Inizialmente influenzato dal Ranzoni e dal Cremona, si
rivolse ad un'osservazione del vero chiara e penetrante,
sforzandosi poi di rendere l’effetto di atmosfera, di
ambiente e di architettura con una visione pių sintetica.
Nella pittura
cremoniana per la pittura di paesaggio fu
considerato uno dei più fedeli traspositori. E già
nelle sue opere iniziali rivela una sensibilità
che gli consente di aderire al contatto con la
natura con un attaccamento davvero trepidante. Nei
suoi paesaggi, per una certa tradizione del
chiaroscuro lombardo, sembra quasi che le superfici
dei quadri vengano trapunte da una sorte di velo.
Trasferitosi a vivere
nelle vallate del Gignese, vicino a Stresa,
l’artista fu instancabile nel produrre opere dove
poneva in risalto tutte le ricerche possibili per le
innumerevoli tonalità dei verdi che lo circondavano;
e per tale fatto, qualcuno ha raccontato che il
pittore, sentendosi ormai prossimo alla fine e
guardando dalla sua finestra verso i verdi pendii
erbosi, gli arbusti dei sottoboschi o le vegetazioni
più prossime del suo giardino, abbia
pronunciato: “O verdi, avete finito di farmi
soffrire!”.
Tra le molte sue opere,
ricordiamo: “Primavera”, “Sul Mottarone”,
entrambe esposte attualmente nella Galleria d’Arte
Moderna a Milano e, “La quiete”, (Roma,
Galleria d’Arte Moderna).
Due opere di
Eugenio Gignous:
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Sul Mottarone,
anno 1886, cm. 84 x 120, Galleria d'Arte Moderna,
Milano
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La quiete,
anno 1890, cm. 100 x 150, Galleria d'arte Moderna di
Roma |