E poiché molti amatori e professionisti non sono ancora di
quest'avviso, qualora non abbiano idee preconcette ne interessi
in gioco, lo dirò per inciso, e si possa aprir loro gli occhi e
farne loro conoscere almeno le caratteristiche essenziali,
saranno senz'altro d'accordo, se non subito, certo in breve
tempo, perché le opere del suddetto Signore sono eseguite con
una regola continua e ragionata da cima a fondo. [...] Quanto ho
detto sopra di Poussin dovrebbe bastare a farne conoscere, in
parte, la grandezza; aggiungerò soltanto che chi seguirà le sue
tracce per progredire nella pratica di tale arte attraverso un
gusto così elevato, non si troverà mai su una cattiva strada. E
coloro che sceglieranno sue opere, soprattutto fra quelle
eseguite da otto o dieci anni a questa parte, o simili, potranno
essere certi di possedere dei quadri così belli che non è
possibile averne di migliori, siano essi storici, di paesaggio o
altre figurazioni; essendo, a mio avviso, tanto universale e a
un tal livello che ho visto anche paesaggi da lui eseguiti per
puro svago, che dovrebbero occupare il primo posto in questo
genere di opere. A.
Bosse, Sentimens sur la dìstinction des diverses manières de
peinture..., 1649
[...]
Se ciò [trovare delle buone opere d'arte a Roma nel 1655] è
difficile, lo è ancora di più assicurarsi un buon pittore.
Poussin, che ieri ho espressamente introdotto in argomento, mi
assicurò che non vi era più nessuno nella pittura che fosse
accettabile e che nemmeno vedeva alcuno formarsi e che
quest'arte stava per decadere di colpo. In effetti, non c'è più
che lui e non si trova alcun quadro passabile all'infuori di
quelli di Poussin, il cui costo è sbalorditivo [...]. Nondimeno
vi sono tre quadri di Poussin in vendita presso dei romani, ma
trattandosi delle sue tre opere di più grande formato e anche
più rifinite, ogni quadro costa duecento pistole, tranne uno che
è più caro. La qualità delle opere di questo grande uomo e la
scarsità di artisti che lavorino bene ha portato i suoi quadri a
tali somme elevatissime [...]. Poussin, che ha impegni di lavoro
per due anni, si offre di dedicarsi poi al tema che vorrò.
Quantunque si dica che la mano tremante non rende più le sue
opere così belle, tuttavia si tratta di una maldicenza; egli
lavora meglio che mai e con maggiore precisione. Si trarrebbe
maggior vantaggio dal fargli eseguire qualche quadro piuttosto
che comperarne di già fatti. Le sue opere, qualche tempo dopo la
sua morte, saranno infinitamente più ricercate e costose.
L. fouquet,
Lettera a Nicolas Fouquet, 2 agosto 1655
...
Il nostro secolo ci ha fatto conoscere [a proposito dei pittori
in Roma] degli uomini nuovi che, se non uguagliano i
predecessori, liimitano, almeno, e Si seguono molto da vicino.
Vedete ad esempio un Pietro da Cortona, che gli italiani
considerano superiore a tutti gli altri, ed è in realtà
eccellente nelle grandi figure cui si è particolarmente
dedicato, a giudicare dalle opere di grandi dimensioni che si
vedono nel salone di Palestrina, e dalla quantità di dipinti che
papi, cardinali e principi gli hanno fatto eseguire e conservano
con stima senza uguali. C'è poi Poussin, i cui meriti sono ben
noti, e del quale, come francese, sento il dovere di dire per la
gloria della mia nazione che se non occupa il primo posto, è
soltanto per l'invidia e la rivalità degli italiani; mirabile
per il disegno e la storia che conosce alla perfezione; i quadri
di lui, vivo, si vendono cari quanto quelli dei più abili
pittori cent'anni dopo la loro morte.
ph. E.
de coulanges,
Relation de mon voyage d'Allemagne et d'Italie es années mil six
cens cinquante sept et cinquante huit, 1657-58.
[...]
[Lorenzo Bernini, in visita presso M. de Chantelou, nel 1665] Si
è diretto nel salone in cui si trovano i Sette Sacramenti,
dove non c'era altro quadro scoperto all'infuori della
Cresima. L'ha osservata con grande devozione, esclamando:
"Ha imitato il colorito di Rafaello in quel quadro; è un bei
istoriare. Che divozione! Che silenzio! Che bellezza ha quella
putta!" {*}. Suo figlio e Mattia hanno ammirato il giovane
levita, poi la donna vestita di giallo, quindi tutte le figure,
una dopo l'altra. Poi ho fatto scoprire lo Sposalizio,
che ha esaminato come ha fatto col primo, senza proferire
parola, scostando la tenda che copriva parte di una figura
dietro a una colonna. [...] Ne hanno ammirato la grandezza e la
maestosità, hanno considerato l'assieme con grande attenzione;
poi venendo al particolare, hanno ammirato la nobiltà e la
finezza delle fanciulle e delle donne che ha inserito nella
cerimonia, e fra le altre quella che sta a metà di una colonna.
Dopo hanno visto la Penitenza, osservandola molto a lungo
e ammirandola. Frattanto ho fatto tirar giù l'Estrema
Unzione, e l'ho fatta mettere vicino alla luce così che il
Cavaliere potesse vederla meglio. L'ha guardata stando in piedi
per un bei po', poi si è inginocchiato per meglio osservarla
cambiando di volta in volta gli occhiali, manifestando tutta la
sua meraviglia senza parlare. Infine si è alzato e ha detto che
il quadro produceva la stessa sensazione di una predica che si
segue con estrema attenzione e dalla quale si esce senza dire
nulla, ma di cui si avverte l'effetto internamente. Ho fatto
mettere poi anche il Battesimo vicino alla finestra, e ho
detto al Cavaliere che vi era raffigurata l'alba. L'ha osservato
un po' da seduto, poi è tornato a inginocchiarsi, ha cambiato
posto di quando in quando per vederlo meglio, da una parte
all'altra, poi ha detto: "Questo non mi piace meno degli altri";
ha chiesto se li possedevo tutti e sette. Gli ho risposto di sì.
Non si è stancato di ammirarli per un'ora intera. Dopo,
rialzatesi, ha detto: "Voi m'avete dato oggi un grandissimo
disgusto, mostrandomi la virtù d'un uomo che mi fa conoscere che
non so niente" (*).
[...]
In seguito ha visto i due restanti Sacramenti, e li ha
osservati con attenzione pari agli altri. In quanto alla
Cena, è piaciuta molto al Cavaliere, che ha fatto notare ai
signori Paolo e Mattia la bellezza delle teste, tutte una dopo
l'altra, e l'armonia della luce. Riprendeva ora uno ora l'altro;
poi disse : " Se dovessi scegliere uno di questi quadri mi
sentirei molto imbarazzato", e indicava quello di Raffaello con
gli altri. "Non saprei - disse - quale scegliere. Ho sempre
apprezzato il signor Poussin, e mi rammento che Guido [Reni] me
ne voleva per il modo in cui parlavo del quadro [di Poussin] //
martirio di sarCErasmo, in San Pietro, perché, a suo
avviso, aveva troppo esaltato questo quadro dicendo a Urbano
Vili : Se io /ossi pittore, quel quadro mi daria gran
mortificazione l. È un grande genio e inoltre ha
fatto la sua più importante esercitazione sull'antico". [...] Ha
visto poi [presso Cérisier] il grande paesaggio nella Morte
di Focione, e l'ha trovato bello; dell'altro, dove si
raccolgono le sue ceneri, dopo averlo a lungo osservato, disse:
"// signor Poussin. è un pittore che lavora di là2,
mostrando la fronte. Gli ho risposto che le sue opere erano
frutto della niente, avendo sempre avuto mani maldestre.
P. fréart de chantelou,
Journal du voyage du Cavalier Bernin en France (1665),
1885
Tra i
pittori che godevano di maggior considerazione in Roma, posso
citare come i più celebri il Cavalier Lanfranco, Pietro da
Cortona, e il famoso Poussin, che nomino per ultimo essendo il
più giovane dei tre. Ho avuto gran cura di conoscerli, in
particolare Poussin, col quale ho stabilito un'amicizia molto
stretta. Tutti conoscono il suo valore, e, in quanto a me, non
credo sia esistito un pittore che avesse un concetto più elevato
sulla perfezione della pittura ne che sapesse meglio di lui
quello che può rendere compiuta un'opera. E se già ne avvertiamo
tracce vigorose in ciò che ha creato, elementi ancora più
significativi forniva coi suoi discorsi; e devo ammettere che
proprio dalla sua conversazione ho imparato a conoscere quanto
di più sublime esiste nelle opere dei maestri insigni, e quanto
hanno ponderato per renderle più perfette. Benché affettasse la
necessità di appartarsi quando lavorava, per non vedersi
costretto ad ammettere la presenza di persone che lo avrebbero
disturbato con visite troppo assidue, godevo tuttavia d'un tale
trattamento di favore da consentirmi sempre di vederlo
dipingere; e allora, associando la pratica agli insegnamenti, mi
faceva notare, concretamente sul lavoro e attraverso una
dimostrazione sensibile, la verità di quanto m'insegnava a
parole. Notavo con grande compiacimento in che modo operava per
fissare su una tela i maestosi e nobili temi che aveva
coordinato nella mente. Osservavo con attenzione in quale
maniera definiva le figure, marcandone i tratti, se mi è lecito
usare questa parola, con una nettezza che echeggiava quella del
suo pensiero. Osservavo con una cura affatto particolare come
mescolava i colori, per rendere quegli abbassamenti di tono atti
ad arrotondare i corpi, a rilevare le luci e le ombre e a
produrre gradi diversi di allontanamento per fare retrocedere o
aggettare le varie parti di un quadro : ciò che ha saputo
realizzare con tanta maestria e bellezza. Avrò [così] il
privilegio di parlare con encomio di un pittore francese [Poussin]
che è stato gloria e onore della nostra nazione, e, si può dire,
ha strappato tutta la scienza della Pittura dalle braccia della
Grecia e dell'Italia per portarla in Francia, dove le più
elevate Scienze e le più belle Arti sembrano oggi aver
confluito. I suoi quadri, che arricchiscono il gabinetto del rè
e i molti altri sparsi in varie parti d'Europa, serviranno da
testimoni ineccepibili su quanto esporrò parlando di questo
grande uomo.
félibien,
Entretiens sur les vies et sur les ouvrages des plus excellens
peintres anciens et modernes, 1666
[...]
Non aveva nulla dell'umore diffidente dei normanni. Era la
franchezza in persona. Aveva l'animo grande e nobile ed era
degno non soltanto di essere pittore, nella qual cosa egli
eccelse, ma di governare lo Stato, se si fosse applicato alla
politica e alla finanza tanto si era applicato, per fatalità
della sua Stella, alla pittura. Era un genio di prim'ordine,
nato per le scienze e le arti, il suo più tenero amore : e che
costituirono quasi l'unico piacere della sua vita, felice e
infelice. Oscura e celebre, intendo dire, povera e agiata;
dapprima screditata dall'invidia, e infine ricoperta di gloria e
onori quand'egli ormai non era più in condizione di goderne.
Poiché aveva molta ragione e cervello, una immaginazione vivace
e forte, una memoria sicurissima, un giudizio assai solido,
accompagnato da un buon senso naturale che il cielo non concede
a tutti i pittori, egli decise di darsi a questa professione,
che non ha in sé di abietto nient'altro che il nome e la
qualifica di pittore, con tutti i soprannomi che malignità degli
uomini ha trovato conveniente attribuire. Avendo la vista buona
e un'eccellente facoltà di discernimento, una mano discreta
(infatti non mi pare l'abbia mai avuta delle migliori) decise di
darsi alla pittura. Ma non avendo ancora alcun senso del colore
e per quanto dipingesse con gusto abbastanza buono, la sua
pittura non poteva piacere, per la mancanza del colore e degli
accordi cromatici. In effetti le sue prime opere sono molto
secche, poco nutrite. Non eccelse mai per il colore come per
altri elementi della pittura, cioè il disegno e la composizione,
nei quali ha superato non solo tutti i pittori del suo tempo, ma
- non è necessario asserirlo — lo stesso Raffaello. Wandeyck [Van
Dyck], sostenuto solo dalle doti di colorista gli è assai
inferiore nel disegno, e così Rubens e tutti i maestri
fiamminghi.
L. H. loménie de brienne,
Discours sur Ies ouvrages des plus excellens peintres
anciens et nouveaux..., 1693-95
Poussin ebbe
al principio uno stile abbastanza fiero, e si avverte che i suoi
primi dipinti sono ben eseguiti, con gusto cromatico superiore
rispetto ai successivi. Agli esordi della seconda maniera, egli
creava ancora opere colorite piuttosto bene, ma nelle seguenti
trascurò del tutto il colore, divenne grigio tanto da far
apparire i suoi quadri privi di vigore e di effetto; le sue
opere presenti a Parigi forniscono le prove palmari del
disgregamento dei colori dovuto al mutamento dello stile...
Poussin aveva un'immaginazione feconda, che gli suggeriva in
gran numero concetti geniali per ogni genere di temi. Egli ha
trattato parimenti il grazioso, lo storico, il tenero e il
terribile [...]. È pur vero che il suo genio era incline più a
un carattere nobile, virile, austero che alla grazia. Quanto al
disegno, è altrettanto bello e preciso quanto quello di
Raffaello; non oso dire, quanto quello degli antichi... Poussin
ha espresso vivacemente le passioni dell'anima; tuttavia gli si
può rimproverare di essere incorso spesso in ripetizioni
espressive troppo sensibili. Aveva contratto tale difetto per la
scarsa inclinazione a studiare la natura, fonte della varietà.
Sempre per la stessa ragione, il nudo, specialmente nelle ultime
creazioni, si assimila alla pietra dipinta, acquisisce piuttosto
la durezza del marmo che non la delicatezza della carne che,
come in Vandeick [Van Dyck] e in Rubens, deve esprimersi piena
di sangue e di vita... Poussin realizza tutti i panneggi in una
stessa stoffa, dipingendoli soltanto con tinte diverse; le
pieghe, numerose, contrastano una nobile semplicità, e
richiamano troppo quelle delle figure antiche...
J.B. DE boyer d'argens,
Réflexions critiques sur les differentes ecoles de
peinture, 1752
Poussin
aveva trascorso tanto tempo nell'assidua frequentazione e
indagine
delle statue antiche, che si può dire le conoscesse meglio delle
persone a lui vicine. Ho sovente pensato che avesse spinto la
venerazione per gli antichi al punto di augurarsi che le proprie
opere assumessero, appunto, l'apparenza di quadri antichi [...].
Non v'è
alcun altro pittore moderno le cui opere tendano all'antico
quanto i dipinti di Poussin. Le sue creazioni migliori sono
improntate a un rigore esecutivo considerevole, che, quantunque
non lo si debba in alcun modo prendere a esempio, è pur tuttavia
in rapporto con quella linearità di gusto antico che
caratterizza il suo stile. Come Polidoro da Caravaggio, aveva
studiato tanto gli antichi che si era abituato a pensare a modo
loro, e sembra aver appreso alla perfezione i movimenti e gli
atteggiamenti che essi assumevano in ogni circostanza.
Nell'ultimo
periodo della vita, Poussin mutò il suo fare conciso in una
maniera più morbida e ricca, perseguendo un accordo più intimo
tra le figure e il fondo : come si avverte nei Sette
Sacramenti della Galleria del duca di Orléans. Tuttavia ne
questi quadri, ne alcuno di quanti egli ha dipinto secondo tale
gusto, possono essere paragonati ai numerosi quadri della
maniera aspra esistenti in Inghilterra.
I temi
preferiti da Poussin sono stati le favole antiche, e, nel
dipingere simili figurazioni, nessun pittore ha avuto mai
abilità maggiore, non solo per la sua profonda conoscenza di
cerimonie, costumi e usanze vetuste, ma più ancora per la
consapevolezza dei diversi caratteri impressi alle figure
allegoriche da coloro che le crearono. Quantunque Rubens abbia
manifestato molta fantasia nelle sue immagini di satiri. Sileni
e fauni, tuttavia in lui esse non costituiscono quella galleria
differenziata di tipi messa in scena così attendibilmente dagli
antichi e da Poussin. Senza dubbio, quando si vuole raffigurare
simili temi dell'antichità non bisogna che dal dipinto traspaia
nulla che riporti ai tempi moderni. Lo spirito è relegato nei
secoli trascorsi, e non deve apparire nulla che spezzi
quest'illusione.
Poussin
sembra aver creduto che lo stile e il linguaggio atti a
esprimere questo genere di episodi non si sminuiscano a
conservare qualcosa della vecchia maniera di dipingere, la
quale, pare, consisteva in una generale uniformità dell'assieme;
di modo che lo spirito ritorni al mondo antico non soltanto per
la scelta del tema ma anche per la tecnica con cui esso è
realizzato. [...] Poussin ha dipinto sovente una macchia di
drappeggio blu quando il tono dell'assieme tende al bruno o
all'ocra: ciò dimostra che l'armonia dei colori non era il punto
forte di questo grande uomo. J.
reynolds,
Discourses delivered at Royal Academy, 1772-1778