In questo brevissimo periodo, durato qualche
mese a causa dell’improvvisa partenza da Napoli del suo maestro,
Giacinto ha potuto gettare le basi della pittura paesaggistica.
In
seguito incomincia a frequentare lo studio di Pitloo, un pittore
vedutista di origine olandese. In questo atelier conosce l’allievo
Achille Vianelli, con la sorella del quale, si unirà più tardi in
matrimonio. I primi anni, Giacinto non esercita la sua attività
artistica a tempo pieno perché lavora al Real Ufficio Topografico e,
i suoi primi esordi sono a livello locale e di modesti risultati.
Pensa quindi di spostarsi a Roma per alcuni mesi ed allestirvi
qualche mostra personale e, i risultati positivi non si fanno
attendere. Dopo questa esperienza, che lo porta ad un certo livello
di celebrità, Giacinto si dedica anche all’incisione, collaborando
con altri artisti alla realizzazione di una serie illustrazioni
litografiche intitolata “il Viaggio Pittoresco nel Regno delle due
Sicilie” e ad un serie di acqueforti di vedute napoletane. A 25 anni Giacinto, essendo già un pittore conosciuto e molto
apprezzato, può pensare a formarsi una famiglia, quindi prende
moglie. Qualche anno più tardi, nel 1837, in seguito alla morte di
Pitloo, si trasferisce nella stessa casa che il maestro olandese
aveva occupato per molti anni e che era il punto di incontro di
molti artisti. È in questa casa il cuore battente della “Scuola di
Posillipo, e questo il periodo in cui il successo e la celebrità di
Giacinto Gigante diventano travolgenti: la nobiltà italiana e
straniera se lo contende, tanto da essere chiamato a corte da
Francesco II per l’insegnamento della pittura alla figlie e,
addirittura ricercato dall’Imperatrice di Russia. Gli anni che
seguono vedono Giacinto recarsi più volte a Roma, quindi, nel 1869,
a Parigi. Morirà il 29 settembre del 1876. Un grandissimo numero di
sue opere sono custodite nel Museo di San Martino di Napoli, nel
Museo Correale e nella Collezione Astarita di Sorrento e, nella
collezione Talamo di Cava dei Tirreni.