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La critica del 1900 su Andrea Mantegna
(citazioni tratte dai "Classici dell'Arte", Rizzoli
Editore)
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Pagine correlate:
Biografia e vita artistica
Le opere - prima
serie
Le
opere - seconda serie -
la bibliografia
Hanno detto sul Mantegna
... Negli affreschi della chiesa degli Eremitani il ragazzo
diciottenne ... è il primo e il più grande degli
pseudoclassicisti, e, mentre egli guarda inferiormente a un
mondo di sua propria creazione, questo distacco dall'umanità
è il solo a rendere possibile l'immacolatezza del disegno.
(P. Handy)
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È
perfetto, con una simmetria piuttosto stretta, con tendenza
all'idea di bassorilievo scolpito, adottato apertamente in
alcune delle sue tele : Il disegno è perfettamente
raffinato, mai plastico a pieno rilievo; i colori stimolano
per il contrasto sottile piuttosto che commuovere per la
profondità- Le sue scene religiose sono prive di
compassione, i protagonisti distanti da noi nella loro
orgogliosa austerità, benché le loro sofferenze siano
tracciate con precisione paurosa. E così è nell'ultima
grande serie, i Trionfi di Cesare, a Hampton Court,
che il suo genio tocca la piena espansione.
Il suo stesso
orgoglio trova il suo ritmo più geniale nel fasto di una
processione vittoriosa, e questa serie di nove pannelli, una
delle più accurate ricostruzioni, è forse la più commovente
espressione di quel sogno di romana grandezza che continuò a
ossessionare gli artisti d'Europa per oltre tre secoli.
P.
hendy,
The Isabella Stewart Gardner
Museum. Catalogue of the Exhibited Paintings and Drawings,
1931
... il Mantegna, per il quale il risultato formale, l'arte,
nascono come è evidente da una serie di premesse
sistematiche, da una rigorosa, selezionata, convinta 'poetica',
tanto che, fuori dalla poesia, non è dato incontrare nella
sua opera episodi di passionalità non sorvegliata, slanci
sensuali o naturalistici o descrittivi che lo trascinino
fuori della 'forma' ... è il più consequenziale e
sorvegliato artista del '400. C. L.
ragghianti, "Critica d'arte", 1937
... [negli affreschi della cappella Ovetari] la conquista
delle forme intese plasticamente e dell'ambiente inteso
geometricamente si risolve al di là di ogni suggestione
scientifica, nella traduzione, e quindi nel superamento
della forma per mezzo del colore costruttivo, e della
prospettiva lineare per mezzo di quella aerea. E così nasce
l'arte moderna ...
Spirito logico, fatto per trarre dalle esperienze del
rinascimento, che erano le più alte, le massime conseguenze,
se attraverso ad esse seppe in breve tempo superare il
tritume disegnativo, residuo della tradizione gotica,
prediletta nella sua terra, seppe d'altro canto valersi
delle leggi della prospettiva, intese anch'esse, quale fu
sempre, al dire di Baudelaire, la buona retorica per i veri
poeti, al fine di ottenere ritmi più ampi e più conseguenti;
armonizzando dapprima quadro con quadro, poi interi cicli di
pitture ... G. Fiocco, Mantegna, La cappella Ovetari
nella chiesa degli Eremitani, 1946
... Il genio del Mantegna esplose con una violenza
straordinaria : a seguirne lo sviluppo sulle pareti della
cappella Ovetari ... si ha l'impressione di una sensibilità
pronta ad assimilare tutti gli apporti in unità di stile
precisa e categorica : egli accoglie e fa sue tutte le
conquiste della Rinascenza toscana, filtrandole attraverso
una coscienza umanistica che si chiude in un rigore
archeologico, accettando in pari tempo i primi echi
ferraresi dello spazio misurato da Piero ed il naturalismo
di un Roger van der Weyden. Quel che più stupisce in
Mantegna è la creazione di un linguaggio plastico di una
logica quasi spieiata ... A metà Quattrocento il Veneto, e
con il Veneto l'Italia settentrionale, nella cappella
Ovetari trova un punto di riferimento che sarà normativo per
lo svolgimento di una cultura artistica in senso nuovo,
rigorosamente umanistico, basata sull'esperienza della
Rinascenza toscana. R.
pallucchini, La
pittura veneta del Quattrocento, 1946-47
... I marmi antichi gli rappresentavano un tipo di bellezza
nobile, incorruttibile, perenne; e il suo fervore per essi
venne felicemente a innestarsi sull'impostazione scultorea
che Donatello aveva dato alla nascente scuola pittorica
locale. In realtà, senza l'insegnamento toscano, gli sarebbe
mancata la forma in cui esprimere la sua visione.
Dall'insegnamento toscano gli derivò la nervosità del
contorno e la solidità dell'impianto. E come i toscani seppe
essere semplice e monumentale, quando guardò alla natura
L.
vertova, Mantegna, 1950
... Mantegna e Durer, con intenzione e risultato diverso,
hanno sempre un vago sentore di compromesso, sia pure
altissimo, classico-romantico. M.
marangoni, Saper
vedere, 1950
... Qual era lo scopo che si proponeva il Mantegna? Oggi,
parlando di prospettiva, dopo che Cézanne e i suoi
successori hanno operato la dissoluzione della sua struttura
classica, il darne un'idea esatta appare così privo
d'interesse che difficilmente comprendiamo come essa potesse
allora costituire la finalità precipua di un giovane artista
... Il Mantegna faceva parte della piccola cerchia di tali
pionieri; e anzi, secondo il Lomazzo, ebbe persino in animo
di scrivere un trattato sulla prospettiva. Del resto, è
attraverso l'impostazione prospettica che in questi
affreschi [della cappella Ovetari] tutti gli spettatori
portano nella composizione la loro presenza, la loro
bellezza e giovinezza, assumendo però nel contempo
un'importanza nuova. Possiamo considerare tutto ciò il
risultato di una logica responsabilità, dato che essi
occupano quel posto che fu loro assegnato secondo necessità.
In essi non vi è dunque nulla di casuale, e la loro presenza
ha funzione chiarificatrice delle norme che regolano l'arte
. E Tietze Mantenga 1955
Fu ... la ricerca di un equilibrio antico, la nostalgia per
un'umanità eroica e composta, a trarlo su altra via da
quella percorsa dai ferraresi, e la sicura valutazione del
senso dell'individuo entro il sistema di storicizzazione che
egli andava tentando, a salvarlo da quegli eccessi di
sfoggio culturale insorti nel suo tempo e nel suo ambiente,
quali il Sogno di Polifilo. E fu proprio l'indagine del dato
reale l'antidoto per il Mantegna all'erudizione e alla
retorica : alla base della costruzione delle sue immagini è
sempre un esame analitico addirittura minuzioso delle forme
naturali. Il processo di astrazione di quei piani e di quei
profili che le determinano, bloccandone ogni movimento e
ogni divenire, è scoperto nella faticosa elaborazione; e
l'immagine, per la meditata evidenza della sua genesi,
risulta tanto più potente. R.
cipriani, Tutta
la pittura del Mantegna, 1956
[La Camera degli Sposi:] questo ritratto suddiviso in alcuni
grandi riquadri, anzi questo romanzo narrato in alcuni
capitoli, in cui tutti i Gonzaga, principi, donne,
adolescenti, giovinette, prelati, entrano come personaggi,
con i loro pensieri politici e i loro piaceri. Si ammira
un'arte di psicologo sommo, che penetra nelle anime, le
distingue sui volti, ma lasciandole integre. ... G
Piovene,
Viaggio in Italia, 1957
... Una classicità ... che le leggi nuove della prospettiva
e dell'armonia compositiva rendono attuale, in cui ogni
tensione drammatica si equilibra in serena solennità, e che
l'animo appassionato del Mantegna scioglie da una formale
aridità marmorea. P.
lecaldano, I
grandi maestri della pittura italiana del Quattrocento, 1957
Il periodo
padovano del Mantegna, quello della prodigiosa giovinezza, è
tutto dominato dagli entusiasmi per il linguaggio
rinascimentale, allora una novità per l'ambiente padano, e
dalla volontà di assimilarlo; ebbrezza di riconoscere la
verità naturale soprattutto nei suoi aspetti volumetrici,
secondo i suggerimenti e gli esempi dell'antichità.
L'istanza realistica e quella culturale in funzione una
dell'altra : realismo archeologico. E anche quando
l'archeologia non è nel tema stesso o negli episodi o
ornamenti che, magari anacronisticamente, il pittore
v'introduce, egli si studia di archeologizzare la sua
rappresentazione proprio mediante l'accentuazione, talora
esasperata, della plasticità ... Onde il fascino arcano di
quelle opere aspre, imperiose e conturbanti. L.
coletti, La
Camera degli Sposi del Mantegna a Mantova, 1959
... C'è ... il Mantegna che cava i suoi personaggi da
blocchi pietrigni delle' cave che ama rappresentare nei suoi
quadri come simbolo delle sue preferenze, non soltanto nella
Madonna delle Cave, ma anche in uno scomparto della
Camera degli Sposi, ma c'è anche il Mantegna che evade da
ogni forma rinascimentale nel senso toscano, per
rappresentare in primo piano figure dimezzate, quasi ad
indicare illusionisticamente la direzione della scena, come
i maestri fiamminghi ai quali pure rimanda la eccelsa e
folta rappresentazione delle città sul crinale del monte ...
Queste architetture dei fondi del Mantegna andrebbero quindi
isolate e studiate anche in rapporto al formarsi in Vicenza,
cioè nel contiguo territorio padovano, di quella
architettura di intonazione classicheggiante che ha nel
Palladio il suo più grande interprete, ma: nel Mantegna il
prologo eccitante. S.
bottai "Arte
veneta” 1961
La critica
antecedente al novecento
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