Le
figure di Cossa un po' pesanti come quelle di Zoppo, ma
meglio disegnate, hanno un grande carattere di serietà e
di dignità; il dettaglio troppo ricco è eseguito con
grande eleganza in una tonalità grigiastra.
J. burckhardt,
Der Cicerone, 1855 (ed. it. 1952)
Ebbe
un fare più grandioso di quello solito ad incontrarsi
ne' tempi suoi : molta facilità, poca sceltezza di
forme, aspirazione religiosa tale che fu detto dagli
scrittori contemporanei pittore devoto. C.
laderchi,
La pittura ferrarese, 1857
Un'austera
grandiosità e nobiltà di atteggiamento si esprime nelle figure;
una scultorea ampiezza distingue i drappeggi, ma le pietre
sembrano quasi sempre studiate dalla natura; i contorni sono
chiari e forti, in modo da rendere il corpo nudo e le estremità
con una precisa prospettiva e anatomia ; il rilievo è ottenuto
attraverso l'accuratezza del chiaroscuro, con una esatta
modellatura e con colori contrastanti.
G. B. cavalcaselle
- J. A. crowe,
History of Paintings in North Italy, 1871
Cossa è per
certi aspetti superiore al suo concittadino Tura. È meno rigido;
da agli incarnati una maggiore flessibilità e naturalezza; i
suoi ricchi colori hanno gradazioni più delicate. Infine, si
avvicina a soggetti profani con una disinvoltura del tutto
nuova. Come gli altri artisti formatisi a Padova, amava l'arte
antica e cercava, per quanto possibile, di accostarvisi. Lo
testimoniano gli archi a tutto sesto, i cornicioni e i dettagli
[...]. G.
gruyer, L'art ferrarais a l'époque des princes d'Este,
1897
La
libertà inventiva in alcuni particolari architettonici, come
negli archi a fasci di canne ricurve, mostra come l'artista
traesse dall'architettura vivente gli esempi [...]. Se, come
sembra, il pittore vide il Mantegna, non ne intese lo sforzo di
ricostruzione dell'antico, perché non ebbe in sé la preparazione
umanistica di quel capostipite. Ne sentì soltanto la vigoria che
gli si ripercosse nelle membra poderose. A.
venturi, Storia
dell'arte italiana, VII, 1914
L'arte del
Cossa fu meno poderosa di quella del Tura — per la materia più
delicata della quale fu composta, per l'inquietudine e l'ansietà
della quale fu nutrita, fu anche meno impassibile, più
spirituale e più umana. N.
barbantini, La
pittura ferrarese nel Rinascimento, in "Nuova Antologia", 1933
Se in un
primo tempo egli sente l'influsso del Tura, da cui deriva anche
quel paesaggio desolato e pietroso, nei riguardi figurativi se
ne discosta per un vivo interesse verso il mondo sensibile
realizzato con intenzioni naturalistiche, ma nitidamente, in un
plasticismo che gli viene dai fiorentini, come Andrea del
Castagno, e dal Mantegna, unito ad un colore di origine
pierfrancescana. E, sempre pittore per doti native, sia che
illustri gioiosamente temi cavaliereschi, o s'impegni in sacre
leggende, o presenti figurazioni monumentali, si esprime con
spontaneità e schiettezza rusticane, che la cultura non riesce a
celare e che lo riallacciano ai grandi scultori romanici
emiliani. M.
salmi, Francesco del Cossa, in "Enciclopedia Universale
dell'Arte", IV, 1960
II suo
'modo' d'arte, a differenza del Tura, si libera da quella
drammaticità provocata dal movimento fermato e impietrito
forzatamente, trova risoluzione in una libertà di agire e di
muoversi [...]. Si ritrovano alcuni dei motivi tipici della
espressione artistica ferrarese: l'aspra plasticità, il segno
ricurvo, a unghiata, il taglio drammatico, l'arrovellarsi del
panneggio, il piacere dell'uso del colore a forti e calde
tonalità, le vivide macchie di colore — motivo di sfoggio
cromatico più che simboli od immagini —; il gusto, talora di
sapore fin decadente, per un paesaggio fantastico, irreale,
quasi surreale — rocce e rovine immaginose — lavorato con
sensibilità tonale su gamma cromatica di vario tenue riflesso,
motivo paesistico sempre in contrasto con la chiarezza plastica
e la energia del primo piano figurativo. F.
cologni, Itinerari
del tempo antico dell'arte: C. Tura, F. Cossa. E. de' Roberti,
1961