Tutti sanno, per esempio, che se Paolo Uccello non si
fosse affaticato nella prospettiva come arte avrebbe
tuttavia continuato la tradizione dei coloristi gotici.
Ora se i suoi quadri così affannosamente prospettici ci
danno un senso di colore che nessun gotico e nessun
fiorentino della corrente masaccesca ci darebbe, vuoi
dire che la prospettiva gli serviva ad intenti
coloristici. Quando poi si pensi all'effetto coloristico
della tarsia in genere e si ponga questo in relazione
prima con la frase di Donatelle a Paolo Uccello, che la
sua prospettiva poteva servire solo a chi lavorasse di
tarsia, poi con l'effetto di vero intarsio policromo che
tutti riconoscono nella Battaglia di San Romano
gl'intenti prospettico-coloristici di Paolo Uccello
appariranno chiari.
D'altra parte a chi ha senso di che
sia colore, il colorismo appunto di Paolo Uccello appare
come lo sviluppo in superfici prospettiche delle
vaghissime tinte gotiche : e nella Battaglia di San
Romano gli appare tanto ammirabile il bassorilievo
entro cui sciano i cavalli di alabastro sfaldato, in cui
s'incassano le aste e i riquadri dei prati, i finimenti
a zone e a borchie, quanto la sostanza stessa
dell'alabastro, dell'avorio, della cera rossa, del verde
lustro e grasso, delle fasce azzurre decorate d'oro.
Così Paolo Uccello giungeva di nuovo
all'intarsio che nel colore equivale al tappeto; ma non era più
il tappeto bizantino steso su forme incorporee superficiali, ma
il tappeto che zonava di colore le superfici di forme vieppiù
lontane riportate a galla dalla prospettiva. Era per la prima
volta, per quanto segmentato, frammentato e toppato il
sintetismo prospettico di forma-colore. R.
longhi, Piero dei
Franceschi e lo sviluppo della pittura veneziana, in "L'arte",
1914
...
Paolo Uccello, per il primo, pare voler cogliere la relazione
misteriosa esistente tra le forme della vita e le geometriche, e
affermare la necessità stilistica di sintetizzare il mondo entro
di queste, più elementari e più universali. M.
marangoni,
Osservazioni sull'Acuto di Paolo Uccello, in "L'arte", 1919
Senza dubbio potrei trovare numerose
ragioni per spiegare perché lo ritengo un genio chiarissimo,
splendente ed evidente;
per citarne una sola, basta pensare alla somiglianza delle
preoccupazioni di Paolo con quelle di certi pittori cubisti :
una ricerca appassionata ed esclusiva dei rapporti di volumi e
valori, una intensa ricerca di dimensioni.Ph. Soupault,
Paolo Uccello, 1929
Se il temperamento di Paolo fosse stato "calmo e
meditativo", egli sarebbe arrivato alla composizione
prospettica. Era invece irrequieto, ansioso di gioco,
fantasioso; e però è giunto a razzi prospettici che abbagliano
magicamente. Certo il suo risultato è sereno, di quella serenità
ch'è propria del fanciullo : tutto egli traduce in gioco, e
fantastica invece di meditare.
Le contraddizioni prospettiche,
anziché errori di prospettiva scientifica, sono un modo
frammentario di vedere la prospettiva. Egli presenta
simultaneamente differenti visioni prospettiche, che hanno un
solo rapporto fra loro : il contrasto. E ciò risponde ugualmente
ad una eccezionale ricchezza inventiva, come a una fanciullesca
incostanza. Masaccio ha piegato la prospettiva alla sua visione
plastica. Piero della Francesca ha talora realizzato nella
prospettiva l'animo suo. La posizione di Paolo Uccello è
un'altra : le prospettive particolari sono dei motivi con cui
gioca, ma quel che gl'importa è il gioco. Il gioco è la sua
forma, e le prospettive sono i suoi contenuti. E Paolo può fare
a meno di prospettiva, per la medesima ragione per cui ogni
pittore può cambiare contenuto ... L. Venturi,
Paolo Uccelli in l’Arte, 1930
...
L'arte di Paolo è la risultante di due forze polari contrarie,
cioè di due tendenze, l'una costruttiva-razionalista, l'altra
figurativa-irrazionalista. L'affermazione diventa plausibile
supponendo che queste tendenze appartengano alla stessa
categoria, ossia che entrambe siano di natura essenzialmente
artistica e in fondo nient'altro che espressioni differenziate
al massimo grado di una sola e unica potenza figurativa : la
volontà di scoprire nuovi modi di rappresentazione pittorica dei
fenomeni, pervasi da un alito di vita sino allora sconosciuto
... Noi vorremmo pertanto risultasse assodato che cedeste due
tendenze, la masaccesca, intesa ad un consolidamento della
figurazione pittorica e che potremmo chiamare intensiva, e
l'altra, estensiva, di Gentile, che mirava all'arricchimento
degli elementi figurativi, siano da considerarsi complementari,
unite in comune contrasto contro tutte le correnti anteriori
dell'arte italiana, ritenute antinaturalistiche. Un intero
gruppo di fiorentini di acutissimo ingegno si sviluppò
nell'atmosfera di questa nuova scuola dai due volti. ... ma
nessuna riuscì a dar vita alle forze contrastanti di questo
ambiente in modo così versatile, multiforme e drammatico, come
fece Paolo Uccello. W.
paatz, Una Natività
di Paolo Uccello e alcune considerazioni sull'arte del maestro,
in "Rivista d'arte", 1934
Troviamo in Paolo Uccello un accentuato dualismo : da una parte
è evidente un forte interesse per forme semplici, dall'altra per
una complicata invenzione drammatica. È proprio questo dualismo
che porta alle discordanze visibili nella opera sua e a quel
particolare linguaggio stilistico che si esprime ora in modi
ancora gotici, ora con un sentimento originario per la natura ed
ora, come dice il Vasari, in un intenso interesse per i più
difficili problemi formali. La sua ricerca di un metodo
oggettivo lo porta ad un primitivismo cosciente che si esprime
in semplici forme cubiche; così Paolo Uccello crea la legge e
l'ordine che forniranno la base allo stile classico del
Rinascimento.
G. pudelko, The
Early Works of Paolo Uccello, in 'The Art Bulletin", 1934
In Paolo ... non il subcosciente ma il razionale, partendo da
cognizioni scientifiche, si trasfigura in un mondo astratto e
fantastico, e trae dall'accidentale e dal mutevole della realtà
l'eterno e il perfetto. M. Salmi, Paolo Uccello e
Andrea del Castagno, Domenico Veneziano, 1938
...
Le sue cosiddette bizzarrie non sono che assillanti ricerche di
nuovi mezzi espressivi; nella sua presunta povertà stilistica
che lo porta a una "maniera secca e piena di profili" si
riconosce, invece, il suo intento di dare alle cose una nuova
vita, più semplice ed elementare. M. L.
gengaro, Umanesimo
e Rinascimento, 1944
Appreso senza quasi sapere quel primitivo sapore di poesia, dopo
aver rivelato ai distratti occidentali il segreto dell'antica
grazia chinese, egli cercò liberarsi della stecchita tradizione
toscana; e nell'accordo novissimo dei moti plastici, seppe
scoprire gravitanti cubicità che ti fan meravigliare.
C. carrà,
Pittura metafisica, 1945.
L'arte di Paolo ... è insomma scienza e sogno, abilità e
ingenuità, meditazione e immaginazione. Gontraddittoria, sì, la
vita intcriore dell'artista, ma le contraddizioni non sono da
vedersi a sé, staccate una dall'altra come egli ha veduto i
cavalli delle Battaglie; ne, d'altra parte, per
conciliarle, possono essere snaturate. Esse sono da vedersi così
come sono, ma sul piano dell'incontro, dell'accordo, poiché su
quel piano soltanto è nata l'arte.
Un'arte che trae ritmo da un gioco di
spazi sezionati, di forme geometriche, di linee astratte, di
colori assoluti, di luci irreali, di moti che si risolvono in
stasi, poteva dare luogo a tutte le in-terpretazioni
psicologiche — drammaticità, indifferenza, ironia, estasi — per
il fatto che non ha una sua determinata psicologia. Paolo non ha
sentito il bisogno di precisare i sentimenti nel soggetto
rappresentato, perché i personaggi delle favole non hanno
sentimenti precisabili, ne, se ne hanno, interessano per essi.
Egli, del resto, non sapeva di creare favole, non giocava con i
motivi e gli stati d'animo : riviveva tutto con estrema serietà
e convinzione. M.
pittaluga, Paolo Uccello, 1946
È assai difficile capire o valutare questo pittore. Si ha
l'impressione che quasi tutti i suoi quadri siano stati dipinti,
si potrebbe dire, quasi per caso, come esperimento nel tentar di
risolvere un problema o una teoria, e non come fine a se stessi.
Non solo, ma anche il loro reale valore d'arte e la loro
bellezza sembra che vi siano stati trasfusi quasi
involontariamente, e che proprio le qualità per cui noi li
apprezziamo vi siano presenti casualmente e non di necessità.
Ovvero, ponendo in altri termini questa idea : in Paolo Uccello,
come in Leonardo da Vinci, l'uomo nella sua interezza è un
qualcosa di molto più ampio e più profondamente intellettuale di
ciò che poteva venir espresso in ogni loro singola opera; e, in
ambo i casi, le opere esistenti ci comunicano l'impressione di
non essere che studi preparatori o note marginali per un qualche
altro lavoro più grande e più programmatico, che non fu mai
realizzato. E.
sandberg-vavalà, Uffizi Studies. 1948
Paolo di Dono ... è soprattutto uno
spirito scientifico. Amico del matematico Manetti, trascorse
molti anni della sua vita ad analizzare fenomeni e leggi della
prospettiva. I suoi affreschi rivelano questa costante ricerca
... A. blum,
Les maitres du Quattrocento, 1949
Come un contadino che estende l'area coltivabile fino alla
macchia, così Paolo Uccello estese i limiti della pittura.
Nell'arte del XV secolo, egli fu un innovatore assorto nel
compito di dare un'armonia al mondo dei fenomeni visibili, e di
esprimerli in tutta la loro meravigliosa complessità, nei limiti
del suo spazio pittorico. Ma col passare del tempo molti dei
simboli che egli impiegò a scopo realistico avevano cessato di
apparire realistici. Il Diluvio richiede una spiegazione
per poter essere inteso; i cavalli nella Battaglia di San
Romano appaiono senza vita e senza movimento; e, come per la
quarta dimensione delle fiabe, l'espediente usato nel dipingere
lo spazio della Natività ha il fine di non introdurre una
credibilità, ma di tenerla sospesa. Per questo vi sono due Paolo
Uccello : l'uno, oggi più facilmente sentito, è un decoratore
che ci trasporta nel regno dell'immaginazione e costruisce un
mondo irrazionale, fittizio, dove guerrieri dai fantastici
pennacchi combattono fra aranceti, e cacciatori sotto una luna
nascente partecipano a una caccia notturna. L'altro, meno
facilmente avvicinabile, è il naturalista degli affreschi del
Chiostro Verde. Ed è questo Paolo Uccello, pieno di aspirazione,
appassionato e austero, che è da porsi fra i grandi maestri
dell'arte italiana.
J. pope-hennessy,
The Complete Work of Paolo Uccello, 1950
Altri sorprendenti pensieri troviamo in Paolo Uccello : penso
alla Costruzione dell'Arca con Noè in piedi tra le due
arche. È chiaro che l'artista aveva bisogno, per ragioni di
simmetria, di. una doppia linea di fuga verso l'orizzonte; ed è
chiaro che sa conciliare molto bene lo studio sui nuovi dati
geometrici con il rispetto delle antiche convenzioni
intellettuali, secondo le quali è normale rappresentare nello
stesso quadro scene successive. Per Paolo, ch'è in certo senso
uno dei pionieri della nuova scienza, il nuovo atteggiamento non
implica conseguenze logiche assolute.
La nuova speculazione matematica non
modifica ancora sensibilmente i rapporti dell'uomo col mondo; è
un nuovo metodo tecnico e non una nuova visione. Per quella
prima generazione, la meditazione sullo spazio non supera il
livello dei procedimenti di atelier. Le Battaglie di
Paolo sono, anche a questo riguardo, probanti. In quella di
Londra, l'artista impiega simultaneamente diverse prospettive :
prospettiva sfuggente in primo piano, prospettiva a scomparti,
medievale, nel fondo. La composizione è ancora per frammenti
inseriti gli uni accanto agli altri. P.
francastel, ,
Peinture et societé, 1951 (ed. ital. 1957)
Ne l'uno ne l'altro [Vasari e Berenson] hanno avvertito
l'ansia di ricerca di nuovi mezzi espressivi che l'opera di
Paolo dimostra, il suo intento di dare alle cose una nuova vita
più semplice ed elementare, ne mostrano di essersi resi conto
delle straordinarie virtù fantastiche che la sua espressione
rivela. Nessuno ormai può togliergli il merito di aver
trasformato la visione lineare-coloristica dei gotici in visione
volumetrica-coloristica, e ciò a mezzo della prospettiva che non
fu per lui un semplice gioco, bensì un travaglio serio e
meditato. P. d’Ancona, Il secolo, 1953