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La Pittura di Raffaello
(Urbino, 1483 - Roma 1520)
L'ambiente della fanciullezza di Raffaello,
sull'altura urbinate dalle fiorenti e sane paesaggistiche,
offre alla sua geniale predisposizione delle visioni ricche di
intensa armonia che gli permettono di formare il suo alto gusto.
I primi insegnamenti, che riceve dal padre Giovanni Santi,
vengono bruscamente interrotti a undici anni per la scomparsa di
quest'ultimo, ma proseguono con il giovane Timoteo della Vite
(Timoteo Viti o Timoteo da Urbino, 1469 - 1523), discepolo del
Francia, un pittore dal soave ma alquanto affaticato linguaggio.
Il giovane Raffaello incomincia ad amare la pittura di Piero
della Francesca, che arricchirà il suo già profondo senso dello
spazio.
Questa sua nuova maniera di sentire la pittura non riesce però
ad allontanarlo del tutto dallo stile del suo maestro come si
evidenzia nelle piccole (17 cm.) ed equilibrate opere giovanili
– il Sogno del cavaliere e le Tre Grazie – dove Raffaello, allo
stile di Timoteo aggiunge quello della spazialità che conferisce
alle composizioni un più ampio respiro.
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Il sogno del cavaliere, Londra,
National Gallery (cm.17) |
Le Tre Grazie, 17 x 17 cm, 1505, Museo Condé,
Chantilly |
La sua continua ricerca per una corretta
composizione spaziale, per il giusto equilibrio delle forme e
per la conquista di una profondità atmosferica ottenuta da
armoniosi impasti di colore, ha una risposta nell'arte del
Perugino (pale in Santa Maria Nuova a Fano del
1497 e del 1498). Ma Raffaello,
nell'assorbire queste pregiate peculiarità, riesce a superarlo
ed a staccarsi da esso conferendo originalità alle sue opere.
Anche nei dipinti del periodo perugino (1500 - 1504) come
l'Incoronazione della Vergine (conosciuta anche come
Pala Oddi, commissionata nel 1502 dalla famiglia Oddi per la
chiesa di San Francesco a Perugia, attualmente custodita nella
Pinacoteca Vaticana) e lo Sposalizio della Vergine (Accademia di
Brera), Raffaello si stacca decisamente dalla pittura del
Perugino, nonostante l'esatta ripetizione del tema della seconda
opera. Già prima, Raffaello aveva ripetuto lo schema della
Consegna delle chiavi del Perugino (Cappella Sistina,
Vaticano) per il duomo di Perugia, ma non vi è alcuna traccia di
plagio nelle sue opere, perché egli conferisce alle figure
energia e vitalità con deliziosa purezza. Possiamo affermare che
Raffaello parte certamente dal Perugino, ma sviluppa
ulteriormente il suo linguaggio in una nuova armonia che
comprende tutte le essenzialità della pittura e, principalmente,
il rapporto tra spazio e figure, oltre naturalmente al proprio
caratteristico e luminoso cromatismo.
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Perugino:
Lo sposalizio della Vergine, Musée des
Beaux Arts, Caen |
Raffaello:
Lo sposalizio della Vergine, Pinacoteca di Brera |
Questo rapporto tra spazio e figure, tanto
caro a Raffaello, viene da lui integrato, nel suo soggiorno
fiorentino (1504 - 1508), con le morbide atmosfere leonardesche
ottenute con sfumati chiaroscuri in un armonioso e plastico
cromatismo. La Madonna del granduca (Palazzo Pitti,
Firenze), che colpisce l'osservatore nella dolcezza e nei tratti
delicati del volto della Vergine, con le palpebre abbassate come
in un sogno fantastico o in un dolce ricordo, è un esempio del
senso plastico che l'artista conferisce alle figure insieme alla
vitalità ed alla forza di farle staccare dallo sfondo scuro.
Nella Madonna di Casa Tempi (1507-1508, attualmente
nella Alte Pinakothek di Monaco), con lo stesso armonico
scorrere del tratto e con lo stesso caloroso rapporto tra madre
e bambino, tipico in Raffaello, le figure sono inserite in un
luminoso ambiente esterno.
continua
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