Ma se un singolo, spinto dal suo
genio, abbandona questa via e si incammina per un nuovo
sentiero, sia pure pericoloso, credo che si possa
assistere alla sua impresa, senza volerlo ostacolare a
sassate, e stare a vedere se alla fine non raggiunga
anche il traguardo [...]. I lavori di Friedrich si
differenziano notevolmente da quelli degli altri
paesaggisti soprattutto per la scelta dei soggetti.
L'aria, che sa trattare con mano veramente maestra,
occupa nella maggior parte dei suoi dipinti molto più
della metà dello spazio e spesso mancano del tutto i
secondi piani e gli sfondi, perché egli sceglie soggetti
per i quali non è necessario rappresentarli. Si diletta
a dipingere su-perfici sconfinate. Fedele al vero sin
nel minimo particolare, è pervenuto anche per quanto
riguarda la tecnica artistica a un altissimo grado di
perfezione, sia nei dipinti a olio che nei disegni a
seppia. I suoi paesaggi hanno una religiosità
malinconica e misteriosa. Colpiscono l'animo più
dell'occhio [...]. J.
schopenhauer,
in "Journal des Luxus und der Moden" 1810
Nelle opere del
pittore Friedrich vediamo i paesaggi diventare contemplazione
della vita interiore, allegoria di un anelito comune a tutti, e
significativi custodi delle misteriose rune della natura. Essi
si accompagnano da vicino alla poesia. Il loro significato più
profondo non è la gioia ne la gaiezza, bensì la nostalgia e la
serietà più profonda. È come se dicessero:, una volta fiorì
l'arte, e l'uomo con essa; noi passiamo in fretta, e moriamo, e
lo sguardo d'addio trasfigurato dice il mistero della vita che
abbiamo vissuto, e la speranza che si ricrea in noi; presto la
Morte arretrerà, il labirinto è attraversato, la patria è
vicina.
Nei paesaggi la
vista dell'infinito, per esempio, dell'aria o del mare, desta un
senso di tranquilla malinconia; i limiti segnati dai monti,
dagli alberi, dalle rocce, dagli oggetti vicini, ridestano
invece desideri segreti. Quella sensazione di perderci
nell'infinito, in cui ci sprofonda l'arte, è sempre preceduta da
un desiderio di morte e da un morire intcriore, anche se così
rapido, che talvolta non riusciamo neppure ad accorgercene;
dobbiamo passare al di là, via, per poterci entrare; invece,
laddove l'arte compie il miracolo dell'automoderazione, la vita
si concentra più in se stessa, nella pienezza del bruno e del
verde, dell'oro gioiosamente sparso alla superficie, nella pace
viva della sobrietà; e a questo sforzo la nostra forza vitale
attinge nuove energie per la lotta eterna fra l'infinito, che
come patria la chiama senza tregua a sé, e il limitato e finito,
che deve ancor essere conquistato e afferrato nel suo
significato più vero. O. H.
von loeben,
Lotosblatter. Fragmente von Isidorus, 1817
[...] Qui acclusi, mio caro amico, riceverete i lavori di
Friedrich, ben conservati e sigillati, come sono pervenuti a me.
Mi rincresce molto non potérli vedere insieme; perché la
perfezione è così rara! Al punto che bisogna apprezzarla e
goderne anche quando si presenta nella forma più curiosa
[...]. J. W. von goethe, lettera a Heinrich Meyer, 25 aprile 1812
Poco dopo Runge, un altro artista, anch'egli nato in
Pomerania e vivente a Dresda, di nome Friedrich, è riuscito a
diventare noto e apprezzato: per mezzo di paesaggi dal disegno
straordinariamente pulito, nei quali, in parte col paesaggio
stesso, in parte con le figure, cercò di alludere a concetti
mistico-religiosi. In tal modo, come già è avvenuto al
menzionato Runge, per amore del significato si favorisce in
certo modo lo straordinario, qualche volta persino il brutto.
Perciò anche Friedrich si è scontrato con la disapprovazione di
chi o non capiva o non approvava le allegorie volute dal
pittore; tutti però hanno dovuto ammettere che sa rendere il
carattere di alcuni oggetti, per esempio diversi tipi di alberi,
edifici decadenti e simili, con la massima diligenza e fedeltà
[...]. Il menzionato Friedrich di Dresda è finora l'unico che
abbia cercato di celare nei paesaggi dipinti e disegnati un
significato mistico-religioso. Per il resto si distingue da
quelli che tentano di fare altrettanto con le figure, perché
cerca di imitare non gli antichi maestri, ma direttamente la
natura. Le sue invenzioni hanno tutte quante il non piccolo
pregio di essere ideate da lui stesso; ma poiché le tetre
allegorie religiose celate in aggraziate e belle raffigurazioni
per lo più non sono piacevoli, e Friedrich inoltre o non conosce
o disprezza l'arte della luce, così come nell'impiegare i colori
non si preoccupa di attenuarli e accordarli, i suoi accurati
disegni soddisfano l'occhio più dei dipinti, o per trascurare le
regole dell'arte; Friedrich con tutti i suoi compagni di gusto,
a qualunque settore si dedichino, si trova parimenti in
svantaggio.
H. meyer, Neu-Deutsche
religios-patriotische Kunst, in "Ober Kunst und Alterthum in den
Rhein-und Maingegenden", 1817
Questa natura davvero meravigliosa mi ha commosso
intensamente, sebbene molti lati dell'essere suo mi siano
rimasti oscuri. Egli cerca di esprimere e indicare con fine
sensibilità nei paesaggi quell'atmosfera e provocazione
religiosa, che da qualche tempo sembrano nuovamente scuotere in
maniera singolare il nostro mondo tedesco, e allo stesso tempo
una solenne malinconia. Una simile impresa trova molti amici e
ammiratori e, cosa ancor più comprensibile, molti avversari. La
storia e, più ancora, molti quadri di chiese si sono
completamente dissolti, come spesso avviene, nel simbolismo e
nell'allegoria, e il paesaggio appare più adatto a evocare un
sogno pensoso, un senso di benessere o di gioia per la realtà
imitata, alla quale si unisce da sola un'aggraziata nostalgia e
fantasticheria. Friedrich invece cerca piuttosto di creare un
determinato sentimento, una vera e propria concezione, e
pensieri e concetti fissati entro questa, che si dissolvano
diventando una cosa sola con quella malinconia e solennità.
Perciò cerca di introdurre nella luce e nell'ombra la natura
viva e quella morta, la neve e l'acqua, e parimenti nelle figure
l'allegoria e il simbolo, in un certo senso di innalzare nella
fantasia mediante la chiarezza il paesaggio, che ci è sempre
apparso come un soggetto molto vago, sogno e arbitrio, al di là
della storia e della leggenda. Tale tentativo è nuovo, ed è
veramente ammirevole quanto più di una volta sia riuscito a
ottenere con pochi mezzi. L.
tieck, Eine
Sommerreise, Uranao. Taschenbuch fùr 1834
Questa introduzione deve far notare una sola cosa, che
a questo punto è anche la più palese, e cioè che nella pittura
di paesaggi fu appunto Friedrich che col suo spirito profondo ed
energico e in maniera assolutamente originale mise le mani nella
farragine del quotidiano, del prosaico, dell'abusato e, mentre
lo sopprimeva con la sua aspra malinconia, ne traeva un
indirizzo poetico straordinariamente nuovo e luminoso.
Con questo non
vogliamo mettere in risalto la sua concezione dell'arte del
paesaggio come l'unica vera, ne ancor più come l'unica da
seguire, ma chi vuole e può ancora rendersi conto dello stato di
volgare imitazione cui si era precedentemente ridotta
quest'arte, sentirà che il sorgere di un nuovo indirizzo
primigenio, quale quello apparso a Friedrich, doveva avere un
effetto stimolante e persino sconvolgente su ogni anima
ricettiva. Le parole Voilà un homme, qui a découvert la.
tragèdie du paysage, pronunciate dallo scultore David d'Angers,
egli stesso artista singolarmente poetico, quando Fautore di
questo scritto gli fece fare. la conoscenza dei maggiori lavori
di Friedrich e di Friedrich stesso, potranno sempre essere
considerate caratteristiche per tale effetto.
C. G. carus,
Friedrich, in 'Kunstblatt" 1840
Friedrich abitava fuori città, nel sobborgo di Pirna,
in una casa posta vicino all'Elba, che come la maggior parte
delle case vicine apparteneva a persone di scarsi mezzi.
L'arredamento della sua stanza si intonava assai bene con tali
vicini. Non si vedeva altro che una sedia di legno e un tavolo,
su cui stavano gli attrezzi del suo lavoro. Se veniva a trovarlo
qualcuno che voleva far sedere, portava dalla camera da letto
un'altra vecchia sedia di legno, e se venivano due, un pancone
di legno dal vestibolo accanto alla scala. Perché nella camera
da letto, tranne la vecchia sedia, non c'era null'altro che un
tavolo in condizioni pari a quella, e un letto, su cui era stesa
una coperta di lana. Quando feci la prima visita, eravamo in
tre, perché Hartmann presentò a Friedrich me e il mio amico
Kothe, per cui quel giorno furono messi in esercizio tutti i
mobili che l'artista aveva a disposizione.
In un primo
tempo non mi saziavo di guardare quell'uomo straordinario.
Perché un viso come il suo a quell'epoca non l'avevo ancor
visto, e anche dopo di allora raramente mi capitò di vederlo.
Non era assolutamente quel che si dice bello, piuttosto pallido
e magro, ma ogni suo muscolo formava un energico tratto
caratteristico, che a motivo dello stato d'animo perennemente
immutato aveva lasciato un'impronta fissa. La serietà
malinconica, che si rivelava nei tratti della fronte, era
addolcita dallo sguardo degli occhi azzurri, ingenuo come quello
di un fanciullo; sulle labbra aleggiava alcunché di scherzoso.
In effetti, una curiosa mescolanza di stati d'animo, la serietà
più profonda e lo scherzo più gaio, quale non di rado si trova
nei più grandi malinconici come nei più grandi comici. Perché
tutti sapevano che Friedrich era estremamente malinconico di
temperamento, almeno tutti coloro che conoscevano lui e la sua
storia, nonché il tono fondamentale della sua produzione
artistica [...].
Ma chi vedeva
nel pittore Friedrich soltanto questo lato dell'essere suo, la
profonda serietà e malinconia, lo conosceva solo a mezzo. Ho
conosciuto poche persone che in compagnia d'altri, quando questi
gli andavano a genio, come lui possedessero una cordialità così
serena, e una pari capacità di scherzare. Con l'espressione più
seria parlava e raccontava cose che provocavano negli altri
risate inestinguibili. Dovunque andasse, se la cerchia gli
piaceva, recava serenità e gioia.
G. H. von schubert,
Der Erwerb von einem vergangenen und die Erwartung von einem
kunftìgen Leben, 1855
Friedrich era un uomo fuori del comune. Con la
terribile barba da cosacco e i grandi occhi severi, sarebbe
stato un eccellente modello per un quadro di mio padre,
raffigurante rè Saul, sopra il quale sopraggiungeva lo spirito
irato del Signore. Ma lo animava uno spirito che non era in
grado di far del male a una mosca, e tanto meno di uccidere il
pio arpista David, una sensibilità delicata e fanciullesca, che
i bambini e le nature infantili riconoscevano a prima vista,
tanto che con quelli comunicava volentieri e con fiducia. In
generale era schivo, si ritraeva in se stesso e amava la
solitudine, che col passar del tempo gli divenne sempre più
familiare e il cui fascino egli cercò di celebrare coi dipinti.
Quadri di tal
sorta non si erano mai visti prima, e difficilmente se ne
vedranno, perché Friedrich era più che unico nel suo genere,
come tutti i veri geni.
W. von kugelgen,
Jugenderinnerungen eines alten Mannes, 1870
[...] suoi principi fondamentali sono senza dubbio che
l'artista debba esprimere i sentimenti più pieni e più profondi
del suo cuore, e che tutto ciò che si riferisce alla pittura e
alla composizione in arte debba essere morto e impotente [...].
Ogni suo singolo lavoro si plasma fino a essere un tutto unico;
ne risulta quell'effetto potente che colpisce quando si ha un
po' di familiarità con le sue forme rappresentative,
apparentemente semplici. Per quanto possa sembrare strano, è pur
vero che tutti i suoi paesaggi sono intrisi di religiosità, ed è
proprio il senso profondo dell'amore sconfinato che Dio rivela
nella natura, che lo ha indotto a fare dei paesaggi pale
d'altare.
N. L. Hoyen, in J. L.
ussing, 1872
Resterà sempre importante, perché ha introdotto l'uso
severo di fare studi dal vero coscienziosi. Anche l'alto grado
di bravura raggiunto nei disegni in seppia non è ancora stato
uguagliato. Amava porre alla base delle sue creazioni
artisti-che un pensiero superiore; soltanto quando capì tale
tendenza l'osservatore afferrò il valore dei suoi dipinti.
L. seidler,
in H. uhde,
Erinnerungen una Leben der Malerin Louise Seidler, 1874
Mi sembra che la concezione di Friedrich porti per una
via sbagliata, che al giorno d'oggi può diventare epidemica;
dalla maggior parte dei suoi dipinti traspirano quella
malinconia malata, quell'eccitazione febbrile che fortemente
commuove qualsiasi osservatore appassionato, ma che sempre
produce un sentimento di sconforto. Non è questa la serietà, ne
il carattere, ne lo spirito e il significato della natura, è una
cosa voluta forzosamente. Friedrich ci tiene avvinti a un
pensiero astratto, usa le forme naturali soltanto in senso
allegorico, come segni e geroglifici, che devono avere un
particolare significato; senon-ché, in natura ogni cosa parla
per se stessa, lo spirito, il linguaggio della natura è insito
in ogni forma e in ogni colore. È vero che una bella scena
naturale risveglia anche un sentimento (non pensieri), ma un
sentimento così ampio, grande, potente, gagliardo, che di fronte
a esso l'allegoria inaridisce, diventa piccola e
insignificante.
L. richter,
Lebenserinnerungen eines deutschen Malers, 1885
Se si conosce
l'arte di Friedrich, si scopre il simbolo anche laddove è
seminascosto e meno evidente. Persino nel dipinto del chiaro di
luna nella galleria nazionale di Christiania [Oslo] possiamo
scoprire un pensiero simbolico. Se il disco della luna, che
spunta rilucente dal velo violaceo della notte, inviando i suoi
raggi attraverso lo strato delle nuvole argentee, scintillando e
rifrangendosi sulle onde, è posto esattamente dietro la punta
del campanile, come se fosse questo a rilucere nella notte, ciò
è senza dubbio espressione del sentimento religioso di Friedrich,
del suo pio pensiero, che cioè la "luce del mondo" riluce nelle
tenebre.
A. aubert, Den
nordiske Nafurfelelsé og Joahn Christia» DaM, 1894
La concezione di Friedrich, che ricorda la musica, era
evidente a tutti, come pure la mancanza di una costruzione
conforme ai principi dell'arte. Egli stesso narra come abbia
visto in spirito, a occhi chiusi, il suo quadro, e come abbia
riprodotto sulla tela il prodotto finito in spirito. Non voleva
cucire insieme ogni sorta di schizzi, non voleva inventare il
quadro, bensì sentirlo. E il suo sentimento era veramente
pittorico [...]. Non ciò che raggiunse, ma quello cui tendeva
conquista per lui: l'approfondimento dello stato d'animo, la
raffigurazione rivolta completamente a dare l'impressione della
natura, nella quale per tutto il tempo della sua gioventù non
conobbe rivali in Germania [...]. Tieck era dell'opinione che
Friedrich volesse introdurre nella natura allegoria e simbolo,
in un certo senso innalzare nella fantasia mediante la chiarezza
e l'intenzionalità dei concetti il paesaggio, che ci è sempre
apparso come un soggetto molto vago, sogno e arbitrio, aldilà
della storia e della leggenda. Era difficile fraintendere
maggiormente il pittore. C.
gurlitt, Die
deutsche Kunst des Neunzehnten Jahrhunderts, 1899
Quello che era balenato a Philipp Otto Runge come arte
del futuro, la raffigurazione del paesaggio nel giuoco
eternamente mutevole di luce e aria, si manifesta ora per la
prima volta sul suolo tedesco. Tutte le convenzioni della
precedente pittura di paesaggio, basate sull'accentuazione delle
solide forme naturali, scompaiono. Poiché l'essenziale è rendere
l'atmosfera, la natura nel mutare delle stagioni e delle parti
del giorno, nuovi motivi si introducono nel novero di quelli
raffigurabili, motivi che non erano stati presi in
considerazione da chi era avvezzo a tener conto solo
dell'elemento formale. H.
von tschudi, Die
deutsche Jahrhundert-Aussfellung 1775-1785, 1906
Runge inventa
un nuovo linguaggio artistico; Friedrich ascolta il linguaggio
della natura [...]. L'esigenza di tornare a una natura autentica
è cosa ben diversa dal voler coinvolgere la natura nella grande
arte. Nel secondo caso, la cultura continua ad agire, anche se
combattuta e in molti casi smentita; lo dimostra il fatto che il
paesaggio "assoluto" di Friedrich è ancora in tutto e per tutto
simbolo religioso e nonostante l'ampiezza e la libertà sboccia
su un suolo cristiano. Nonostante la fedele osservazione del
vero nei particolari, Friedrich non riproduce mai la natura
com'è, e neppure come appare allo strumento individualmente
condizionato della sua percezione sensibile; l'occhio dipinge,
in conformità al suo credo, ciò che vede davanti a sé, solo se
vede qualcosa in se stesso: la sua devozione al creato cerca e
trova il proprio simbolo nell'immagine della natura.
R. benz, Die Kunst
der deutschen Romantik, 1939