La massima fioritura pittorica si ebbe, a Basilea, in
seguito al trasferimento da Augusta della celebre
dinastia di pittori Holbein...
È da ritenere una vera calamità, per la città svizzera, che
questo grande pittore, nel quale le tendenze della scuola
svevo-augustea raggiungono la massima perfezione, vi dimorasse
solo fino all'anno 1520, soggiornandovi in seguito poche volte,
per periodi più o meno lunghi, di ritorno dall'Inghilterra. Ciò
nonostante, l'influsso esercitato dall'assiduo artista tramite
le sue numerose opere nel campo della ritrattistica come in
quello della pittura storica e dell'arabesco, con olii o con
affreschi, ma segnatamente coi molti disegni che, fuori dei
generi suddetti, illustrano eventi della vita quotidiana,
rappresentano architetture, recipienti, armi, e sono espressione
del gusto più raffinato e di una straordinaria vivacità, deve
essere stato oltremodo profondo e vario, anche perché i disegni
in questione sono stati largamente usati come modelli da pittori
su vetro, orafi e armaioli.
G. F. waagen,
Kunstwerke und Kunstler in Deutschland, 1845
Tra i pittori nordici di ogni tempo, è Holbein l'unico, senza
eccezione neppure per Dürer, che sia pervenuto a uno stile
affatto libero, sublime, svincolandosi dalle piccinerie e dalle
mancanze di gusto del suo ambiente, interpretando la figura
umana in tutta la sua verità e bellezza. Da molti punti di vista
egli pertanto si pone sullo stesso piano del grande Peter
Vischer, il quale si è del pari slanciato a trascendere le
anguste barbarie dell'arte della patria sua, pur senza perdere
la forza, l'interiorità e la freschezza del genuino maestro
tedesco. Holbein, tuttavia, già nell'arte della città natale
trovò un'atmosfera adatta, improntata a una superiore nobiltà
formale, che egli avrebbe saputo fondere con un più educato
sentimento della natura.
W. LUBKE, Grundriss der Kunstgeschichte, 1868
Qui [Catalogo, n. 29] è raffigurato il Cristo appena
deposto. A mio giudizio, i pittori hanno preso l'abitudine di
rappresentare il Cristo sulla croce come anche dopo la
deposizione, pur sempre col volto straordinariamente bello,
facendosi un dovere di conservare questa sua bellezza anche tra
i più atroci tormenti. Nel quadro ... non c'era però traccia di
bellezza: era quella la vera salma di un uomo il quale aveva
sofferto infiniti tormenti e ferite già prima della
crocifissione, durante la salita al Calvario e nelle cadute,
sotto il peso della croce e sotto i colpi degli aguzzini e del
popolaccio, per sopportare finalmente, durante sei ore — stando
ai miei calcoli -, il tormento della crocifissione. E il volto
di un uomo appena calato dalla croce, che ancora conserva molto
di vivo e di caldo, che non è ancora irrigidito, sicché, morto,
pare ancora soffrire : questo l'artista ha saputo esprimere con
grande maestria. Ma, appunto per questo, il volto non è affatto
risparmiato, tutto è fedele alla realtà, e la salma di un uomo,
chiunque egli fosse, non poteva, dopo simili sofferenze, che
apparire con quell'aspetto. F. M.
dostoievski, in
L'idiota, 1868-69
Holbein raggiunge, come pochi altri maestri della pittura
nordica, una tale perfezione artistica, sia in fatto di
precisione che di dignità formale o di semplice splendore
cromatico, che va posto, sotto questo riguardo, sullo stesso
piano dei coevi italiani, in special modo i maestri lombardi. È
assai probabile che dalla Lombardia gli sia venuta un'influenza
immediata che ne ha favorito lo sviluppo; tuttavia, Holbein non
si può affatto definire come un seguace delle tendenze italiane.
Anzi, la sua concezione dell'arte appare in tutto e per tutto
tedesca.
F. kugler,
Handbuch der Kunstgeschichte, 1872
L'arte di Holbein ebbe inizio dove ebbe termine quella di Dürer.
Holbein diede attuazione pratica a ciò che Dürer aveva intuito
teoricamente, e fin dai primi anni si impadronì di ciò cui Dürer
era approdato soltanto nell'ultima fase del suo sviluppo
artistico, e anche qui solo per approssimazione : il senso della
libertà e bellezza della forma. Non fu l'influsso dell'Italia,
anche se più tardi da questa provengono spinte cospicue, ad
avviare Holbein su tale strada : l'imboccò autonomamente,
seguendo il realismo tipico dell'arte nordica. Dopo Hubert van
Eyck, Holbein è il primo pittore in cui lo sguardo nella
contemplazione della natura non sia turbato dalla bizzarria e
mancanza di gusto del periodo gotico della decadenza. Holbein
vede le cose proprio nella loro essenza, ne arretra di fronte
alle estreme conseguenze del realismo, ricreando la natura fin
nei minimi particolari e impercettibili moti, portando la
tendenza realistica alla massima perfezione possibile.
Tuttavia, il realismo non costituisce l'ultimo, il supremo
obiettivo di Holbein; e neppure la sua vastissima attività di
ritrattista, che per lungo tempo da sola è bastata ad
assicurargli la fama, si fonda unicamente sul realismo. L'occhio
di Holbein è strutturato in modo da permettergli, al pari degli
antichi fiamminghi, di percepire con la massima acutezza tutti i
particolari della natura; in pari tempo, però, assai meglio dei
fiamminghi, Holbein sa fare un passo indietro, per vedere ciò
che va raffigurato non soltanto nei particolari, bensì anche
come insieme organico. Sicché, per lui si da una verità più alta
di quella consistente in una perfetta resa dei singoli fenomeni,
e Holbein supera l'abisso che altrimenti l'arte nordica si apre
tra il caratteristico e il bello. Senza aver seguito gli
approfonditi studi teoretici dì Dürer, e, per esempio, senza
nulla sapere di anatomia, solamente grazie al proprio occhio di
artista, Holbein si impadronisce delle leggi dello stile,
dell'eleganza della linea, della tecnica del modellato quali
erano state sviluppate dal Rinascimento italiano. Le figure
grevi, atticciate delle sue prime composizioni fan posto a
immagini nobili, slanciate. La maestria formale si sposa fin
dall'inizio allo splendore cromatico e, laddove Dürer tratta il
colore semplicemente quale un'aggiunta variopinta, sfavillante,
un piacere per l'occhio, i dipinti di Holbein sono
immediatamente concepiti in termini coloristici.
woltmann,
Holbein und seine Zeit. Des Kunstlers Familie, Leben und
Schaffen, 1874-76
Holbein si accinge all'opera ... senza accentrare l'attenzione
soltanto su ciò che seduce i sensi, oppure sull'appariscente, il
grandioso e il commovente; nel ritratto, egli ha di mira il più
fedele, il più perfetto adeguamento al carattere e agli aspetti
obiettivi. Di conseguenza, la figura si presenta di solito
eretta, in atteggiamento naturale; lo sfondo non è che una
superficie verde cupo, e tutto, anche per quanto attiene
all'abbigliamento, è eseguito con la massima cura e precisione.
Impossibile negare che, se il ritratto è un genere pittorico a
sé stante, questo di Holbein può ben definirsi il metodo
migliore, anzi l'unico adatto.
F. von schlegel,
Ansichten und Ideen von der christlichen Kuast, 1877
Quando penso a Holbein, mi immagino uno di quei giganti del Nord
che hanno condotto le razze germaniche all'assalto del mondo
latino... Mai campione dell'arte è stato armato come Holbein per
sfidare l'Italia in tutti i generi e su tutti i terreni.
J. rousseau,
Hans Holbein, 1883
Dürer fu l'ultimo pittore della scuola tedesca e insieme il
massimo degli artisti del Medioevo; Holbein fu il primo e il
maggiore di coloro che subirono in tutto e per tutto le nuove
influenze, di arte e di vita, giunte in Germania da oltralpe ...
fu il primo dei pittori dell'Europa settentrionale a essere
'moderno' nell'accezione odierna ... Tra le caratteristiche di
Holbein erano serenità ed equilibrio ... Nelle sue opere, il
realismo toccò vette altissime e insieme di grande nobiltà. Il
diletto che gli veniva dalla natura trova espressione in tutto
ciò che faceva: osservatore minuzioso, ricavava grandissimo
piacere dal riprodurne le molte bellezze fin nei più minuti
particolari;
ma, in pari tempo, dalla sua opera spira una sincera gioia di
vivere e una simpatia partecipe di tutte le cose del mondo
circostante, animate e inanimate. Pensieri filosofici e
sottigliezze teologiche lo lasciavano indifferente. Vero figlio
del Rinascimento qual era, Holbein ne divenne tuttavia uno degli
artisti più originali. La sua forte personalità improntava di sé
tutto quanto sfiorava... In entrambe le città [Basilea e Londra]
fu maestro insuperato da tutti gli altri pittori. La sua arte si
sviluppò con lunghe linee personali e originali fino a
raggiungere quella imponenza stilistica che costituisce il
tratto forse più pregnante di tutto ciò che dalle sue mani è
stato creato.
G chamberlain,
Hans Holbein the Younger, 1913
Importanza decisiva ai fini della sua arte ebbe raffermarsi
delle arti applicate. Figlio di Augusta, Holbein possedeva per
retaggio familiare quella sottile sensibilità estetica verso la
forma che era mancata alla generazione precedente, quella di
Dürer. Holbein fu forse il primo artista tedesco di gusto :
amò il
valore materiale delle cose, i nobili metalli, i tessuti
preziosi, la vita lussuosa di uomini e donne fuor dal comune. Il
suo interesse per le arti minori indicò all'artigianato tedesco
la strada di una fiorente attività al servizio delle necessità
quotidiane di uomini raffinati... All'ambito specifico dell'arte
applicata appartengono, nell'opera di Holbein, gli schizzi e gli
abbozzi per orafi e pittori su vetro, i lavori per la produzione
libraria e i dipinti parietali di Lucerna, Basilea e
Londra. U
christoffel, Hans
Holbein der Jungere, 1924 (1950)
Il mondo
della fede medievale giaceva assai distanziato alle sue spalle,
e così il mondo della fantasia popolare. E neanche alla Riforma
partecipò. Spalla a spalla con gli umanisti, lottò contro la
corruzione mondana ed ecclesiastica;
tuttavia era al di là dei suoi orizzonti prefigurare in arte,
sull'esempio di Dürer, un nuovo mondo di sacri sentimenti.
Quest'uomo, dal risoluto indirizzo classico, dotato dalla natura
di altissime qualità artistiche, fu offerto all'arte tedesca
nell'ora in cui era divenuta una necessità storica la fusione
con il Rinascimento : non più meramente italiano, ma potenza
nella cultura europea. Sembrò intenzione del destino fare di lui
la guida e il sovrano; e tuttavia, ciò non accadde. Nell'ambito
suo personale, con sicurezza congeniale, Holbein compì una
sintesi necessaria: la quale però assurse a evento universale
soltanto in forma assai confusa. La vita di Holbein, tanto
inquieta e discontinua quanto perspicuo e fermo fu il suo
sviluppo interiore, basta di per sé a renderne chiaro il limite
esterno: la confusa difformità delle condizioni tedesche. La
Germania poteva, sì, produrre questo genio, non però mettergli a
disposizione un ambito libero in cui dispiegare le proprie
forze. G Dehio, Geschichte der deutschen Kunst,
1926
Se si paragonano due ritratti, il primo di Joos van deve,
conservato a Hampton Court, di poco antecedente, al secondo di
Holbein, si ha l'impressione che Enrico [Vili], prima
dell'arrivo di Holbein, non avesse il gusto di vestirsi bene.
Camicia e giubba sono troppo bassi, con le pieghe disordinate:
il berretto è calzato di sbieco, col risultato di esporre al di
là del dovuto fronte e tempie, e così far apparire ancora più
tozzo e informe il volto grasso del rè. Invece di valorizzare al
massimo ciò che ha a disposizione, deve abbellisce i tratti
tipici del sovrano fino a renderli irriconoscibili... Il fatto
che Holbein fin dall'inizio, anziché attenuare la taurina
solidità di Enrico, ne abbia sottolineato la potenza e la forza,
gli deve aver assicurato la gratitudine del sovrano.
W. stein,
Holbein, 1929
II nostro Raffaello è stato Hans Holbein, la sua Camera della
Segnatura fu la Grossratssaal di Basilea, che tuttavia venne
demolita, per cui nulla rimane dei dipinti parietali, escluse
alcune teste, bozzetti e copie. Chi visita il museo basileense
di solito passa di fretta davanti a questi resti e ai dipinti su
tavola di Holbein; in questo modo si ha un'immagine assai
lacunosa dell'essenza di Holbein pittore. Il quale fu — alle
soglie del mondo moderno — il nostro unico, grande affrescatore.
waetzoldt,
Hans Holbein der Jungere. Werk und Welt, 1939
La libertà intcriore di Holbein ha prodotto un frutto
particolarmente prezioso: egli è l'unico tra i pittori coevi che
abbia preso veramente sul serio la donna quale personalità
psichico-intellettuale, osservandola e rappresentandola con la
stessa attenzione che riservava all'uomo. Per tutto il resto, è
questa un'epoca assai 'maschile': lo spirito, lo cerca soltanto
nell'uomo, ed è nei ritratti maschili che riesce a
cristallizzare la inconfondibilità dell'io nei suoi caratteri
più pregnanti, mentre l'immagine della donna, di regola, sfugge,
scade nell'anonimato. È solo Holbein, in verità, che sottrae
l'io femminile all'anonima universalità. W.
hager,
Meisterbildnisse der Durerzeit, 1940