Con ancora Frans molto giovane, la famiglia si trasferisce ad
Harlem in seguito alla conquista della sua città natale da
parte degli spagnoli. A 27 anni è membro della Gilda di S.
Luca, la Sint-Lucasgilde, una delle più autorevoli
associazioni artistico-artigiane di Anversa e dintorni, che
si estende a Leida, Utrecht e Delft. Fonti ben affermate ci
danno notizie sulla sua formazione artistica presso lo
studio del pittore fiammingo Karel van Mander, ma nessun
carattere distintivo di quest’ultimo viene riconosciuto
nelle opere di Hals, né nei primi lavori, né in seguito,
dove si riscontra un rapido sviluppo attraverso
un'eccezionale consapevolezza della propria natura poetica.
L’opera che lo porta alla celebrità è il “Banchetto degli
Ufficiali della milizia di San Giorgio ad Harlem”, una tela
di 175 x 321 cm, datata 1616 e dipinta su commissione del
quartier generale della milizia stessa. Per un certo periodo
risulta essere militante nell’esercito negli anni delle
insurrezioni. È questo, per lui un periodo molto difficile
perché, schiacciato da esigenze di carattere economiche, è
costretto a chiedere aiuti ed a non onorare i propri debiti,
dovendo per questo scontare anche la prigione. Uscito dal
carcere, deve subire, nel 1616, il dolore per la perdita
della moglie Anneke Hermansz. Nonostante il suo nuovo
matrimonio, celebrato l’anno seguente con Lysbeth Reyniers,
Hals continua con la vita sregolata, dandosi all’alcool e
girovagando presso ambienti malfamati. Tutto questo porta a
pensare che i soggetti delle sue opere, non raffiguranti
aristocratici e alti prelati, siano presi da scene di vita
quotidiana vissuta in quegli ambienti. Nonostante tutto
questo, Hals rimane pur sempre una rispettabile persona e,
nel 1664, viene nominato presidente dell’importante
Corporazione dei Pittori di Harlem. Morirà nel 1666 ad
Harlem.
Bibliografia:
"Frans Hals",
Franco Bernabei,
Sadea, Firenze 1969.
"Classici dell'Arte - L'opera completa di Frans Hals",
Milano, Rizzoli, aprile 1974.
"Presentazione di Claus Grimm": apparati critici e
filologici di E. C. Montagni