Ecco il ritratto del tuo devoto Ruyll, / o Haarlem,
del tuo eroe, del tuo sostegno e pilastro / della pace
nel tempio, naturale come se fosse vivo, / grazie a Hals,
il cui pennello scivola magistralmente / dentro e fuori
[...].
arnold moonen, versi su un ritratto - ora
disperso - del predicatore Jan Ruyll (1680), in Poezij,
Amsterdam 1700
Nei lavori di Frans Halls [sic] il ritrattista
potrà studiare la composizione di un viso, i lineamenti
ben collegati, quali il pittore li ha espressi ;da
ciò deriva quella potente definizione della natura
individuale che è così rimarchevole nei suoi ritratti e
che non si ritrova in pari grado in alcun altro pittore.
Avesse aggiunto a questo l'aspetto più difficile
dell'arte, una pazienza nel finire quanto egli aveva
tanto correttamente abbozzato, a giusto diritto potrebbe
pretendere il posto che, tutto considerato, Vandyck
[sic} così giustamente occupa come primo fra i
ritrattisti.
joshua reynolds,
Discourses on Art (1774), San Marino (Cai.) 1959 (a cura
di R. R. Wark)
È a Haarlem che un pittore in cerca di lezioni belle e
vigorose deve concedersi il gusto di vedere Frans Hals.
Dappertutto, altrove, nei musei e nelle collezioni francesi,
nelle gallerie o nelle raccolte olandesi, l'idea che ci si fa di
questo maestro — brillante ma di consistenza ineguale — è
attraente, amabile, spirituale, parecchio futile, ma non vera ne
equa. [...] Hals non è che un pratico [...]; però, in quanto
tale, appare di sicuro uno fra i maestri più abili ed esperti
che siano mai esistiti, da qualunque parte, anche in Fiandra,
nonostante Rubens e van Dyck, e anche in Spagna, nonostante
Velàzquez. [...] [Banchetto degli ufficiali della milizia di
San Giorgio, 1616; Haarlem, Frans Halsmuseum.] Il suo primo
grande dipinto. [...] La pittura è forte di tonalità e accesa
per principio ; il modellato, declamatorio e penoso; le mani
sono grevi; i neri, male intesi. Con tutto questo, l'opera è già
molto espressiva [...]. Ecco lo Stato maggiore della milizia
di Sant'Adriano [1633; Haarlem, Frans Halsmuseum] :la sua
opera fondamentale, assolutamente bella; non la più emozionante,
ma la più realizzata, la più ricca, la più sostanziosa, la più
sapiente. Qui, nessun partito preso, nessuna preoccupazione di
collocare le figure in modo che abbiano o non abbiano aria
attorno, che le valorizzi uno spazio all'ingiro. Non una viene
evitata delle difficoltà di un'arte che, se bene intesa, le
accetta e le risolve tutte. Forse, prese una per una, le teste
appaiono meno perfette che nel gruppo immediatamente anteriore
[Banchetto degli ufficiali della milizia di San Giorgio,
1627; ibid], meno intense dal lato spirituale [...].Un
senso immediato della sostanza delle cose, una misura senza il
minimo sgarro, l'arte di essere precisi senza spiegare troppo, e
di far capire tutto con semplici accenni, di non omettere nulla,
sottintendendo però quello che è inutile ; il tocco spedito,
pronto e rigoroso; la parola giusta, e nient'altro che questa,
trovata d'acchito e mai aggravata da sovrappiù, niente di
turbolento o di superfluo; altrettanto gusto che in van Dyck,
altrettanta abilità che in Velàzquez, con centuplicate le
difficoltà a causa di una tavolozza infinitamente più ricca :
perché, invece di ridursi a tre toni, è l'intero repertorio dei
toni conosciuti — queste, all'apice della sua esperienza e del
suo acume, le qualità uniche di questo bel pittore. [...]
Infine Hals vecchio, molto vecchio : ha ottan-t'anni. Siamo nel
1664. Quello stesso anno firma le due ultime tele della serie
[dei ritratti in gruppo], le ultime alle quali abbia posto
mano: il Ritratto di reggenti e le effigi di Rettrici
dell'ospizio dei vecchi [Haarlem, Frans Halsmuseum]. Il tema
coincideva con la sua età. La mano è finita: spalma invece di
dipingere; non esegue, butta giù; le percezioni dell'occhio sono
sempre vive e precise, i colori del tutto sommari. Forse, nel
loro originale comporsi possiedono una qualità semplice e
maschia che rivela l'ultimo sforzo di un occhio ammirevole e
dice l'ultima parola di un'educazione maturatissima. Non si
saprebbero immaginare neri più belli ne più bei bianchi
grigiastri. Il reggente a destra, con la calza rossa che si
scorge sopra la giarrettiera, per un pittore costituisce un
brano impagabile; però non ci trovate dentro più nessuna
consistenza, ne di disegno ne di stesura. Le teste sono
abbozzi, le mani niente, se cercate forme e articolazioni. Il
tocco, se tocco esiste, è gettato senza ordine, un po' a caso, e
non dice più quello che dovrebbe dire. A tale assenza di
qualunque forza espressiva, ai cedimenti del pennello, l'artista
supplisce col tono, che da l'apparenza di esistere a quello che
non c'è più. Mancandogli del tutto la chiarezza della vista e
l'agilità delle dita, è anche più accanito nel far vivere le
cose come astrazioni possenti. Il pittore sembra spento per tre
quarti: gli rimangono, non dico dei pensieri, non direi più
nemmeno un linguaggio, ma sensazioni d'oro. Avete visto Hals
agli esordi ; ho tentato di pre-sentarvelo come era nel pieno
delle forze: ecco come finisce; e se, considerandolo soltanto
agli estremi della sua brillante carriera, mi si desse da
scegliere fra. il momento in cui il suo genio cominciava
a mostrarsi e quello più solenne in cui il talento lo abbandona,
fra il dipinto del 1616 e quello del 1664, non esiterei un
attimo, e beninteso propenderei per il secondo. In questo
momento estremo, Hals è un uomo che sa tutto, perché nel corso
delle sue difficili imprese ha imparato tutto. Non esistono
problemi pratici che non abbia affrontati, sbrogliati, risolti,
ne esercizi pericolosi a cui non si sia abituato. La sua rara
esperienza è tale che sopravvive quasi integra al disfacimento :
si rivela ancora, e perfino più forte in quanto il grande
virtuosismo è svanito. Però, visto che non è più se non l'ombra
di sé stesso, non credete che sia troppo tardi per consultarlo?
L'errore dei
nostri giovani colleghi [gli Impressionisti] non è, a vero dire,
nient'altro che un errore di opportunità. Quali che siano la
sorprendente presenza di spirito e la vigorosa vitalità di
questo genio spirante, per quanto rispettabili gli ultimi sforzi
della sua vecchiaia, dovranno convenire che gli esempi d'un
maestro di ottant'anni non sono i migliori da seguire.
eugéne fromentin,
Les Matires d'autrefois, Parigi 1876
[...] c'è qua [nel Rijksmuseum] una tela (finora
sconosciuta per me) di Frans Hals e P. Codde [la Compagnia
del capitano Reynier Reael\, con circa venti ufficiali a
figura intera. Hai mai notato che da sola – che un solo dipinto
– si merita il viaggio ad Amsterdam, ben più di qualsiasi altra,
per un colorista. C'è dentro una figura, quella dell'alfiere,
all'estrema sinistra, proprio contro la cornice : questa figura
è in grigio, dalla testa alla punta del piede, e dovrei
chiamarlo grigio-perla – di uno speciale tono neutro:
probabilmente, il risultato di arancione e blu combinati in
maniera tale da neutralizzare qualunque altro colore; variando
questo tono di base, qua facendolo un po' più luminoso, là un
po' più scuro, è come se tutta la figura fosse stata dipinta
con un unico grigio. Però gli stivali di cuoio sono di un
materiale diverso da quello delle uose, che a loro volta sono
differenti dalla stoffa dei calzoni, che sono differenti dal
farsetto — rendendo un materiale sempre diverso, molto diverso
in quanto a colore, eppure tutto di una stessa famiglia di
grigio. Ma, aspetta! Ora, in quel grigio lui ci mette del blu e
dell'arancione, e una punta di bianco ; il farsetto ha ornamenti
satinati di un blu celestialmente tenero, asta e bandiera
arancioni, il goletto bianco. Arancione, bianco, blu — dato che
allora quelli erano i colori nazionali — : arancione e blu a
fianco a fianco, la più splendida armonia di tinte, su un fondo
di grigio, sapientemente mescolati unendo soltanto quei due
[colori]: li chiamerei poli elettrici (beninteso, parlando di
colori) tanto si annullano l'uno l'altro accanto a quel grigio e
a quel bianco. In più, si trovano nella tela altre armonie di
arancione contrapposte ad altri blu, e ancora i più bei neri
contrapposti ai più bei bianchi ; le teste – intorno a venti,
sprizzanti vita e spirito —, e una tecnica ! e un colore! e i
corpi di tutta questa gente superba a figura completa. Ma quel
personaggio in arancione bianco blu, nell'angolo di sinistra...
Raramente ho visto una figura più divinamente bella. È unica.
Delacroix ci sarebbe impazzito, impazzito per sempre [...].
vincent Van Gogh, lettera al fratello Theo, da Amsterdam,
1885
In Frans Hals tutto è spontaneo, niente è meditato o
intenzionale, niente dotto o ricercato. Chi si presentava a Hals
per farsi ritrarre poteva anche vestire l'abito migliore e
mettersi il goletto più caro, ma faceva bene lasciando a casa
ogni vanità. Neppure il signorotto di Heythuysen [Catalogo,
n. 39 ne uscì meglio di quanto meritasse. Hals non si
sforzava di conferire a quei grossi e grassi borghesi un'aria da
eroi o da nobiluomini. Riferendoci ai soggetti di Hals, di
solito pensiamo a figure dall'aspetto sano e robusto; ma, a
guardar bene, si notano anche parecchie figure malaticcie,
perfino visi macerati. Al di fuori della faccia, tutto è
eleganza, ornamenti, disinvoltura. È un prodigio dell'arte che
Frans Hals, quasi ottantenne, abbia saputo offrire alle
reggitrici dell'ospizio di Haarlem, a queste piccole vecchie
signore dal viso appassito e comune, una vita destinata a
protrarsi nei secoli; cosicché, anche se oggi ne ignoriamo i
nomi e non abbiamo un'idea di chi fossero, esse rimangono salde
e importanti nella storia, come sovrani o poeti. Non ci si parli
di psicologia; non si venga a dire che il pittore ha sondato la
loro anima: Hals non ci pensava affatto.. Però la sua visione e
la sua mano erano più forti di quanto egli stesso sapesse o
potesse immaginare; e ciò gli permise di creare un poema nel
quale parlano un'epoca e un popolo. Così, potè realizzare quello
che non era riuscito neppure a Velàzquez. Se l'autore del
presente panorama ha deciso di lasciar da parte i fiamminghi, è
solo perché, parlando anche del Meridione, il compito gli
sarebbe diventato troppo gravoso. Tuttavia, un confronto per
quanto rapido tra Frans Hals e van Dyck si impone, dato che
quasi tutti i motivi per cui si è preferito quest'ultimo al
primo artista sono proprio quelli, a idea nostra, che più
chiaramente fanno risaltare la tempra olandese di Hals : dalla
parte di van Dyck stanno la signorilità, che da noi [in Olanda]
non era di casa, la grazia, il virtuosismo, la preziosità e la
distinzione, tutte cose che a distanza di tre secoli hanno
senz'altro perduto un po' delle loro attrattive ; invece la
salda naturalezza e la genuina semplicità di Hals continuano a
colpire come doti eccelse perfino lo straniero che non conosce
bene il nostro paese ne la nostra gente.
johan huizinga, Hollandische Kutlur des 17. Jahrhunderts
[Civiltà olandese del secolo XVII], Jena 1933 .
Né in Goya né nel Greco c'è niente di così magistrale
e così sconvolgente [come le Reggenti dell'Ospizio dei vecchi
a Haarlem, Haarlem, Frans Hals Museum], perché anche
l'inferno contiene meno terrori della zona intermedia [...].
paul claudel,
Introduction a la peinture hollandaise, Parigi 1935
Egli non descrive i modelli come tanti suoi colleghi
più accurati, non indaga la loro anima come Rembrandt. Hals
dipinge con intuito veloce e sicuro, nel tempo della sua
maturità solo accennando, e così facendo da ai committenti che
ritrae qualcosa del suo proprio temperamento. A. B.
de vries, in Mostra
della pittura olandese del Seicento, Milano 1954
Frans Hals è colui che rappresenta quanto l'occhio coglie,
per così dire, in un solo sguardo. [...] Nelle sue ultime opere,
l'irruenza festosa del primo periodo, in cui risentiva ancora
l'influsso fiammingo, viene sostituita da una sobrietà veramente
singolare di colori e di composizione; l'esuberanza strettamente
esteriore è rimpiazzata – con spirito olandese – dallo studio
penetrante della personalità intima dei tipi raffigurati. Frans
Hals forma, con Rubens e van Dyck, il famoso terzetto di insigni
ritrattisti di origine fiamminga nella prima metà del secolo;
soltanto Velàzquez può essere considerato allo stesso loro
livello. Alla maniera ampia, signorile, saporosa e decorativa di
Rubens, e alla preziosità raffinata, aristocratica e, vanitosa
di van Dyck, Frans Hals contrappone sempre più l'inesorabile
sincerità e l'assoluta franchezza del carattere olandese, in ciò
più affine al grande maestro spagnolo, ma senza l'aristocratico
riserbo schivo di costui. Mentre Hals si diverte ad alternare il
suo impegno di ritrattista degli importanti borghesi suoi
contemporanei, con il piacere di dipingere i suoi figlioli,
giovani pescatori oppure vivaci tipi di popolani, Velàzquez
alterna i suoi rè, principi, principesse e cortigiani, con
buffoni, nani e altre figure di sfondo sulla scena della corte;
può succedere allora che Frans Hals dia libero sfogo al suo
estro spontaneo e al suo piacere di dipingere, e che Velàzquez
dimentichi con rapimento l'analisi sintetizzante dell'anima
umana. gerard
knuttel, in II Seicento europeo. Roma 1956
Hals non perse mai il gusto per la fluidità della
pittura ad olio, e fino al termine della sua vita rimase
inalterata la superba maestria del suo tocco con cui sapeva
disegnare e insieme modellare la forma, definire la struttura e
inventare spazi e superfici.
seymour slive,
Frans Hals, va "Enciclopedia universale dell'arte" VII,
Venezia-Roma 1958
[...]
Hals occupa un paragrafo a sé nel capitolo consacrato al
ritratto. Viene presentato come un approdo, e non come un punto
di partenza. In realtà, si è rinchiuso nei moduli prestabiliti :
tranne qualche eccezione, i suoi ritratti non cambiano l'ottica
di cui si serviva nel secolo XVI un maestro di Haarlem come
Maerten van Heemskerck. I suoi gruppi sono di sicuro articolati
più sobriamente di quelli d'un pittore come Cornelis Anthonisz,
morto oltre un secolo prima che egli venisse al mondo, però la
formula è la stessa. Nei raggiungimenti più liberi, Hals
consegue una vivacità che non era usuale : coglie il fiore delle
espressioni che passano sui visi. Ma è qualcosa di più che il
perfezionamento di posizioni ormai acquisite? Hals ha
deliberatamente consolidato le formule nazionali in un momento
in cui il manierismo stava mostrandone la trivialità ; ha scelto
il cammino della tradizione, il solco un po' ritroso dell'arte
dei Paesi Bassi, tracciando una via trionfale. Grazie a lui, i
borghesi di Haarlem possono rivaleggiare, nei musei, con i rè di
Francia e i lord d'Inghilterra. Per la nuova vitalità che ha
conferito a strutture ormai logore, per la prestanza del colore,
è stato straordinario, portando il ritratto a una libertà fin
allora sconosciuta. Ma questa libertà valeva per lui solo ; non
si poteva trasmettere agli altri.
pierre descargues,
Hals, Ginevra 1963
[...] All'immagine – come Hals l'ha sempre voluta, con
quella brusca immediatezza che ne ha sempre costituito il
fondamento, determinando il rapporto esistenziale, scoperto ed
instabile, con chi la guarda — non competono giudizi morali, e
neppure forzature sentimentali: essa ha solo la sua verità, la
forza della sua evidenza.
franco bernabei,
Frans Hals, Firenze 1969
[...] Abbiamo tentato di valutare la forza d'impatto
esercitata su noi dalla sua pittura, considerando le tradizioni
in cui egli operò e la gamma di possibilità che gli si aprivano
davanti. Lo sforzo non ha fatto che moltipllcare la nostra
ammirazione per l'incrollabile impegno di Hals a una visione
autonoma, che arricchisce la nostra consapevolezza di individui
e aumenta l'attonita riverenza per il vigore sempre crescente
degli irresistibili impulsi che lo mettono in grado di fornirci
una panoramica completa sulle forze essenziali della vita.
seymour slive,
Frans Hals, Londra-New York 1970
[...] la sua attività fu lunga come quella di Verdi, e come
quella di Verdi raggiunse il massimo di vigore nel periodo
finale.
john russel,
"The Sunday Times" 1970