L’accostamento alle più
attuali correnti europee limitò la sua arte dai
limiti provinciali della contemporanea pittura
lombarda. Intimamente legato alla tradizione dell’illuminismo
lombardo è sempre presente nei suoi paesaggi un
colorismo prezioso immerso nella luce.
Importanti, tra le sue
opere, le numerose versioni delle “Lavandaie di
Mondonico” o dei “Navigli” che si perdono
nel grigiore e nelle nebbie della piana lombarda,
a proposito delle quali, Raffaello Giolli
scrisse: “Il Gola non pensava alle lavandaie, né
ai navigli. Non rispettava un tema, pensava soltanto
alla pittura né mai l’aveva incantato alcuna grazia
settecentesca”.
Negli ultimi anni
della sua vita, l’artista, dopo i molti ritratti e
paesaggi dipinti, incomincia a preferire la visione
unitaria del mare, cercando di racchiuderla,
stringendola e condensandola, in un’ampia sintesi
cromatica.
Negli impasti
semplificati del suo colore per le infuocate spiagge
agostane, per le marine fluttuanti di blu dagli
argentei riflessi e le profondità dei cieli, si
trova un qualcosa che anticipa, sotto certi
aspetti, il vibrante lirismo dell’arte di Sironi
o di Rouault.
Considerato in un primo
tempo un aristocratico dilettante dai pittori del
fine ‘Ottocento, ebbe invece moltissimi
riconoscimenti ed onorificenze in Germania, negli
Stati Uniti ed in Francia.
Tra le opere uscite dalla
tavolozza del Gola è doveroso ricordare:
“Ritratto della signora in rosa” (Milano,
Collezione privata), “Lavandaia” (Milano,
Civica Raccolta di Stampe Bertarelli),
“Nevicata”(Milano, Collezione Privata),
“Valloncello di Mondonico” e
“Spiaggia ad
Alassio” (Milano, Galleria d’Arte Moderna).
Tre opere di gola
Emilio:
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Nevicata,
anno 1986, cm. 92 x 65, Collezione privata Milano |
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Valloncello di Mondonico,
anno 1895, cm. 199 x 144, Galleria d'Arte Moderna di Milano |
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Spiaggia ad Alassio,
anno 1919, cm. 81,5 x 124,5 |