affrontare senza
sensibili impedimenti la sua arte e quella in genere del nostro
passato nazionale. Il problema della bellezza sentita
individualmente e della correttezza obiettiva dell'aspetto del
mondo determinata dal pensiero scientifico, che ha orientato lo
sviluppo artistico dell'Europa fino all'impressionismo e che
solo adesso di nuovo esita incerto verso nuovi modi
d'espressione, si manifestava, personificandosi con una gran
forza nella potente individualità di Leonardo, in una cosciente
ostilità contro il modo di vedere ben diverso del mondo 'gotico',
colla sua negazione e col suo disprezzo per la realtà oggettiva,
con la sua maniera deduttiva da Leonardo così odiata, con la sua
gioia delle cose spirituali e della vita propria degli spiriti
elementari.
Era un
abisso profondo su cui a mala pena si poteva costruire un ponte
e il Dürer lo sentì e non riuscì mai a superarlo interamente.
Nel nuovo secolo i suoi sforzi incessanti, seri e fa ticosi
tendono a trovare le leggi della forma di quelle immagini
misteriosamente affascinanti, ad appropriarsele, a trasportarle
nel suo mondo ed infine a dominarle. J.
schlosser magnino,
Die Kunstliteratur, 1924 (edizione italiana, 1964).
Pensare a
Dürer significa pensare all'amore, al sorriso e al ricordo di
sé. Significa conoscenza di ciò che è più profondo e
impersonale, di quanto si trova al difuori e al disotto dei
limiti materiali del nostro io, ma che lo determina e lo nutre.
È storia come mito, storia che è sempre materia e tempo
presente, poiché noi siamo molto meno individui di quanto
speriamo o temiamo di essere.
th. mann
Dürer, 1928, in Altes und Neues.
Kleine Prosa
aus fùnf Jahrzehnten,
1953
...
Il vecchio, pervicace dualismo dell'arte tedesca, mera natura e
mero sogno, si complica in lui, a contatto dell'Italia, del
nuovo dualismo: natura e legge di natura.
Dov'era il
segreto? Esso non era tale per noi, ma il Dürer credeva a un
segreto, quasi a una magìa di cui gli artisti italiani fossero
investiti.
Racconta
che, nei suoi esordi, avrebbe dato un regno perché il veneziano
Jacopo de' Barbari, che vagava lassù, gli confidasse il mistero
delle proporzioni. Dunque "il mio regno per un cavallo",
proporzionato? Norma (e non mistero) proporzionale era per noi,
se non erro, legata a norma spaziale, alla "dolce prospettiva";
il Pacher l'aveva bene inteso. Ma il Dürer è di un'altra tempra,
quasi alla guisa di un nordico Pollaiolo. La forma l'ossessiona,
non lo spazio; ancora e sempre, la forma.
In questo
campo la sua curiosità è instancabile; quasi altrettanto che in
un Leonardo : un dito" un libro una mano una pianta una piega un
bosco; ma non ha mai la certezza, direi la confidenza metodica
degli italiani. Vorrebbe ogni volta calarsi nelle cose stesse,
ed ecco la vecchia tecnica artigiana a intimidirlo, togliere
alla mano l'affetto, abbindolare i tratti estremi in capriccio
fabrile. Mentre va facendosi botanico e geologo, entomologo e
chirurgo, il vecchio empirismo già lo storna e il libero esame
cui intendeva ora s'inceppa o s'impietra, calcoloso. Partito
come un Pollaiolo o un Verrocchio, finisce per rassomigliar di
più (specie nella fase prima) allo Schiavone o allo Zoppo.
Sarebbe anzi da chiedersi se il primo viaggio a Venezia sul
Novantacinque, non l'abbia portato più presto a Murano nello
studio di Bartolommeo Vivarini, che a Venezia in quel del
Bellini ... Ma non vorrei far delle scoperte di corsa ... Troppo
facile, troppo italiano, sarebbe cavar fuori dal corpus
del pittore tedesco i pochi ritratti 'alla veneta' e dir che lì
sta il Dürer migliore. Sarebbe intenderne troppo poco.
La sua mira
più alta fu, ben presto, proprio il ritmo unito e concluso che
appena albeggiava a Firenze e a Roma e ch'egli aveva
verosimilmente intuito dai più antichi esperimenti in Leonardo,
in Lombardia. In ogni caso è dopo il secondo viaggio, nel 1506,
che il Dürer si prova nei colpi d'ala più lunghi ... Ma, fino
all'ultimo, ripungono gli aculei delle vecchie astrazioni e la
norma intraveduta si arrovella in maniera. È allora ch'egli
piace al Pontormo, come avverte il Vasari nel celebre passo dal
quale i critici di Germania han cavato tutto il profitto
possibile. Spirito tormentato e tormentatore, il Dürer ci
assilla fino all'estremo con la sua eterna inchiesta: che cos'è
la forma, o, addirittura, che cos'è l'arte? che è troppo
domandare mentre si opera; e la domanda resta, così, aperta
anche nelle più ce lebri incisioni che, dopo tanto tempo, sempre
mi riescono, non mi vergogno a dirlo, di lettura un po'
difficile. R.
longhi, in Romanità e germaneismo, 1941
Lo studio
della prospettiva ... e quello delle proporzioni umane e animali
— entrambi già ampiamente sviluppati in Italia — trovano in
Dürer un cultore entusiasta. Ma pur applicandone le leggi nei
suoi lavori, egli rimane egualmente fedele ad una sua
'personale' spazialità goticizzante; tanto che quasi ognuna
delle sue opere — tolte alcune più direttamente influenzate dai
modelli italici — presenta, si potrebbe dire, simultaneamente,
uno sdoppiamento parziale: quasi la compresenza dell'immagine
tradizionalmente elaborata secondo l'usanza germanica del tempo
e di quella realizzata col nuovo sistema. Vive dunque in Dürer
una con-temporalità ed una conspazialità; ed è codesto
embricarsi di due temporalità e di due spazialità opposte ed
egualmente sentite che da alle sue opere quella vibrazione
caratteristica e irrepetibile, lontana tanto dalla staticità
decorativa del tardo-gotico quanto dalla staticità volumetrica e
chiaroscurale italiana. Anzi, diremmo, è proprio l'elemento
chiaroscurale quello che in lui non riesce a svincolarsi (o non
vuole) dall'ombreggiatura gotica. Anche là dove il disegno è
costruito architettonicamente secondo i nuovi canoni
rinascimentali, egli continua a mantenere alle sue figure ed ai
suoi paesaggi quell'ombreggiatura ottenuta da un fine e rigido
tratteggio, senza mai raggiungere quel tonalismo dolcemente
sfumato che possiamo ammirare in un Pollaiolo, in un Giambellino
e tanto più in Leonardo ... G.
dorfles, A. Durer,
1958
La
personalità di Aibrecht Dürer si presenta all'analisi, sia dal
punto di vista della posizione storica che da quello della
sostanza espressiva delle opere, carica di antinomie che
soltanto l'eccezionale vigore fantastico e la conseguente
sicurezza formale risolvono alla fine — e talvolta si direbbe in
extremis — in una salda e coerente unità. La sua concezione
dell'arte e del posto che all'artista compete nella società è
indubbiamente contrassegnata dallo sforzo costante di elevarsi
al di sopra della tradizionale condizione artigiana dell'artista
tedesco — tanto legato, ancora in pieno Quattrocento, alla
pratica e alla consuetudine della bottega — e di conferire
all'arte, sull'esempio degli italiani, dignità di scienza
assicurando all'artista lo status del cultore di arti liberali.
Ma d'altronde la tecnica, anzi l'esercizio manuale delle
tecniche incisorie, la sperimentazione continua e sagace delle
possibilità espressive inerenti alle diverse pratiche, la
ricerca stessa di un'estrema finitezza formale preoccupano
costantemente l'artista e lo tengono avvinto, con i legami di un
affetto antico e naturale, alla tradizione artigiana della sua
terra. Una modesta, intensa laboriosità, una dedizione tenace
alla più diligente e scrupolosa manualità convivono in Dürer con
atteggiamenti palesemente umanistici e con una tensione
intellettuale che lo innalzano a teorizzatore della propria
arte. E benché prima di lui un Michael Pacher avesse ricercato,
senza rinnegare le proprie origini, un rapporto altrettanto
profondo con l'arte italiana, spetta a lui solo di poter essere
considerato il più tedesco e insieme il più universale degli
artisti germanici: altrettanto aperto al fascino del
Rinascimento quanto legato alla tradizione 'gotica' del Nord.
Tale bipolarità o dualità di atteggiamento di fronte alla
concezione dell'arte e dinanzi alle due diverse tradizioni che
in lui confluiscono trova. R Salvini, Durer,
Incisioni, 1964