Alla morte del padre nel 1716, quando Francesco ha
soltanto quattro anni, la bottega d’arte viene ereditata dal
primogenito Gianantonio. Francesco frequenterà quella
bottega e diventerà prima assistente del fratello e poi,
insieme a lui, per un certo periodo, protagonista.
Le prime notizie documentate dell’attività artistica di
Francesco risalgono però al 15/12/1731, dove in un
certificato di testamento del conte Giovannelli, si citano
alcuni quadri dei fratelli Guardi. Dal lato puramente
tecnico, la pittura di Gianantonio, viene stesa sulla tela
con decise pennellate a “strappi”, macchie e sfregature (ad
umido ed a secco) e, questo insieme allo stile, alle
tematiche e ad una parziale incuranza del disegno
accademico, porta Francesco Guardi ad una “pittura
illusionistica”, dove la visione prospettica dei piani viene
affidata al solo peso delle gamme cromatiche ed agli effetti
di luminosità da queste derivati. La sua prima formazione
artistica viene perciò influenzata dal fratello, tanto che
diverse loro opere sono di difficile attribuzione.
Intorno al 1735 si suppone che Francesco lavori come
assistente nello studio di Michele Marieschi,
pittore-architetto vedutista, e rimarrà in quella bottega
fino alla morte di quest’ultimo.
La sua prima opera, firmata e datata, risale al 1740 e
raffigura un santo in adorazione dell’Eucarestia. Negli
anni seguenti la sua pittura prende caratteristiche
sempre più personali distaccandosi ancor più, di come
facesse in passato, dal linguaggio prevalente del periodo,
come quello di Canaletto: nella “Piazzetta verso l'isola di
San Giorgio Maggiore con la base del campanile”, custodito
nella Ca d’oro di Venezia, si percepisce la vibrazione di
una nervosa stesura del pigmento. Morirà a Venezia, nella
sua abitazione, il primo giorno dell’anno 1793. A Francesco
sono state attribuite circa 850 opere.