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Jan Vermeer: L'atelier
La carta raffigurata nella composizione risulta assolutamente irreperibile, e tra l'altro venne identificata dal Hultén in un'opera di Ochtervelt (1634-1682), che potrebbe benissimo averla ricopiata dal Vermeer. All'asta del 1696 svoltasi ad Amsterdam un'opera veniva cosi descritta: "Ritratto di Vermeer in una stanza, con vari accessori; d'una bellezza rara; dipinto da lui stesso" (45 fiorini); e che la suocera del maestro, cui il dipinto pervenne dalla vedova Catharina con 'piena libertà' di disporne come volesse, ebbe a protestare allorché il curatore della successione a Vermeer lo fece porre all'incanto". Fra gli studiosi, pochi sono disposti ad identificarci il dipinto in esame. Alla morte dell'artista il dipinto (probabilmente quello di cui stiamo parlando) passò a Catharina (la vedova di Vermeer), che lo cedette (1676) alla madre come saldo, o garanzia, di un prestito di 1000 fiorini, fatto l'anno precedente al pittore. Nella seconda metà del Settecento apparteneva all'ambasciatore d'Austria, barone van Swieten, che lo trasferiva prima a Bruxelles, poi a Parigi e, quindi, a Berlino. Nel 1813 fu acquistato per 50 gulden austriaci dalla Collezione Czernin di Vienna, nella quale rimase fino al 1942, anno in cui venne confiscato da Hitler. Nel 1945 l'opera – restituita – venne trasferita a Vienna e, dallo stesso anno, si trova al Kunsthistorisches Museum, dove era già esposto prima della guerra. Il dipinto è firmato dall'artista sul bordo inferiore della carta geografica appesa alla parete di fondo.
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