Con l’aiuto di un
incentivo donatogli dal Comune incominciò a studiare
all’Accademia di Brera sotto l’insegnamento di
Giuseppe Bertini.
Legò subito molto con il
Cremona e si appassionò all’arte di Fontanesi.
E dopo un viaggio a Parigi nel ’79, perennemente
assillato da difficoltà economiche, pensò di lasciare
per sempre l’arte del mondo pittorico, ma un
sussidio concessogli per la produzione di un quadro
storico, “Il Caligola morto”, lo fece
indietreggiare dalle sue decisioni.
Con un soggetto di
genere “Contadini intenti alla cardatura della
canapa” vinse il “Premio Mylius” e, quasi
contemporaneamente, ottenne il “Premio Canonica” con
il “Maglio”. Conquistò numerosi premi come
paesista, partecipando ad esposizioni in varie città
italiane ed anche in Germania.
Suoi soggetti preferiti
sono soprattutto visioni autunnali o invernali delle
Prealpi e della laguna veneta, tutto composto in un
gusto tipicamente lombardo di tonalità molto
sottili. Sono suoi il “Vespero di novembre”
(Milano, Galleria d’Arte Moderna) ed un
“Autoritratto” (Brescia, Collezione Privata).
Morì anch’egli molto
giovane, proprio quando la sua arte incominciava ad
affermarsi sia in Patria che all’estero.
Un'opera di
Filippini Francesco::
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Vespero
novembre, anno 1891, Galleria d'Arte Moderna di
Milano |