... nessuno di tanti discepoli paragonò mai la diligenza
di Pietro ne la grazia che ebbe nel colorire in quella
sua maniera, la quale tanto piacque al suo tempo, che
vennero molti di Francia, di Spagna, d'Alemagna e
d'altre province per impararla. E dell'opere sue si fece
... mercanzia da molti, che le mandarono in diversi
luoghi, innanzi che venisse la maniera di Michelagnolo
... G. vasari,
Le vite, 1568
...
il Cavaliere [G. L. Bernini] ha riferito che Annibale
Carracci, quando vedeva qualche dipinto di maniera
piccola, era solito dire: "Bello, pare di Pietro
Perugino", e quando vedeva altre cose, di maniera grande
ma sproporzionata: "Sembrerebbero di Giorgione".
P. fréart de
chantelou, diario del soggiorno in Francia di G.
L. Bernini (1665)
Lo stile di Pietro è alquanto crudo e alquanto secco non
altramente che degli altri di sua età: talora pare anche un po'
misero nel vestir le figure ... Ma egli compensa tali difetti
con la grazia delle teste, specialmente de' giovani e delle
donne, in cui vinse ogni coetaneo; con la gentilezza delle
mosse; con la leggiadria del colore. Que' campi azzuri che fan
tanto risaltar le figure; quel verdognolo, quel rossiccio, quel
violaceo che sì bene va temperando fra loro; que' paesi ben
degradati ...; quegli edifizj ben architettati e ben posti,
veggonsi tuttavia con piacere nelle sue tavole, e ne' freschi...
L. lanzi,
Storia pittorica della Italia, 1795-96
Già prima del 1495 Pietro si stabilì a Perugia, aprendovi
bottega. Con ciò ha inizio la lunga serie di opere in cui egli
sembra ricercare, nell'ultimo fondo dell'anima, l'espressione di
pietà, devozione e dolore sacro. Quanto di tutto questo è
sinceramente e onestamente sentito? Indubbiamente egli andava
incontro a una tendenza sentimentale già dominante a Perugia,
dandole forma con mezzi artistici superiori a quelli usati dai
predecessori e in virtù d'un concetto di bellezza che la più
meccanica delle ripetizioni non riusciva a distruggere
completamente. Come si avvide che il pubblico era attratto
principalmente da codesta espressione, come intese che gli si
chiedeva proprio tale sentimento, rinunziò a quanto ancora
sapeva, particolarmente all'assiduo studio della vita che
caratterizza i fiorentini. Abbandonò al Pinturicchio i temi
movimentati e densi di contrasti, invece di rinvigorirsi al loro
contatto. Alle teste estatiche richieste dal pubblico
corrispondono infatti corpi e atteggiamenti che sembrano
elementi aggiunti, privi d'importanza: ben presto lo spettatore
li conosce a memoria, perché anche l'artista li sapeva a
memoria. ( Pietro era in grado di disegnare
magistralmente, quando voleva; per esempio, i nudij. Inoltre,
egli entusiasmò il pubblico con una gran varietà di colori
accesi e con ornamenti sulle vesti ricchi ma di agile
invenzione. (Anche la luminosità del colore e le singole parti
delicatamente armonizzate, in vari dipinti suoi, dimostrano ciò
che sapeva fare, quando voleva). Egli pone i santi, in basso,
l'uno accanto all'altro, mentre tutte le altre scuole li
distribuiscono a gruppi; e in alto organizza schematicamente le
glorie e le incoronazioni. (I particolari rivelano invece,
appena lo volesse, un senso delicato per la linea). I panneggi
superano raramente le forme convenzionali e smorte. (Nella
Sistina si vede ciò che nel primo periodo poteva e voleva fare).
Fra tutti gli artisti che seppellirono il loro talento e si
degradarono a mestieranti, l'esempio del Perugino è forse il più
ingente e il più pietoso. Non si può comunque negare che egli
fornisse quanto gli si chiedeva, ben fatto, in un modo pulito e
completo, anche nel periodo tardo, quando le forze gli vennero a
mancare e non era più possibile aspettarsi da lui un
rinnovamento della concezione artistica.
Per quanto riguarda i visi, anzitutto bisogna riconoscere che il
Perugino accolse proprio le ispirazioni migliori dell'arte
fiorentina in fermento. Un momento divino deve esserci stato,
nella sua vita, in cui per la prima volta infuse alla più soave
tra le forme l'espressione d'una dolce estasi, d'una nostalgia
assorta, d'una devozione profonda. Di tanto in tanto codesto
momento si ripete; ancora nei dipinti tardi si scorgono singole
teste d'una verità sorprendente, nascoste fra altre che ripetono
la medesima espressione con i soliti mezzi stereotipi. Per
spiegare tale fenomeno occorre analizzare attentamente il tipo e
l'espressione di qualcuna di tali teste e domandarci come siano
stati creati questo strano ovale, questi occhi malinconici da
colombo, queste labbra che quasi palpitano per un incipiente
pianto, e se essi siano necessari e giustificabili al posto che
occupano.
Perché non avviene lo stesso nel Beato Angelico? Soltanto perché
in lui s'impose una forte convinzione personale che lo
costringeva a ripetere la più alta espressione sempre col
massimo delle forze. Perché nelle opere dei Robbia l'espressione
è sempre fresca e gentile? Perché essi evitano gli effetti
facili e si mantengono entro i limiti di un'atmosfera d'una
bellezza sentita. Che cosa pone il Perugino accanto a Carlo
Dolci? Il fatto che entrambi perpetuano un'espressione
essenzialmente soggettiva, momentanea, quindi valevole per una
volta sola. J.
burckhardt, der Cicerone, 1855
...
in un'Annunciazione del Perugino [Perugia, Galleria
Nazionale dell'Umbria] ... l'ambiente non è costituito da un
piccolo oratorio segreto, bensì da un vasto cortile. La Vergine
è in piedi, spaventata, ma non sola: dietro ci sono due angeli,
e due altri alle spalle di san Gabriele. Si troverà mai, più
tardi, una tale castità? Un altro dipinto del Perugino [ibid.]
mostra san Giuseppe e la Madonna inginocchiati dinanzi al
Bambino; dietro, un esile portico profila le proprie colonnine
nell'aria libera, e tre pastori ben spaziati stanno pregando: il
gran vuoto intensifica l'emozione religiosa, e sembra di
percepire il silenzio della campagna.
Nel Perugino, figure e atteggiamenti manifestano, del pari, un
sentimento sconosciuto, unico: i personaggi sono 'bambini
mistici', o — se si preferisce — anime di adulti trattenute
nell'infanzia dell'educazione claustrale. Nessuno di loro guarda
l'altro, nessuno a agita; sono tutti racchiusi nella
contemplazione, e tutti hanno l'aria di essere assorti in Dio;
ciascuno rimane bloccato nel gesto che compie, trattenendo il
respiro nel timore di sciupare la propria visione intima. Gli
angeli, soprattutto, con quegli occhi abbassati, la fronte
reclina, sono gli adoratori per antonomasia, prosternati,
tenaci, immobili ... Cristo stesso è un tenero seminarista,
uscito per la prima volta dalla casa di quel buon parroco che è
suo zio: non ha mai levato lo sguardo su una donna e tutte le
mattine, servendo messa, fa la comunione. Le sole teste che
ormai possano dar l'idea di un sentimento simile sono quelle
delle contadine cresciute fin da piccole in convento; molte di
loro, a quarant'anni hanno ancora gote rosa, senza nemmeno una
ruga; dalla placidità del loro sguardo, si direbbe che non hanno
mai vissuto; in compenso non hanno neppure mai sofferto. Così,
le figure del Perugino rimangono immobili sulla soglia del
pensiero, senza varcarla, ma — anche — senza sforzarsi di farlo.
Nulla di simile alle macerazioni, alle violenze del
cristianesimo antico o di quello cattolico ... Momento
singolare, identico nel Perugino e in Van Eyck: i corpi
appartengono al Rinascimento, le anime al Medioevo. H.
taine, Voyage en
Italie, 1866
Turner
raramente concepisce il colore se non in funzione
della luce solare. Lo splendore del sole è il suo tesoro ...
Apollo è Dio, e qualsiasi concetto di morte o di dolore esiste
appena in opposizione a lui.
Invece nel Perugino — e per questo gli ho riservato il primo
posto, dinanzi a tutti — semplicemente non c'è tenebra, nessun
errore. Qualsiasi colore risulta seducente, e tutto lo spazio è
luce. Il mondo, l'universo appare divino: ogni tristezza rientra
nell'armonia generale; ogni malinconia, nella pace. J.
ruskin, Ariadne
Florentina, 1876