Il
suo bagaglio artistico-culturale si forma sotto la guida
dei maestri Stefano da Verona (Stefano da Zevio
1375(4)-1439(?)) e Gentile da Fabriano (1370 – 1427). Il
primo dipinto che può essere con certezza attribuito a
Pisanello è “La Madonna della quaglia”, custodito nel
Museo veronese di Caltelvecchio, dove sono evidenti gli
influssi di Stefano da Verona e di Michelino da Besozzo.
Anche dal ritratto della Principessa Ginevra d'Este,
custodito nel Louvre, si rilevano gli influssi della
pittura fiorentina, ampiamente diffusa da Giotto e dai
suoi allievi Altichiero e Stefano da Verona.
Il
Pisanello è famoso soprattutto per gli splendidi lavori di
affresco di grande dimensione, colmi di piccole figure,
caratterizzate dalla brillantezza e dalla precisione del
tratto. In tutto l’arco della sua carriera artistica non
mancano lavori di oreficeria. Molte sono le medaglie di
commemorazione con le effigi del committente stampate: tra
queste quella di Gianfrancesco I di Gonzaga, Giovanni VIII
Paleologo, Niccolò Piccinino e la serie di Lionello d’Este,
tutte ancora in buone condizioni.
Molti suoi dipinti
arrivano a noi abbastanza rovinati, mentre i disegni hanno
ancora un buono stato di conservazione. Pisanello si sposta
frequentemente nelle varie zone d'Italia: lavora a Roma per
il papa, a Venezia per il Doge e presso le corti di Mantova,
Ferrara, Verona, Rimini e Milano. Oltre il papa ed il doge
di Venezia, i suoi committenti più celebri sono la famiglia
d’Este e quella dei Gonzaga. È assistente di Gentile da
Fabriano negli affreschi del palazzo Ducale alla Sala del
Gran Consiglio. Nel 1424, a Pavia, realizza gli affreschi
del Castello, mentre nel 1426 effettua la decorazione del
monumento di Niccolò Brenzoni, scolpito da Nanni di Bartolo.
Tra il 1431 ed il 1432 si trasferisce a Roma per completare
gli affreschi iniziati da Gentile da Fabriano in San
Giovanni in Laterano. Dell’opera realizzata in San Pietro
non rimane nulla, perché rimossa dalla ristrutturazione del
1650 per ospitare le opere del Borromini. Il suo lavoro più
famoso risulta essere quello realizzato nella Cappella
Pellegrini di Santa Anastasia nel 1434 (alcuni critici
pensano intorno agli anni Venti). Dal 1439 inizia per
Antonio Pisano una vita molto difficile: per i suoi legami
con la famiglia dei Gonzaga, sua protettrice, deve suo
malgrado arruolarsi nelle milizie dei Visconti, da essa
appoggiati, nella disputa contro la Repubblica di Venezia
che, sotto la guida di Niccolò Piccinino, attaccano la sua
amatissima Verona. La città viene saccheggiata ed assediata,
ma presto è riconquistata dalla Repubblica di Venezia e i
rettori di Verona segnalano Pisanello al Consiglio dei
Dieci. Il pittore viene quindi condannato insieme alla
completa confisca dei beni. Nello stesso periodo subisce la
perdita della madre. Negli ultimi anni lavora presso le
corti di Lionello d’Este a Ferrara e dei Malatesta a
Rimini. Morirà probabilmente a Napoli, dove realizzerà le
sue ultime opere, negli anni tra il 1450 ed il 1455.