La sua educazione nel campo letterario
non è molto ricca e si sa per certa la sua ignoranza
della lingua latina. Viste le sue grandi doti
artistiche, viene avviato alla pittura insieme al
fratello nella città dove l’arte è fiorente, cioè a
Venezia.
Tiziano Vecellio arriva nella città
lagunare da giovanissimo ed inizia subito a lavorare,
prima nello studio del pittore Sebastiano Zuccato, dopo
nelle botteghe di Giovanni Bellini e Gentile. Qui
conosce il Giorgione (Giorgio di Castelfranco) e stringe
con lui una sincera amicizia diventando, per un certo
periodo, anche suo socio in affari. Realizzano,
lavorando l’uno a fianco dell’altro, gli affreschi del
Fondaco dei Tedeschi. Prima di portare a termine questi
lavori, Giorgione muore e Tiziano, oltre a completare
gli affreschi, termina anche molte sue opere incompiute.
Nel
1511 si trova a Padova dove è attivo nelle scuole del Carmine e
del Santo (il miracolo del neonato, il miracolo della donna ferita e il
miracolo del piede risanato). Da qui è richiamato a Venezia per
la realizzazione di affreschi nella sala del Gran Consiglio del Palazzo
Ducale. Sempre a Venezia, alla morte di Giovanni Bellini, la
Serenissima lo nomina suo pittore ufficiale.
Nel 1525, dopo aver già avuto due figli
da Cecilia Soldano, si unisce con lei in matrimonio. Nel
1530 Cecilia, pochi mesi prima di morire, gli dà una
figlia (Lavinia).
Ritornando agli affreschi realizzati nella sala del
Gran consiglio del Palazzo ducale, purtroppo questi vengono
completamente distrutti dal devastante incendio del 1577 e, con la
perdita di essi, viene a mancare anche un importante punto di
riferimento per suffragare le attribuzioni di alcune opere come
l’Adultera di Glasgow, il Concerto (Palazzo Pitti) ed il Concerto
Campestre (Louvre): tutte e tre le opere, eseguite più o meno nello
stesso periodo, risentono di una forte influenza del Giorgione ed è
difficile attribuirle con certezza all'uno o all'altro artista.
In
ogni caso le doti artistiche di Tiziano si sviluppano in un brevissimo
periodo e le sue peculiarità risultano sempre più
marcate; la forte sensibilità e il vigore coloristico insieme
all’intensa drammaticità tematica si ritrovano nel ”L’Amor sacro e l’Amor profano” attualmente custodito nella Galleria Borghese a Roma e nel “L’Assunta”
custodito a Venezia in Santa Maria dei Frari. Verso il 1518, su
committenza di Alfonso d’Este, Tiziano realizza tre opere di
singolare bellezza, dove virtuosi effetti di luce ed ombra movimentano
uno scenario fantastico e mitologico. Tiziano incomincia ad essere
riconosciuto in tutta Europa ed i suoi ritratti diventano la Pittura
più ambita delle classi aristocratiche. Tutto questo grazie alla
sua grande capacità di catturare con pochi colpi di pennello le
caratteristiche più significative del personaggio da ritrarre,
elevandolo ai livelli più alti. Tra i suoi ritratti troviamo
personaggi come l’Ariosto, attualmente alla National
Gallery di Londra, Federico Gonzaga e Carlo V al Prado di Madrid, il
cardinale Ippolito dei Medici a Palazzo Pitti di Firenze e Francesco
della Rovere agli Uffizi di Firenze. La sublimazione del soggetto,
caratterizzante i personaggi ritratti da Tiziano, è evidente
anche nelle opere “la Sacra conversazione con i donatori
Pesaro” eseguita nel 1526 (dimensione cm. 268) in Santa Maria
gloriosa dei Frari, “La Bella” a Palazzo Pitti e
“Ritratto di Isabella di Portogallo” al Prado di Madrid. In
queste opere, come tra l’altro in tutta la produzione di Tiziano
(pochissimo quella del periodo manieristico), si evidenzia il modello
ideale della bellezza del Cinquecento.
Nella maggior parte delle sue opere
ritrattistiche vi sono raffigurate donne bellissime e
sensuali, molto spesso con la capigliatura sciolta ed
abbondante che ricade sul corpo dalle nude spalle, con
accessori allegorici o simbolici come animali domestici o
strumenti musicali. In tutte le sue opere ritrattistiche
predomina il rosso. Più che ritratti sono considerati pure
esaltazioni dell’eleganza e della bellezza femminile. Quasi
tutti i suoi ritratti realizzati nell’età giovanile hanno
come soggetto personaggi non popolari, ma via via che la sua
fama si diffonde, Tiziano ritrae i personaggi più importanti
del suo periodo, sia in Italia che all’estero.
Ad un certo punto, intorno al terzo
decennio, questo equilibrio viene a mancare quando Tiziano
incomincia a seguire la corrente manieristica ed un primo
esempio lampante di questo cambiamento si evidenzia
nell’opera “L’Incoronazione di spine” (1542 Santa Maria
delle Grazie, Milano).
Tiziano si reca a Roma, per un soggiorno
lungo molti mesi tra il 1545 e il 1546, per realizzare le
sue opere più belle e significative. Tra queste c’è il ritratto
di papa Paolo III con i nipoti Alessandro ed Ottavio Farnese
custodito nella galleria di Capodimonte a Napoli. Nonostante
che in questa fase Roma sia sotto la piena influenza
manieristica, Tiziano riesce ad affrancarsene, anche se
parzialmente, proprio nel suo periodo romano. Questo si nota
nell’opera “Danae” con Cupido (anno 1545 anch’essa custodia
nella famosa Galleria di Napoli) dove tutto lo schema
compositivo risente ancora dell’influsso manieristico, ma
Tiziano riesce a raffigurare l’essenziale tralasciando tutti
gli elementi inutili ed esornativi.