A undici anni
fu ammesso nella Scuola del Diotti all’Accademia Carrara di
Bergamo e nel 1926 dipinse una pala d’altare con l’’Educazione
della Vergine’ per la Chiesa di Almenno San Bartolomeo.
Nel 1831,
ventisettenne, recandosi a Roma, si trattenne a Parma per studiare e
ricopiare le opere del Correggio. L’anno appresso si stabilì
a Cremona e nel 1836, a Milano, aprì uno studio in via San Primo,
tenendolo sino alla morte.
Si incontrò a
Parigi con Giacomo Trecourt nel 1845 ed a Roma, nel 1847, con
il giovane Federico Faruffini. La sua opera si riallaccia
alla grande tradizione lombarda del Rinascimento, raggiungendo un
inconfondibile stile caratterizzato dal forte senso di una luce che
si addensa tra fermi volumi.
Grande
paesaggista dalla pennellata ricca di accese tonalità, riusciva a
creare quell' atmosfere trasparenti e luminose che si possono
ammirare in: ‘Lungo il Brembo’ (Piacenza, Galleria Ricci-Oddi),
‘Paesaggi dai grandi alberi’ (Milano, Galleria Civica di Arte
Moderna) o ‘Mattino sulle Prealpi’ (Bergamo, Raccolta dei
Conti Agliardi).
Nei
numerosissimi ritratti seppe creare intorno alla figura un’atmosfera
molto singolare: ‘Ritratto del veterinario’ (Roma, Galleria
Nazionale d’Arte Moderna), ‘Ritratto di Benedetta Carminati
Ghisoli’ (Milano, Brera).
Numerosi sono anche
gli autoritratti e vari ritratti in collezioni private. La visione
cromatico-luminosa del Carnevali eccelle molto nei quadretti
di fantasia, biblici o mitologici, dalla ricca e vibrante materia,
conservati soprattutto in raccolte private: ‘Salmace ed
Ermafrodito’, ‘Giudizio di Paride’, ‘Loth e le figlie’, ‘Bagnante’ e
‘Rinaldo e Armida’ (Milano, Galleria d’Arte Moderna).
Comunque, la pittura del
Piccio,
anche quando si riduce al piccolo studio o al bozzetto, possiede una
spiritualità, una libertà di accenti, una scioltezza nei palpiti dei
cieli e nella inflessione delle figure, una tale fusione delle forme
e dei colori, da trascendere la trita pittura ottocentesca in cui
alle ridotte misure del quadro corrisponde la minuziosa ricerca del
particolare, la cura del contorno e il colorismo convenzionale.
Solitario e
stravagante, sessantanovenne, l’artista morì tragicamente, annegato
nelle acque del fiume Po.
Opere del Piccio:
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Mattino in val Brembana, anno 1864, cm. 84 x 125,
Collezione contessa Agliari Goltara di Bergamo
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Paesaggio, anno 1860, cm. 63 x 100, Galleria d'Arte
Moderna di Milano |
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Autoritratto, anno 1869-1870, cm. 74 x 52, Raccolta
Marzotto, Valdagno (Vicenza) |
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Bagnante, anno 1869, cm.
63 x 43, Galleria d'Arte Moderna di Milano |
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Giudizio di Paride, anno
1865, cm. 20 di diam., Collezione Mondial Gallery di Milano. |
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Angelica e Medoro, anno
1865, cm. 20 di diam., Collezione Mondial Gallery di Milano. |
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Selene e Endimione, anno
1862, cm. 29 x 16,5, Collezione privata, Milano |