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Fra' Bartolomeo: Cristo Benedicente
La prima volta che venne citato il dipinto in esame – non ancora attribuito a Fra' Bartolomeo ma a Rosso Fiorentino (Firenze, 1495 – Fontainebleau, 1540) – fu nel Manilli (1650), ove erano elencati anche quelli di Villa Borghese. L'assegnazione a Giovan Battista di Jacopo fece strada alla Della Pergola (1959) permettendole di identificare tale opera fra le cinque acquistate da papa Paolo V nel 1609, insieme a un gran numero di celebri sculture. La stessa tavola fu più tardi catalogata come autografa del Perugino (Catalogo 1790, e ms. Piancastelli 1891), fino al 1983, quando il Venturi volle invece riconoscerervi la mano dell'Albertinelli. L'ipotesi dello studioso, assai più verosimile, venne unanimemente accettata dai critici del Novecento. Tuttavia il Venturi espresse per il dipinto un inflessibile giudizio, abbastanza negativo: "È un'opera certa dell'Albertinelli, non del Perugino cui fu pure ascritta; ma è una delle opere meno accurate del compagno di Fra' Bartolomeo e fatta di convenzione". Tale giudizio influì molto sulla ventura della tavola, alla quale fu dedicata pochissima attenzione. Infatti in alcuni cataloghi dell'Albertinelli, fra i quali quello del Berenson e del Longhi, si trova inserita senza commento alcuno. A far rifiorire l'interesse di questo "Cristo Benedicente" fu l'ipotesi avanzata da Everett Fahy (1969, 1976) che, in un'attenta e scrupolosa ricostruzione che prescindeva dall'Albertinelli, vi identificò elementi richiamanti il giovane Baccio della Porta. Tali elementi emersero nel confronto del presente dipinto con l'Annunciazione del duomo di Volterra.
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