La sua prima importante opera
documentata risale al 1732: la pala di “San Pellegrino
condannato al supplizio”. In questa opera sono evidenti gli
influssi di sapore Barocco di Balestra, ma anche di Tiepolo
e di Sebastiano Ricci. Sempre nello stesso anno si unisce in
matrimonio con Caterina Maria Rizzi e l’anno dopo nasce
Alessandro, il primogenito di undici figli, ma soltanto
Alessandro, Antonia-Lucia e Maddalena raggiungeranno la
maggiore età. Dello stesso anno (1733) risulta la pala
dell’”Adorazione dei magi” nella Scuola di S. Giovanni
Evangelista di Venezia, sparita dalla chiesa di Santa Maria
Materdomini. Nel 1734 porta a compimento gli affreschi
(soffitto e pareti) dello scalone di Ca’ Sagresco,
(importante è la raffigurazione della “caduta dei giganti”
). Dopo quest’opera Pietro Longhi abbandona per un certo
periodo la pittura a sfondo religioso, e gli influssi dello
stile bolognese prevalgono nelle sue scene di genere, in
raffigurazioni di tematiche agresti ispirate dalla pittura
contemporanea fiamminga ed olandese. In seguito porta nelle
sue opere scene di salotti inglesi e francesi, non più come
in precedenza carichi di forti effetti luminosi e contrasti,
ma con un cromatismo che infonde pacatezza ed una
composizione ricca di particolari: “Il concertino”, “la
lezione di danza”, “la toeletta” e “il sarto”. La sua
pittura è destinata ad altri leggeri influssi provenienti
dalle opere della celebre pittrice-pastellista Rosalba
Carriera. Questi lo portano ad una stesura cromatica più
fine e ad un discreto uso di ombreggiature di vario colore,
con tocchi di pennello molto leggeri che lasciano sul
supporto macchioline di gradevole luminescenza.
Nel 1745 Longhi termina gli affreschi
della chiesa di San Pantalon, nella cappella della Madonna
di Loreto, con le raffigurazioni della “Madonna con il
Bambino angeli e santi”, l’Apparizione della Madonna, la
Madonna di Loreto ed altre Madonne con santi martiri. Le
gamme cromatiche, in queste opere, hanno una morbida e
delicata gradazione, tanto da far temere, all’osservatore,
che una semplice corrente d’aria le porti via: tenui rosa,
delicati azzurri, luminosi gialli e arancioni, danno alle
opere un senso di serena vitalità.
La sua pittura è destinata a mutare di
nuovo dagli inizi degli anni Sessanta e le sue tonalità si
fanno brunastre con linee prospettiche poco curate. Si
ipotizza una sua scelta consapevole, all’inseguimento del
linguaggio rembrandtiano, proprio con la stessa metamorfosi
subita dal Nogari, suo contemporaneo, ma in ultima analisi
viene alla luce la sua stanchezza che negli ultimi anni non
gli dà la capacità di rinnovarsi.
Nel 1763 Pietro Longhi è alla
direzione dell’Accademia Pisani del Disegno e
dell’Intaglio. Da questo periodo inizia l’attività
ritrattistica alla quale partecipa attivamente anche il
figlio Alessandro. L’8 maggio del 1785, in seguito ad un
breve periodo di malattia, Pietro Longhi muore; dai suoi
sintomi si presume sia stato stroncato da un infarto.