Intorno al 1612
inizia, prima con qualche nozione a Rouen, quindi passa a
Parigi studiando e lavorando nella bottega di Ferdinand
Elle, pittore fiammingo, e poi in quella di G. Lallemand,
dove inizia a studiare le opere dei manieristi francesi di
Fontainebleau e quelle degli artisti rinascimentali
italiani, in particolare, Leonardo da Vinci e Raffaello
Sanzio.
Gli
inizi di carriera di Nicolas non sono particolarmente
fortunati anche se produce sei grandi tempere per il
Collegio dei Gesuiti ed una tela per la cattedrale di
Notre-Dame di Parigi (opere che poi sono andate perdute).
Partecipa alla decorazione del palazzo del Lussemburgo, ma
non riceve nessuna commissione tanto importante da
lasciarlo emergere professionalmente.
Nel 1620-1621 è in Italia, ma la sua permanenza viene
interrotta a Firenze, probabilmente a causa delle sue
cattive condizioni di salute, e solo nel marzo del 1624,
dopo un soggiorno a Venezia, raggiunge Roma e qui si
stabilisce fino alla fine dei suoi giorni.
Anche in
quel di Roma la sua affermazione in campo artistico si
mostra lenta e difficoltosa, in compenso cerca di
approfondire le sue conoscenze sull’arte di Raffaello,
indirizzandosi anche verso lo studio dell’anatomia,
argomento molto trattato nel periodo rinascimentale, così
come lo sono l’ottica e la prospettiva.
Frequentando
gli ambienti artistici romani Poussin non si lascia
trascinare nell’allora tanto diffusa ed amata tendenza “caravaggesca”,
ma preferisce seguire la tradizione pittorica veneziana del
Cinquecento divenendo tenace e fervido ammiratore dell’opera
di Tiziano.
Tuttavia,
intorno agli anni che conclusero il decennio tra 1620 ed il
1630 i più raffinati e colti collezionisti romani iniziano
ad apprezzare e valorizzare le sue opere. Dipinti in
quell’epoca sono: il “Martirio di Sant’Erasmo” (Pinacoteca
Vaticana), la “Morte di Germanico” (Minneapolis, Institute
of Art), il “Trionfo di Flora” (Parigi, Museo del Louvre),
l’”Ispirazione del poeta” (Parigi, Museo del Louvre) e la
“Strage degli innocenti” (Parigi, Petit Palais). In queste
interessanti e complesse composizioni sono racchiuse le
diverse esperienze dell’artista normanno: l’arte veneta,
come abbiamo già visto, gli arazzi di Raffaello e lo studio
sulle antiche sculture.
Sempre in quegli anni Poussin sposa Anne-Marie Dughet,
figlia di un pasticcere francese trapiantato in Italia,
diviene membro dell’Accademia di San Luca e, negli anni
Quaranta, la sua produzione diviene più che altro
indirizzata verso dipinti dal formato assai ridotto, con
soggetti di tipo storico o mitologico, come: “Peste di
Ashdod” (Parigi, Museo del Louvre), “Ratto delle Sabine”
(New York, Metropolitan Museum), “Venere sorpresa dai
satiri” (Zurigo, Kunsthaus), “Narciso ed Eco” (Parigi, Museo
del Louvre), “Venere” (Dresda, Gemäldegalerie), “San
Giovanni che battezza la turbe” (Parigi, Museo del Louvre) e
“Caduta della manna” (Parigi, Museo del Louvre), dove, in
questi ultimi due, si manifestano accentuati interessi per
il paesaggio.
Ritornato a
Parigi, nel 1640, invitato dal re Luigi XIII, viene
incaricato di dirigere le decorazioni della grande Galleria
del Museo del Louvre, ma affaticato dal lavoro incalzante
delle varie commissioni ed amareggiato dalle ostilità, nel
1642 rientra di nuovo a Roma dove, in una modesta casa di
Via Paolina, riesce a trovare quella quiete adatta alle
meditazioni di cui si sente tanto bisognoso.
Intanto, una
malattia, presentatasi con tremore alle mani, lo costringe
a periodi di inattività, ma nonostante tutto continua a
dipingere sino quasi al raggiungimento della sua morte che
avviene il 19 novembre del 1665.
Nicolas
Poussin, è ritenuto uno dei massimi rappresentanti del
classicismo secentesco.