Per i dipinti dei suoi paesaggi aveva,
come un po’ tutti i paesisti, le sue località preferite che per lui
furono i soggetti di alta montagna o le calme estive del lago di
Como, e studiava con insistenza, a volte con vero tormento, sia i
toni che i colori, le gradazioni delle vegetazioni, le luci e le
trasparenze dei cieli e delle acque, come si ammira nel “Riva di
Malgrate” (Milano, Proprietà Teresa Biffi Dell’Orto).
Delle sue ricerche coloristiche sono
rimasti molti studi e numerosi bozzetti tutti indirizzati nella
ricerca delle più leggere gradazioni di tono, dalla limpidezza
delle luci alla trasparenza delle ombre dei grigi e dei giallastri
dei pendii rocciosi, nonché, dei più fragili palpiti atmosferici.
Seppure incominciò, non proprio
giovanissimo, a frequentare l’arte della pittura, l’artista vi si
appassionò con eccezionale fervore.
Sotto una certa influenza
cremoniana
e manzoniana fu ottimo ritrattista, ma come già
suaccennato, la sua inclinazione volse principalmente verso la
pittura paesaggista, ed al pari di un Carcano o di un
Filippini,
raggiunse ottimi risultati con tele dalle grandi dimensioni.
Fu premiato con una medaglia d’oro a
Berlino nel 1891. Tra le sue opere maggiori, da ricordare: “Alti
pascoli” , “Maloja” (Milano, Accademia di Brera) e
“Giogo del San Bernardino” (Ministero della Pubblica
istruzione).
Un'opera di
Dell'Orto Uberto:
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Riva di
Malgrate, anno 1885, cm. 51 x 95, proprietą privata, Milano |