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[...] Di questo mondo egli è il riproduttore fedele e un
pochino indiscreto : tutto è messo in evidenza dal suo
pennello preciso e colorito : i sorrisi, gli sguardi, le
mosse affettate, le moine adulatrici, le leziosaggini
preziose, le riverenze, gli inchini. Egli ci fa scoprire
un neo provocante o un impaziente piedino che esce di
sotto alla gonna; coglie uno sguardo insistente
attraverso l'occhialino, o una confidenza sussurrata
dietro il ventaglio; segue il propalarsi rapido e
sommesso di un piccolo scandalo, accolto da risa
soffocate, rende la cadenza misurata e aggraziata di un
passo di minuetto, o il gesto mellifluo di chi declama
un madrigale; egli ci insegna come si porta la 'baùta',
come si regge un guardinfante, come si offre una
bomboniera, come ci si presenta o ci si congeda; come un
perfetto lacchè deve offrire un vassoio di dolci; e
tutto ciò con una delicatezza, una facilità, una
efficacia ammirevoli. Così Pietro Longhi ritrova
finalmente se stesso e può estrinsecare pienamente le
sue doti naturali, arrivando a una tale perfezione
d'arte, da meritarsi il nome di "Goldoni della
pittura” A.
ravà,
Pietro Longhi, 1909
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Pietro Longhi
Biografia
Le opere
Il periodo artistico
Bibliografia |
Volendo dare un giudizio spassionato sull'opera di Pietro Longhi,
diremo che il suo merito principale consiste nell'aver
introdotto a Venezia il quadro di genere applicando gli
insegnamenti del suo maestro Giuseppe Crespi alla società
veneziana del Settecento, che egli, senza pretendere agli
intendimenti morali di Hogarth e senza possedere la grazia
delicata, ne il sentimentalismo, ne l'acutezza psicologica dei
pittori francesi contemporanei, riprodusse fedelmente con
amabile realismo e con inimitabile colore locale in mille
gustose scenette colte dal vero. A.
ravà, Pietro Longhi,
1923
[...]
Non devesi infatti dimenticare che molte delle piccole tele che
egli dipinse come quadri di genere altro non sono se non piccoli
ritratti di famiglia, ispirati da ricorrenze o da avvenimenti
intimi di una certa solennità. In sostanza, l'argomento della
sua pittura è la cronaca mondana. [...] Ma il genere gli si
stereotipa sotto il pennello, un po' alla volta gli diventano
convenzionali, di maniera, quegli stessi aspetti grazie ai quali
la letteratura encomiastica innamorata della vita del Settecento
lo assomiglia, poi, leggermente a Goldoni pel suo dono di
osservatore. al Parini, ancora più leggermente, per la evidenza
molto discutibile della sua satira. G.
damerini, I pittori
veneziani del Settecento, 1928
[...1 Così si conoscono quasi tutte le trottole,
dipinte da Pieno Longhi con una tecnica squisita, ma senza
cervello. G. Fiocco, La pittura veneziana del Seicento e
Settecento, 1929
[...]
E si può credere che l'artista dovette essere lento nel
lavorare; perché nei suoi dipinti si spenge del tutto la
rapidità visiva dei suoi mirabili disegni, non dissimili da
quelli di un Lancret o di un Watteau. E.
arslan, Di
Alessandro e Pietro Longhi, in "Emporium", 1943
Pietro Longhi si pone di fronte al costume moderno con •un
distacco, una superiorità che sono lontani dall'esser intesi.
Anche l'elogio del Goldoni sul suo "pennel che cerca il vero"
gli ha forse nuociuto cadendo nelle mani di chi, probabilmente,
non intendeva ne il Longhi, ne il Goldoni. In sede di cultura
andranno certamente ricercate ancora, e pesate meglio, le sue
ascendenze non soltanto nel bolognese Crespi, ma soprattutto
nella pittura borghese e popolare bresciana e bergamasca che
sulla fine del Sei e sul principio del Settecento, era, col
Ghislandi e col Ceruti, la pittura più seria e più sincera di
tutta la repubblica veneta. Ma il Longhi prende un passo europeo
e si misura con la scala del Watteau e dello Chardin. R.
longhi, Viatico per
cinque secoli di pittura veneziana, 1946
[...]
La preziosa esistenza delle immagini è tutta affidata al colore,
che per la impalpabile morbidezza di sfumature e di trapassi
trova unico riscontro — inimmaginabile dalle riproduzioni in
bianco e nero — nei pastelli di Rosalba Carriera [...]. È una
melodia di toni magicamente scolorati, da temere che un soffio
li cancelli : azzurri e rosa teneri, arancioni luminosi ; di
accordi sommessi e palpitanti che attingono ad una mirabile
delicatezza. F.
valcanover, Affreschi sconosciuti di Pietro Longhi, in
"Paragone Arte", 1956
Come egli
partisse dallo studio del vero risulta anzitutto nella sua
attività disegnativa fecondissima e geniale. Fissava nei fogli
figure e particolari, aggiungendo a volte annotazioni, e mentre
si procurava in tal guisa dei quaderni di appunti di prezioso
appoggio alle pitture, esprimeva già la sua arte. Tutto un mondo
vive in quei disegni, dai domestici interni coi loro tendaggi e
i ritratti degli avi, alle dame preziose in dilatate
andriennes, ai signori in velada, alle 'baùte' ambigue e via
via fino alla servitù e alla povera gente. L'artista guardava
intorno a sé nella Venezia più brillante d'incontri mondani,
come in quella chiusa e assonnata delle antiche dimore, ghiotto
delle effimere parvenze della moda e d'ogni particolare in
un'acconciatura, un nastro, un fiore. V.
moschini, Pietro
Longhi, 1956
II disegno è il
primo colpo d'occhio e la lente che mette a fuoco quel
determinato particolare, e vede e penetra e sa tutto (fu detto
che se volete sapere che cosa facesse una dama a qualsiasi ora
del giorno, potete domandarlo al Longhi : ve lo dirà). Dal
disegno comincia verso per verso, strofa per strofa, questo
componimento garrulo, garbato, e mai impertinente, di una
maldicenza senza fiele, quasi impercettibilmente caricaturale,
amabile, indulgente, affettuosa; poemetto del vivere quotidiano
più intimo e più casalingo di quello dei francesi coetanei, da
Lancret a Chardin; più libero e più particolarmente poetico di
quello di un fiammingo o di un olandese il cui gusto non segue
fino alle rumorose Kermesses o alle chiassose adunate di paesani
e di contadini; perché questi personaggi, il popolo di Longhi,
non è mai plebe, è sempre di veneziana distinzione, sorvegliato
e galante anche se si tratta di gondolieri o di battitori di
caccia; nella verità della rappresentazione, il verismo
naturalistico non tocca mai la volgarità;
e lo stesso 'morbin', e il 'boresso' e perfino una iniziale e
distintiva sensualità di queste creature, vengono sempre
tradotti in forma gentile e in gusto aggraziato. G.
de Logu, Pittura
veneziana dal XIV al XVIII secolo, 1958
Si tratta di
una specie di Molière della pittura, o piuttosto, come si è
spesso notato, di una equivalenza pittorica del Goldoni più
incisivo ed ironico. In genere si è molto apprezzato il valore
documentario di questo diario illustrato, trascurandone le alte
qualità pittoriche, testimoni di una sensibilità eccezionale per
gli interni, per i colori dimessi e ben calcolati. [...] Un'arte
che non può confondersi con quella di un Hogarth o di uno
Ghardin. A.
chastel, L Arte Italiana, 1958
L'impressione di disorganicità nella rappresentazione sia per
quanto riguarda la composizione, sia per quanto riguarda il
tema, è tipica del Longhi e pone il problema se egli fosse un
ndif o soltanto un falso naìf. È un pittore a cui
tocca regolarmente di raccogliere le più stravaganti e ottuse
lodi che possano essere attribuite, perfino da critici italiani,
a un artista. Benché la goffaggine presupponga sempre un tocco
di genio, e benché Longhi sia stato accostato a Watteau (per
dire il vero, questa stupefacente analogia ha origine a opera
del Mariette) e paragonato a Renoir o a Manet, non è questa la
via per giudicarlo giustamente o rottamente. Dal momento che è
unico, si è concluso che è di importanza incalcolabile. Sembra
però che la sua goffa tecnica pittorica, la sua costante
incapacità di fissare i piani di un dipinto e disegnare con
proprietà, fossero puri e semplici difetti che non riuscì a
emendare anche dopo molti anni di pratica.
M. levey, Painting
in XVIII Century Venice, 1959
[...]
Non improvvisa : non crea di memoria. La sua fantasia non
consiste nel getto dell'invenzione, ma nel modo con cui
rielabora pittoricamente, nella unità di un organico sistema
compositivo, gli appunti e le impressioni còlte sul vero, con
quei suoi modi pittorici delicati, affatto plastici, ma tutt'intenti
a suggerire effetti di luminosità e di colore. Attraverso la
pratica disegnativa, tenendo presente esempi francesi di Watteau,
Lancret, Portali, Mercier, il Longhi veniva affinando quel suo
gusto un po' goffo e pesante, ereditato dalla scuola del Crespi
e del Gamberini, imprimendo alle sue figure una eleganza nuova,
d'un sapore leggermente gracile e quindi di carattere
sottilmente ironico. Ma allorché, sulla scorta di questi
disegni, dove è fissata la situazione tematica di ciascuna
figura, il Longhi passa al dipinto, egli compone la scena sub
specie coloris :
un colore prezioso, equilibrato nei passaggi e nella più
raffinata discriminazione di accordi. R.
pallucchini, La
pittura veneziana del Settecento, 1960
Fu certamente un segno delle nuove idee che si sviluppavano a
Venezia — dove nel 1760 Gaspare Gozzi pubblicava "L'Osservatore"
ad imitazione di "Thè Spectator" — il fatto che Pietro Longhi
(1702-85), F 'Hogarth italiano", di soli sei anni più giovane del Tiepolo, rinunciasse presto a dipingere affreschi
barocco-mitologici in favore di una pittura di genere
illustrante la vita del suo tempo con una vena documentaria
assolutamente nuova. Tale cambiamento di indirizzo risale al
1734 circa, ma la maggior parte di queste opere furono dipinte
verosimilmente durante gli ultimi anni della vita di Hogarth e
dopo la sua morte. Si afferma che il Longhi intraprese questo
genere come conseguenza dei suoi studi bolognesi sotto la guida
del Crespi oppure sotto l'influsso delle incisioni di Hogarth.
In ogni caso — e mi sembra che le singole figure del "Marriage
a la Mode" debbano aver attirato la sua attenzione - i suoi
dipinti rivelano più varietà e maggior penetrazione rispetto
alla pittura di genere olandese del secolo XVII. Rappresentò gli
svaghi e i costumi dell'aristocrazia mercantile veneziana, che
possedeva determinate caratteristiche di ceto medio urbano, e, a
volte, anche quelli di gente più umile. Lo fece più
sistematicamente di quanto non fosse mai stato fatto, con un
linguaggio accurato e giornalistico ricco di una grande
sensibilità per l'ambiente. Perciò il Longhi, senza il quale
conosceremmo molto meno la vita dell'aristocrazia veneziana, ha
qualche affinità con Hogarth. Ma l'arte di Hogarth non è una
pura e semplice pittura di genere, è anche critica e dibattito;
e il vago, talora impercettibile, umorismo di alcuni dipinti
longhiani — lontano dall'ironia che oggi si è soliti scoprirvi —
non può sostituirne il vigore ideale.
F. antal, Hogarth
and His Place in European Art, 1962
È abbastanza facile supporre che il Lodoli possa aver ammirato
il padre di Alessandro, Pietro. Infatti sappiamo che Pietro
Longhi era tenuto in grande considerazione in altri circoli
avanzati della società veneziana. È significativo il fatto che
nel 1750 il Goldoni, per la prima volta, salutasse in lui un
uomo "che cerca il vero". Proprio in questo periodo il Goldoni
stava rompendo deliberatamente e in maniera incisiva col vecchio
teatro delle maschere e stava tentando una riforma del teatro
stesso attraverso il ritorno alla natura. Così il pittore
avrebbe potuto benissimo ispirare il poeta – Longhi dipingeva
già da anni scenette di genere – piuttosto che il contrario,
come generalmente si pensa. Sette anni più tardi il Goldoni
ritornò sull'argomento e lodò nuovamente il Longhi per la sua
"maniera di esprimere in tela i caratteri e le passioni degli
uomini". Le simpatie del Goldoni erano 'avanzate', almeno per
implicazione, ed egli fu accusato dagli oppositori di essere un
"corruttore non meno della poesia che del buon costume".
Potrebbero adattarsi le raffigurazioni del Longhi — quei piccoli
squarci di conversazioni, incontri, scene giocose di amore e
gelosia — allo stesso tipo di interpretazione? L'idea stessa
appare "assurda" sebbene agli inizi del diciannovesimo secolo
uno storico veneziano (peraltro non confortato da alcun elemento
comprovante) sostenesse che "per la sua spasmodica ricerca del
vero nella pittura era incorso più volte in sanzioni penali".
Non di meno è significativo che la lode più entusiastica dovesse
essergli tributata da uomini ansiosi di osservare obiettivamente
la realtà contingenziale della vita veneziana in modo non certo
usuale a quel tempo.
Nonostante questo, Pietro Longhi fu certamente ammirato e
accolto da un grosso numero di famiglie patrizie in nessun modo
legate alle ideologie più avanzate, e agli occhi dei più il suo
distacco dalla fantasia poteva non significare un legame diretto
con i motivi politici. F.
haskell, Patrons
and Painters, 1963