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Lorenzo Lotto: Deposizione
Rimasta in quella chiesa anche dopo la completa ricostruzione della stessa, avvenuta nel 1759, fu trasferita nella pinacoteca nella seconda metà dell'Ottocento (certamente in un periodo compreso tra il 1861 e il 1892). Si presuppone che la pala in esame sia stata l'ultima opera riferibile al soggiorno marchigiano, poiché – a questo – seguì immediatamente la pausa romana. A differenza dell'opera precedente, qui si respira in pieno la lezione della pittura raffaelliana, non inquinata da elementi stilistici contrastanti di grande rilievo (si veda la descrizione della Trasfigurazione, pagina precedente) e si può certamente affermare che questa tavola costituisce un chiaro omaggio al Sanzio: non c'è dubbio infatti che l'artista si sia rifatto alla Deposizione (Pala Baglioni) della Galleria Borghese (1507). Permangono, tuttavia, alcune reazioni personali alla lezione dell'urbinate che però non riguardano la struttura spaziale. A proposito dell'opera in esame i critici scrivevano: Pallucchini, nel 1965-65: "il civilissimo equilibrio raffaellesco s'incrina in un'agitazione sentimentale popolaresca". Pignatti, nel 1953, parlava di una volumetria armoniosamente conclusa in termini di sferica geometria e, allo stesso tempo, delicatamente definiti con un tratto più dolce ed un cromatismo che da cristallino e squillante diventava ..... diventa "più trasparente e più dolce tanto da apparire improvvisamente imbiondito e sfumato"
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