Sino al 1875 partecipò a tutte le esposizioni di
Brera, ma incominciando da quell’anno, il pittore
espose soltanto all’estero, dove viaggiò molto a
lungo, spingendosi sino in Estremo Oriente.
Giovanni Beltrami
scrisse di lui: “I suoi quadri sono superiori
pressochè a tutti quelli dei paesisti della sua
generazione”. Mentre Vespasiano Bignami lo
definì, prima: “…un grande isolato ed un
coraggioso precursore del paesaggio naturalistico”
ed in altra successiva occasione:” Si chiude il
periodo trionfale dei paesisti: il lombardo Carlo
Mancini, anticipa per suo conto questo periodo, e
senza altri maestri che se medesimo ed il vero,
attinge alla eterna fontana di gioventù, alla
Natura, una vigoria meravigliosa aiutato da una
sensibilità privilegiata, da una mente colta ed
argutissima, giunge con assidua lena a inusitate
altezze tecniche, a originali, penetranti
interpretazioni del vero”.
Studiando i
grandi paesisti inglesi delle prime decadi
dell’Ottocento, la produzione del Mancini si
rifece un po’ a questa corrente, infatti, nei quadri
di dimensione più ridotta, per la freschezza del
colore alcuni soggetti denotano puri accostamenti
all’Impressionismo. Da ricordare: “La
punta di Limonta” (Milano, Galleria d’Arte
Moderna) e “Paesaggio” (Milano, Collezione
Privata).
Due opere di Carlo
Mancini:
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La punta di
Limonta, anno 1875, cm. 70 x 90, Galleria d'arte
Moderna di Milano. |
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Paesaggio,
anno 1885, cm. 8,5 x 11, collezione privata,
Milano.
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Bibliografia:
"Carlo Mancini" nel
catalogo online Artgate della Fondazione Cariplo,
a cura di Elena Lissoni,
2010, CC-BY-SA.