...
se il Tintoretto fece conoscere in tante sue fatiche lo sforzo
maggiore dell'arte, con l'esprimere le figure sue con erudite
forme, pronti atteggiamenti e con gran maniera ed energia di
colorire, componendo così spiritosi pensieri, che sono
insuperabili, il Veronese altresì, per le maestose invenzioni,
per la »
teorico, da parte di Schelling e Hegel,
avviene soprattutto a opera di artisti che ne penetrano, per una
sorta di vicinanza spirituale, la novità espressiva del
cromatismo, come Delacroix e Baudelaire (" per composizione, il
Veronese intende delle masse cromatiche, indipendentemente dal
soggetto"). La penetrazione si precisa con Ruskin, che intende,
del Caliari, i sottili rapporti cromatici ed espressivi tra
figure e ambiente; Cavalcaselle, per i preziosi contributi
filologici; Berenson e altri, non senza cadere, talora,
nell'errata supposizione che un'arte così ampiamente pervasa di
mitica serenità sia priva di problematiche autenticamente
profonde.
La maggiore conoscenza della
formazione del maestro, da parte degli studiosi odierni — in
ispecie Fiocco, Arsian, Pallucchini, formazione indubbiamente
riconducibile al manierismo romano-emiliano, in qualche caso ha
fomentato polemiche (si veda il brano del Longhi) sul valore
effettivo di tale componente nello svolgimento artistico del
Veronese. L'opinione più recente che, possiamo dire, ha finito
col trovare d'accordo gli esegeti, pur nelle differenti
valutazioni della componente manieristica — scorge nel
manierismo stesso un mezzo di superamento dell'originario
provincialismo del Veronese; il quale, inseritesi così nella
nuova corrente artistica operante a Venezia, desunse, da tali
premesse, geniali, inedite conclusioni, basate soprattutto
sull'impiego della luce e del colore.
Venustà de' soggetti, per la
piacevolezza de' volti, per la varietà de' sembianti, per le
vaghezze e per gl'infiniti allettamenti, che framise nelle opere
sue, alle quali diede una così elegante simmetria, che
comunemente grazia si appella, si tiene che egli abbellisse la
pittura d'ogni pompa ed ornamento: sì che posti fra sì dubbie e
pellegrine contese, non si può, se non dire, che l'uno fosse il
Castore, l'altro il Polluce del cielo della pittura, e che a
guisa di novelli Atlanti sostenessero così nobil peso, ambi
giovando con i dipinti esempi, dilettando con le varie
invenzioni e con gli artifici più accurati dell'arte.
C. ridolfi, Le
maraviglie dell'arte, 1648
... Paulo xe
un vero Apolo inlauranà.
Liberamente dì
quel che ti sa,
Quel'ombra
ecelsa tè darà el so agiuto.
Oh Paulo
Veronese, oh mio contento,
Meto a segno el
cervei, spiero ben sì
D'aquistar
forza e vigoria da ti,
Per spender la monea del mio talento. ...
Posso
ben su sta massa tuta insieme
Tiorme qualche licencia pitoresca;
Ma bisogna
vardar come se tresca,
Perché (co' se
suoi dir) quel che ama, teme.
El visibile (a
dirla) el stimo el manco;
Stimo la
calamità dela idea,
Quel spirito
divin che me recrea,
E me ferisse el
cuor de ponto in bianco.
Un certo no so
che, brilante e vivo;
Un'anima, che
fa l'azion spirante;
Vorave dir
qualcosa de galante,
Ma de forme
retoriche son privo.
Mi non ho mai
sapù quel che è pitura;
Ne manco adesso
so cosa la sia:
So ben, per
naturai filosofia,
Che questa fa
vergogna ala natura.
Ghe xe de quei,
che fa de gran schiamazzi
Su l'idea d'una
testa e sora un viso,
Sora un che
pianze, o che figura el riso,
Restando per
stupor confusi e pazzi.
Chi vuoi veder
idee, che i vegna qua,
D'ogni
fisonomia, che fa stupir,
Che ve rapisse
el cuor col so gestir,
A segno tal,
che ognun resta incanta.
Ve so che dir,
se sto divin Pitor
Fusse anda a
mendicando i naturali,
Co' fa certi
balordi tali e quali,
Che '1 sarà ve
mai zonto a tal onor!
El so modelo
giera la so mente;
El naturai l'imensa
so dotrina;
L'invencion, la maniera pelegrina Ghe la infuse el Signor, l'Onipotente.
M. boschini, La
carta del navegar pitoresco, 1660
Deve il gran Paolo Veronese chiamarsi il tesoriere della
pittura; poiché da quella gli sono state impartite tutte le
gioie del suo erario prezioso, con facoltà di poterle
distribuire a suo libero arbitrio : di modo che si vede tutto il
mondo gioielato dal suo pennello. Le supreme deità gli hanno
permesso di poter inserire nelle sue opere i Ritratti loro; e
per questo ogni figura di Paolo ha del Celeste ... Le Grazie
tutte hanno avuta mbizione di sempre assistergli; ond'egli può
chiamarsi il diletto del mondo : poiché in lui vi è quel tutto
che ricerca l'arte pittoresca, ed il gusto universale ... Chi
non ha proprio capitale, non si vaglia dell'altrui, che non sarà
mai stimato maestro : ma chi ben intende tutte le parti
dell'invenzione, e ben l'esprime, non può esser che non riesca
un segnalato pittore. Tale certamente fu il nostro Paolo
Calliari Veronese, che fattasi tributaria l'invenzione, anzi
discepola, l'instruisce, e l'ammaestra, e la soccorre nelle
maggior sue occorrenze. O effetti maravigliosi, derivanti da
quel sopra naturai' intelletto, che penetrando non solo nelle
cose di questo mondo, si è inalzato sino alle sfere, ed ha
inventate forme così divine che l'humana mente ne gode, mentre
si vede partecipare di quegli esemplari di Paradiso. M.
boschini, Le ricche
miniere della pittura veneziana, 1674
Questi fu quel grandissimo pittore che veramente può
chiamarsi miracolo dell'Arte e che in altissimo grado ebbe unite
insieme tutte le sue 'perfezioni, tal che l'opere sue, siccome
non anno occhio che censurar le possa, così non àn prezzo che le
possa agguagliare. Le sue invenzioni sono così nobili, che non è
possibile a dirlo, conciossiecosaché veggonsi arricchite di
personaggi, d'attitudini, di scorci, di prospettive, d'ogni
sorta d'adornamento desiderabile; le sue figure altresì si
riconoscono arricchite di tutte quelle qualità più degne che
possano mai desiderarsi ed aversi per più accomodate e proprie
all'azioni ch'egli volle rappresentare ...; fra' doni
singularissimi de' quali gli fu prodigo il Cielo, uno fu d'una
così gran facilità e felicità nell'inventare e nel colorire, che
infinite opere gli uscirono delle mani e, quel ch'è più, senza
che la grandezza del numero di quelle punto scemasse la
perfezione di ciascuna. F.
baldinucci, Notizie
di' professori del disegno .... 1688
Paolo Veronese fu creatore di una nuova maniera; che ben tosto
ebbe in sé rivolti gli occhi di tutti. Scorretto nel disegno, e
più ancora nel costume, mostrò nelle sue opere una facilità di
dipingere da non dirsi, e un tocco che innamora. Quanto di vago
gli veniva mai veduto, quanto di bizzarro sapea concepir nella
fantasia, tutto entrar dovea ad ornare le sue composizioni : e
niente lasciò egli da banda, che straordinarie render le
potesse, magnifiche, nobili, ricche, degne de' più grandi
signori, e de' principi, pe' quali singolarmente pareva ch'egli
maneggiasse il pennello. Quei suoi quadri ornati sempre di belle
e sontuose fabbriche uno non è contento solamente a vedergli; vi
vorrebbe, a dir così, esser dentro, camminargli a suo talento,
cercarne ogni angolo più riposto. Ogni cosa nelle opere di Paolo
è come un incantesimo; e ben di lui si può dire che piacciono
sino ai difetti. F.
algarotti, Saggio
sopra la pittura, 1762
Disegnò questo maestro le teste con molta grazia, con grande
intelligenza e nobiltà; facendo quasi sempre uso del naturale,
donde ne vien la gran varietà e la pellegrina bellezza che in
esse si ammira ... Non si può dimandare a Paolo grande eleganza
nelle figure ignude. L'arte sua è assai distinta nelle vestite
in cui sotto a un bei girare di panni, ricco e maestoso, tutta
si trova la persona in attitudine leggiadra e ben mossa. Dipinse
Paolo con bellissime tinte, fresche, lucide e saporite, e intese
molto bene il colore delle ombre e dei riflessi; mantenendo in
esse la vaghezza ugualmente che nelle chiare. Nascea facilmente
ciò dalla prontezza di operare, per cui restavano esse tinte
vergini e nette. Chi replica più volte e ricerca, non può
conservare freschezza e a quello certamente altra via tener si
conviene ... La felicità, il brio del pennello di Paolo è fra le
meraviglie. Non v'è colpo ne' quadri suoi che non sia sicuro,
che non operi, che non conchiuda, e che non dinoti il
maestro. A. M.
zanetti, Della pittura veneziana, 1771
... Era il suo talento naturalmente nobile,
elevato, magnifico, ameno, vasto ... A chi scrive del suo stile
non potria perdonarsi il silenzio di una rappresentanza che fu a
lui familiare opra tutte [le Cene], che replicò molte
volte, che col tanto esercitarvisi e tanto variarla giunse a
farne desiosi i maggior Sovrani del mondo ... Quali strade si è
aperte in essa per ornare il luogo di architetture, e come di
queste si è valso per accrescere spettatori alla festa! quali
affetti ha dipinto in ciascuno de' principali attori, e come
proprj di quel tempo! ... Si direbbe che per tante bellezze gli
si deon perdonare la scorrezione del disegno in cui cade
talvolta, e l'inosservanza dell'antico costume in cui pecca
sempre ... Questo pittore in sessant'anni di vita dipinse molto,
ma non si può accusare come molti altri di avere dipinto troppo;
ogni suo quadro è degno
di Paolo
... L. lanzi, Storia pittorica della Italia, 1795 - 96
Rembrandt cerca sempre rappresentare l'esatta intensità con la
quale la luce sulla superfice più illuminata d'un oggetto si
contrappone alle parti più oscure di esso. Per ottener ciò, nel
massimo numero dei casi, egli sacrifica la luce e il colore di
cinque sesti della sua pittura e sacrifica insieme ogni
carattere dell'oggetto che esprima tenerezza di forma o di
colore. Ma egli, con abilità e maestria stupende, ottiene la sua
singola verità e quanto di pittorico e di potente deriva da
essa. Veronese al contrario preferisce rappresentare i
molteplici rapporti di ciascuna delle cose con ogni altra cosa
visibile : i loro rapporti con il ciclo in alto e con la terra
sotto di loro. Egli ritiene più importante mostrare come una
figura risalti sulla lievità dell'aria o sul marmo d'una parete;
come una figura rossa o purpurea o bianca si distingua in chiara
visibilità da cose non rosse non purpuree non bianche; come
l'infinita luce meridiana splenda intorno a essa; come
innumerabili veli di tenui ombre la investano; come la sua
nerezza e la sua oscurità, nell'eccesso della loro natura, siano
equamente limitate e localizzate allo stesso modo della sua
intensità luminosa : tutto ciò, dico, egli giudica più
importante che mostrare semplicemente l'esatta misura dello
scintillio dell'elsa d'un pugnale o della luce d'un gioiello.
Tutto ciò, più ancora, egli sente come armonia, idonea a entrare
in un grande sistema di verità cosmica. E con attenta cura, con
insuperabile finezza, egli unifica tutto in uno squisito
equilibrio, avvertendo in ciascuna particella di colore non solo
ciò che in essa è giusto o erroneo, ma qual è il suo rapporto
con ciascun'altra particella della sua tela; restringendo, per
amore di verità, la sua inesauribile potenza; imbrigliando, per
amore di verità, la sua forza impetuosa; velando, di fronte alla
verità, l'inutile splendore; penetrando, per verità, l'oscurità
deprimente; regolando la sua irrequieta invenzione con una legge
di ferro; non permettendo alcun errore, alcuna debolezza, alcuna
negligenza; e sottomettendo tutte le proprie capacità e i propri
impulsi e imaginazioni al dominio di una inesorabile giustizia e
all'obbedienza a una incorruttibile verità. J. Ruskin,
Modern Pinters, 1843-60
C'è un uomo che riesce a far chiaro senza violenti contrasti,
che dipinge il plein-air, che ci fu sempre detto esser
cosa impossibile : quest'uomo è Paolo Caliari. A mio giudizio,
egli è forse l'unico che abbia saputo cogliere tutto il segreto
della natura. Senza dover imitare esattamente la sua maniera, si
può passare per molte strade sulle quali egli ha collocato
fiaccole indicatrici ... Io devo tutto a Paolo Veronese.
E. delacroix,
Journal, 1854
La grandezza di Paolo sta in ciò : che egli, ben conscio
dell'essenza autentica della scuola veneziana, non cercò di
innestare una pittura mossa, epica, su una radice di diversa
natura, come il Tintoretto, ma innalzò la pittura, quale l'aveva
trovata, al più alto vertice, valorizzandone in conformità il
colorito. Le sue caratteristiche non sono più alte ne più
sublimi di quelle dei suoi migliori predecessori, ma hanno il
privilegio di una vitalità gioiosa, libera, illimitata,
spregiudicata, come in nessun altro pittore al mondo.
J Burkhardt 1855
Adoprò colori vivacissimi, or simili,
or opposti, armonizzandoli con quell'arte che si sente, ma non
s'insegna; seppe cogliere i giusti effetti dell'aria e del sole
facendo (ondeggiare i corpi col mezzo dei riflessi; comprese la
scienza dei toni complementari avanti che il fisico inglese ne
divinasse le leggi ... Maneggiò il pennello con quella franca
rapidità che deriva dalla scienza sicura. Il suo tono non cade
mai in fallo; ogni suo colpo dice e conclude, cosicché non ha
mai bisogno di ripetere, di tormentare il già fatto; e però la
sua pittura è ferma, leggera, trasparente, smagliante ... Egli
fu il primo che si sentisse il coraggio di presentar le sue
figure all'aria aperta, davanti la faccia del sole modellando
con la luce. Egli è in sommo grado il pittore per i pittori. E
però si capisce come Pietro Paolo Rubens, il maggior colorista
delle Fiandre, tenesse nel suo studio in Anversa venti tele del
Veronese ... A.
aleardi, Sullo ingegno di Paolo Caliari, in "Atti della
R. Accademia di Belle Arti di Venezia", 1872
II Caliari in molti dipinti da delle mazzate nuove, perché si
presenta con una pompa di colore, con uno sfoggio di pennello e
con una verità di caratteri, che atterrisce e fa cadere il
pennello non dalla mano, ma dalla mente di qualunque più
ardito
pittore moderno. B. Celentano,
Due settenni nella pittura, 1883
Veronese non è il più grande genio della scuola veneziana, ma ne
è certamente il temperamento più franco, il carattere più
felice, il creatore più fecondo, lo spirito più indipendente. La
facilità con cui lavorava non ha rivali; la gamma dei suoi
colori non è presa a prestito ne dai predecessori ne dai
contemporanei più illustri, ed egli ha saputo disarmare
l'invidia per la rettitudine del suo carattere, per la sincerità
degli elogi che gl'ispirava la vista dei loro capolavori e per
la potenza vittoriosa d'un genio riconosciuto, già al suo primo
apparire, dai due più incontestati maestri della scuola, Tiziano
e Sansovino. Ogni tela di Paolo è una festa per gli occhi;
l'intera sua opera emana l'allegrezza ...
Ch. Yriarte, Paul Veronese 1888
Paolo fu il prodotto di quattro o cinque generazioni di
pittori veronesi; le prime due o tré delle quali avevano usato
un linguaggio popolare come quello d'altri pochissimi artisti.
Nel primo Rinascimento nessun pittore dell'Italia
settentrionale, e non molti in Firenze riuscirono a sottrarsi
all'ascendente veronese ... Trovandosi alle dipendenze di
Venezia, non spettava a Verona di governare; ne la vita
intellettuale vi poteva esser fervida come a Venezia; piuttosto
vi si svolgeva un'esistenza sana, semplice, senza pensieri, non
disturbata dalla bufera morale che s'accostava per il mondo. Se
le nuove idee e le nuove emozioni possono essere restie a
penetrare in una città, la moda cammina più svelta. Le mode
spagnole, nell'abbigliamento, nel cerimoniale, negli usi della
vita, arrivarono a Verona assai presto ; e in Paolo Caliari le
troviamo riflesse ; ma insieme a quella salute che dicemmo, e a
quella semplicità e spensieratezza. Tale combinazione di
qualità, apparentemente in contrasto, forma per noi il grande
incanto di Veronese; e non deve aver meno incantato molti tra i
veneziani d'allora, già abbastanza remoti dalla semplicità per
gustare appieno una combinazione così singolarmente felice di
cerimoniale splendidezza e di quasi infantile spontaneità di
sentimento ... A Paolo impedì di toccare gli estremi fastigi un
difetto di tradizione intellettuale nella sua scuola. Nondimeno
egli è, complessivamente, il più grande maestro di visione
pittorica, come Michelangelo è il più grande maestro di visione
plastica; e può dubitarsi che, come puro pittore, a tutt'oggi
sia stato superato.
B. Berenson, The
Italian painters of the Renaissance, 1894
continua