Certamente Lorrain
assimila le tendenze provenienti dai due principali
filoni di linguaggio. Nel 1626 Lorrain ritorna nella sua
terra, in Lorena, per lavorare come apprendista presso
lo studio di Claude Deruet per poi ritornare di nuovo a
Roma, dove si stabilisce in modo definitivo, fino al
1682, anno della morte. Tutta la produzione del suo
periodo giovanile è andata perduta. Le opere "datate"
iniziano a partire dal 1630.
Tra le più antiche che si conoscano c’è il “Paesaggio
con i marcanti”, attualmente custodito alla National Gallery
of Washington. Dagli fine degli anni trenta in poi, tutto viene
ampliamente documentato dal suo “Liber Veritatis”
(una raccolta di 195 disegni con le riproduzioni dei
lavori dell'artista a partire dal 1639, redatto dallo stesso
Lorrain per la tutela dei propri dipinti)
dove,
oltre alle opere realizzate, vengono riportate le fonti
delle committenze. Un vero e proprio prezioso diario che
permette una meticolosa ricostruzione dei suoi rimanenti
cinquant’anni di vita artistica. Dalle sue opere risulta
evidente che Lorrain conoscesse profondamente la pittura del
Cinquecento relativa al paesaggio, e quella a lui
contemporanea, ma vi sono in lui altre peculiarità per cui
viene collocato al di sopra di una realizzazione
paesaggistica di “maniera”.
Il “Paesaggio fluviale con un
arco di roccia” con la sua sintesi coloristica e
compositiva, denota un'assoluta padronanza della pittura
paesaggistica. Ma nelle opere: “Paesaggio con danza di
contadini” (Louvre di Parigi), “Paesaggio con satiro
danzante e figure” (Museum of Art, Ohio), “Porto con lo
sbarco di Cleopatra a Tarso” (Louvre, Parigi), realizzate
rispettivamente nel 1639, 1641 e 1642, si evidenzia una
luminosità molto più sapiente, in cui la luce dà alla natura
e alle figure umane un vigoroso accento poetico, con patine
di gradevole morbidezza. Sono questi gli elementi che
rimarranno sempre presenti anche nelle opere degli anni che
verranno: si pensi alla “Marina con Bacco ed Arianna” (1656, Arnot Art Museum, Elmira nello stato di New York) o al
“Paesaggio con figure danzanti” (1669 Ermitage, Leningrado),
quest’ultimo, un tema molto caro al Lorrain, che ripete
molto spesso fino a questa data. Di sovente, si inserisce
nel filone classicistico che richiama la pittura di Poussin,
pittore francese anch’esso trapiantato nella capitale
italiana, di cui il Lorenese subisce sicuramente
l’influenza. È importante rilevare, oltre agli elementi che
avvicinano i due artisti, quelli che li distanziano: in
entrambi si denota una spiccata attenzione verso la tematica
paesaggistica, integrata con elementi della tradizione
classico-mitologica e biblica, con la presenza figure che
completano l’insieme, tuttavia Poussin dà alle figure
un'importanza di rilievo e nei suoi cieli l’effetto della
luce dà un senso di forte stilizzazione, senza un solido
amalgama cromatico.