Francesco di Cristoforo (o
Cristofano), conosciuto anche come il Franciabigio (1482?/83 -
1525), collabora con Andrea del Sarto nella decorazione delle
pareti del chiostro dello Scalzo con tre storie rappresentanti
la Vita del Battista. Dopo questa esperienza il
Francobigio si allontana dagli influssi di Piero di Cosimo e di
Mariotto Albertinelli, dai quali completò la sua prima
formazione artistica come scolaro, per dipingere alla
maniera di Andrea del Sarto. Più tardi, rimanendo affascinato
dalla pittura di Raffaello, entra nell'orbita di questi, ma da
vero eclettico, non abbandona le risonanze dei grandi artisti a
lui contemporanei. Nell'ultimo periodo la sua pittura si fa
sofisticata e cade nella teatralità quando entra in
concorrenza con lo stesso Andrea del Sarto e il Pontormo
nell'affresco del Trionfo di Cesare, realizzato nel 1521
a Poggio a Caiano.
Giuliano Bugiardini (1475 - 1554) allievo
di Mariotto Albertinelli, del Ghirlandaio e di Piero di Cosimo,
ricerca una pittura inseguendo un incomprensibile senso della
natura, dove colloca con eleganza fiabesca antiche essenze
divine come nella Lede (Collezione Treccani, Milano). Dei
suoi tre maestri, quello che più lo influenza è Mariotto
Albertinelli come testimonia la sua Madonna del latte
(Uffizi, Firenze), ma attinge soprattutto da Michelangelo (Martirio di S. Caterina
in Santa Maria Novella a Firenze), dal
Francia, dal Perugino e da Andrea del Sarto.
Un altro personaggio, però di più basso rilievo, è Paolo di
Bernardino del Signoraccio ( Pistoia, 1488 - Pistoia, 1547),
meglio conosciuto come fra Paolino da Pistoia. Questi si
forma nella bottega del padre Bernardino che gli trasmette
la sua maniera di dipingere, già influenzata dallo stile del
Perugino. Appartiene all'ordine domenicano e vive nel convento
di San Domenico a Pistoia. Più tardi si trasferisce a Firenze
dove conosce Fra' Bartolomeo che avrà su di lui un grande
ascendente. Sono sue l'Annunciazione (1525) nella
Collegiata di San Cassiano in Val di Pesa e L'Annunciazione
del Santuario della Santissima Annunziata.
Altro personaggio della stessa portata di Paolino da Pistoia è
Giovanni Antonio Sogliani (1492-1544) che si forma
sotto la guida di Lorenzo Credi, ma la sua arte si sviluppa con
Fra' Bartolomeo, con Albertinelli ed Andrea del Sarto. Poco gli
rimane invece degli insegnamenti del suo vecchio maestro. L'Ultima
cena e la Lavanda dei piedi nella Propositura di
Anghiari risentono chiaramente gli influssi dei tre grandi
artisti.
A Francesco Granacci, discepolo del Ghirlandaio, la cui
bottega in quel periodo è frequentata anche dal giovane
Michelangelo, qualcosa rimane degli insegnamenti del suo maestro
che porta avanti ma con vari compromessi, ampliando le forme con
tratti tondeggianti (Madonna col Bambino e S. Giovannino
nella Galleria di Dublino) ed integrandoli con le maniere del
suo illustre condiscepolo e del Pontormo (storie di santi
nella Galleria dell'Accademia a Firenze).
Ridolfo del Ghirlandaio (Firenze, 1483 – 1561) figlio di
Domenico Ghirlandaio, non può profittare in pieno della dottrina
del padre perché lo perde in tenera età (1494), ma potrà profittare di quella di suo
zio Davide (1452-1525) – fratello di suo padre e conosciuto
anche come Davide Bigordi – e svilupperà più tardi un più
agevole e conveniente eclettismo (1510, Miracolo e nei
Funerali di S. Zanobi
agli Uffizi), mostrando anche gli influssi dell'Albertinelli e di Fra' Bartolomeo. Successivamente sentirà, con tutto il suo peso,
l'influenza di Raffaello che lo porterà al ritratto, dove
riuscirà a creare ottimi effetti di plasticità (Ritratto d'ignota del 1508 nella Galleria
Pitti).
Suo discepolo è Domenico Puligo (Domenico di Bartolomeo
Ubaldini,1492 -1527), grande ammiratore di Fra' Bartolomeo, di
Andrea del Sarto e del Rosso Fiorentino, dall'indole timida, il cui
cromatismo è delicato, soprattutto nei chiaroscuri delle figure
(Pala in Santa Maria Maddalena dei Pazzi a Firenze).
Fra tutti i fiorentini, di cui sopra abbiamo parlato, spicca
Francesco Ubertini detto il Bachiacca (Borgo San Lorenzo,
1494 – Firenze, 1557). Egli si avvicina molto al suo maestro, il
Perugino, ma il suo eclettismo lo porta ad orientarsi verso altri
suoi grandi contemporanei, per poi sceglierne uno in
particolare: Michelangelo Buonarroti. Ma diversamente da questi,
le sue figure, specialmente quelle nei primi piani e nei
ritratti, sono delicate e morbide oltre ad essere aggraziate ed
eleganti (Maddalena
nella Galleria Pitti).Il Bachiacca è anche un abile decoratore (cartoni per quattro arazzi, 1549-1453, coi
Mesi nella Galleria degli Uffizi) ed un piacevole narratore
(storie di Giuseppe
nella Galleria Borghese a Roma). Egli vive per molto tempo a Roma e nel
1540 tornerà a Firenze al servizio di Cosimo I, dove
decorerà gli interni del Palazzo della Signoria.
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Bachiacca:
Madonna col Bambino e San giovannino (foto da Wikimedia
commons) |
La grandezza artistica di Firenze richiama artisti
provenienti da altre zone della Toscana. Uno di questi è
Girolamo Pacchia (1477-1533? ma non prima) formatosi sotto
la guida di Bernardino Fungai (1460-1516) e le influenze del
Perugino (Pieve, 1450? – Fontignano, 1523), del Pacchiarotto
(1474-1540?) e del Signorelli (Cortona, 1445 – 16 ottobre 1523).
Il Pacchia, più tardi, sentirà gli influssi delle pitture di Fra' Bartolomeo, di Albertinelli, di Andrea del Sarto, Del Sodoma e di
Raffaello. Il suo tratto ed il suo modo di disegnare rimarranno
però sempre gli stessi, come pure il suo smaltato ed
arcaicizzante cromatismo. Sua è l'opera Annunciazione e
Visitazione della Pinacoteca senese.