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Andrea di Michele di Francesco di Cione (1437 – 1488) conosciuto come il Verrocchio
Il ruolo che rivestì il Verrocchio fu di fondamentale importanza anche per la sua tendenza a misurarsi con le più svariate tecniche artistiche che si manifestavano nel corso della seconda metà del Quattrocento fiorentino, e, proprio per tale motivo, la sua bottega assunse un significato polivalente, con creazioni pittoriche, scultoree, di decorazione, di oreficeria ... contribuendo efficacemente a far fronte alla rilevante domanda di opere d'arte fiorentine, proveniente da ogni parte della penisola. Andrea, quinto di otto figli, nacque in data non precisata – ma certamente compresa tra il 1434 ed il 1437 – presso la parrocchia di Sant'Ambrogio a Firenze (attualmente la sua casa natale si trova tra via de' Macci e via dell'Agnolo). La famiglia non aveva molte risorse economiche. Il padre, Michele di Cione, che produceva piastrelle e che più tardi diventò un esattore delle tasse, non guadagnava a sufficienza per poter mantenere i numerosi figli e, per tal motivo l'artista dovette sin da giovane provvedere al mantenimento di alcuni fratelli e sorelle. La celebrità del giovane Andrea, già abbastanza alta, crebbe decisamente quando riuscì ad entrare nella corte di Piero (1416-1469) e Lorenzo de' Medici, dove svolse attività artistica fino a qualche anno prima della sua morte, quando si recò a Venezia pur volendo mantenere attiva la bottega fiorentina. Il documento più antico a noi giunto è datato 1452 e riguarda una rissa in seguito alla quale un giovane fu ucciso a causa di una sassata scagliata dal pittore. Un suo fratello era operaio tessile, un altro – e di questo si conosce il nome, Simone – fu un monaco di Vallombrosa e quindi abate di San Salvie, mentre una sorella sposò un barbiere. Andrea iniziò la sua attività lavorando nella bottega di Giuliano Verrocchi, l'orafo da cui si pensa che Andrea abbia ereditato il cognome. I suoi primi contatti con la pittura – si presuppone con Filippo Lippi ai lavori del duomo di Prato – risalirebbero alla metà degli anni Sessanta. Fece allora scalpore una denuncia anonima per atti di sodomia, che coinvolse anche i suoi discepoli, fra cui il giovane Leonardo. Intorno al 1465 scolpì il lavabo della Sagrestia Vecchia (del Brunelleschi) nella basilica di San Lorenzo, mentre nei due anni che seguirono realizzò, nella stessa chiesa, il monumento funebre di Cosimo il Vecchio (Firenze, 1389 – Careggi, 1464), sotto l'altare della cripta. Nel 1472 portò a compimento il monumento funebre per Piero e Giovanni de' Medici (Firenze, 1421 – Firenze, 1463). Per favorire effetti di luce, e quindi far risaltare la policromia del gruppo, posizionò il sarcofago entro un'arcata integrata da un reticolo in bronzo. Quando era più o meno trentenne, gli fu commissionato dal Tribunale di Mercatanzia "L'Incredulità di San Tommaso", un gruppo scultoreo facente parte del ciclo dei quattordici protettori delle Arti nelle nicchie esterne per la chiesa di San Michele in Orto (oggi Orsanmichele). La nicchia contenente il gruppo realizzato dall'artista, con Cristo e San Tommaso, fu realizzata da Donatello con l'aiuto di Michelozzo e, in precedenza, conteneva la statua di San Ludovico, attualmente custodita nel Museo di Santa Croce a Firenze. L'opera fu portata a compimento nel 1483. Nella pittura lo stile del Verrocchio è assai realistico ed espressivo e, talvolta, ricco di pathos come nel "Battesimo di Cristo", ove non mancano richiami alla pittura fiamminga, in questa come in altre sue opere. La composizione fu realizzata tra il 1474 e il 1475 insieme a Leonardo, suo giovane allievo di bottega che eseguì quasi certamente l'angelo collocato sulla sinistra e i fondi paesaggistici. In questo dipinto la struttura compositiva è a triangolo, nel cui apice è collocata la ciotola di san Giovanni Battista ed alla base la linea immaginaria che collega i piedi delle tre figure in primo piano: l'angelo inginocchiato, il Cristo e il Battista. L'unica opera conosciuta come completamente autografa dell'artista è la "Madonna col bambino con i santi" attualmente custodita nella Cattedrale di Pistoia. Un accenno alle sculture Del 1468 è il candelabro per Palazzo Vecchio, attualmente custodito ad Amsterdam, la cui base è costituita da tre lati, con le scritte MAGGIO E GIUGNO su due di essi, mentre sul terzo vi è riportata la data in numeri romani: MCDLXVIII. Nei primi anni Settanta il Verrocchio si recò a Roma. Verso il 1474 gli fu commissionato per la Cattedrale di Pistoia il monumento Forteguerri, che non riuscì a portare a termine. Nella seconda metà dello stesso decennio l'attività dell'artista era mirata principalmente alla scultura: a tal proposito si ricordano le leggende vasariane, per l'appunto, relative al confronto con il suo giovane discepolo Leonardo da Vinci che aveva ormai superato il suo maestro. Assai propenso, almeno nel periodo iniziale, a seguire i canoni delle sculture fiorentine, come il David bronzeo di Donatello (Museo del Bargello), su committenza di Lorenzo e Giuliano (Firenze, 1453 – Firenze, 1478) de' Medici del 1475 circa, ripropose lo stesso soggetto, ma stilisticamente assai vicino alle opere del Ghiberti, in riferimento soprattutto alla gotica ed idealizzata eleganza: il tema dell'eroe cristiano si trasforma in quello di un paggio cortese. Intorno al 1478 realizzò il "Putto alato con delfino", attualmente custodito a Palazzo Vecchio, destinato in origine all'ornamento di una fontana per la villa de' Medici a Careggi. Dall'opera emergono echi del vivace naturalismo di Desiderio da Settignano (Settignano, circa 1430 – Firenze, 1464), da cui apprese molto sulla trasfigurazione dell'elemento scultoreo in morbide ed eleganti forme levigate, nonostante la scelta del soggetto fosse invece riferita all'antico: un putto sorridente e danzante in precario equilibrio, con il ciuffo bagnato, cadente sulla fronte, ed il manto incollato alla schiena. Più o meno appartenente allo stesso periodo è il busto della Dama col mazzolino, nella quale onde non far apparire unadura visione frontale e per conferire maggior movimento pose a tre quarti il il viso della donna e, con l'espediente del della composizione all'altezza dell'ombelico della figura, ebbe modo di includervi anche le mani. Allo stesso periodo appartiene il rilievo per il monumento di Francesca Tornabuoni – attualmente custodito al museo del Bargello – realizzato per la chiesa di Santa Maria sopra Minerva a Roma. Nel 1479 la Repubblica di Venezia deliberò l'esecuzione del monumento equestre per Bartolomeo Colleoni, il grande condottiero (Solza, tra il 1395 ed il 1400 – Malpaga, 1475) morto quattro anni prima, da ubicarsi in campo Santi Giovanni e Paolo. L'importante incarico fu affidato ad Andrea Verrocchio che, nel 1481, aveva già preparato il modello in cera da inviare a Venezia. Nel 1486 l'artista si recò nella città lagunare per seguire la fusione in bronzo del gruppo che aveva creato. Purtroppo Andrea morì poco dopo, nel 1488, quando il lavoro non era ancora stato portato a totale compimento. L'artista si era premurato di nominare suo erede ed esecutore Lorenzo di Credi, che non fu accettato dalla Signoria veneziana che gli preferì il veneziano Alessandro Leopardi (Venezia 1466 - Venezia, c. 1512). Per la configurazione del gruppo il Verrocchio fece riferimento al gruppo bronzeo del Gattamelata di Donatello in piazza del Santo a Padova e alle antiche statue di Marco Aurelio e dei cavalli di San Marco, tenendo però presente anche l'affresco di Paolo Uccello con il monumento di Giovanni Acuto nella chiesa di Santa Maria del Fiore a Firenze. Al Verrocchio viene inoltre assegnata la Madonna Ruskin, datata al 1470 ed attualmente custodita nella National Gallery of Scotland a Edimburgo. Alla sua bottega sono da riferire anche le pregiate tavole con "Tobiolo e l'angelo" (1470-80) e la "Madonna col Bambino e due angeli" (1470 circa), entrambe nella National Gallery di Londra. L'artista fu sepolto nella chiesa di Sant'Ambrogio a Firenze. Le opere attribuite al Verrocchio:
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