La sua formazione artistica si compie in un
lunghissimo soggiorno a Firenze, da come testimoniano alcune
documentazioni che parlano di Piero della Francesca,
aiutante di Domenico Veneziano, negli affreschi, purtroppo
andati perduti, del coro di San’Egidio. I primi suoi
capolavori, che si collocano nel periodo anteriore al 1450,
tra i quali “S. Gerolamo ed un devoto” (attualmente
custodito alle Gallerie dell'Accademia a Venezia), il
“Battesimo di Cristo” (oggi alla Galleria Nazionale di
Londra), i famosi pannelli del Polittico della Misericordia
con i “Santi Sebastiano e G. Battista” e la “Crocifissione”,
evidenziano chiaramente il plasticismo del Masaccio, la
coerenza prospettica del Brunelleschi e la brillantezza
delle gamme cromatiche di Beato Angelico. Si rileva inoltre,
un personale linguaggio espressivo, contrassegnato da una
rigorosa impostazione della prospettiva e delle forme
geometriche, insieme ad un’ideale perfezione della
volumetria immersa in una luce diffusa e morbida.
Dal 1450
l’attivitą artistica di Piero della Francesca diventa sempre
pił intensa, influenzando prima gli artisti ferraresi con
opere poi andate perdute,e successivamente quelli di Rimini
dove realizza, nel 1451, l’affresco di “Sigismondo Pandolfo
dei Malatesta”. L’anno successivo, a causa della morte di
Lorenzo Bicci, Piero subentra alla realizzazione, ad Arezzo,
degli affreschi del coro di San Francesco, con le scene
della “Leggenda della vera Croce”. In questo periodo si
fanno pił intensi i rapporti con la corte di Urbino, un
ambiente molto aperto alla cultura ed alle novitą
artistiche, nel quale Piero della Francesca lascia nel giro
di circa due decenni, le opere di pił elevato prestigio tra
le quali, la “Flagellazione del Cristo” e la “Madonna di
Senigallia” che risale al 1470 (entrambi custoditi ad Urbino
nella Galleria Nazionale delle Marche), la “Madonna col
Bambino, i santi, gli angeli ed il duca Federico da
Montefeltro” (custodita a Milano alla Pinacoteca di Brera)
ed il prestigioso dittico con i “Ritratti dei duchi di
Montefeltro” (Galleria degli Uffizi).