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Pagine correlate all'artista
La critica dal
1942: ...
l'elemento luce che, mentre nel Laurana era riassorbito
nella radiante convessità di incorruttibili forme
d'avorio
Biografia e vita artistica:
Si danno per scontati quindi, gli influssi sui dipinti
realizzati da Antonello nel periodo napoletano
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Le opere:
Vergine Annunziata, Madonna Benson, San Gregorio, San
Girolamo, polittico di San Gregorio, ecc.......
Il periodo artistico:
La Storia dell’arte pittorica deve ringraziare due
eccellenti figure artistiche: Masaccio e Van Eyck
........
Bibliografia |
Hanno detto di Antonello da Messina:
Antonello da Messina ... faceva vere
le immagini delle cose e quasi vive quelle degli
animali. Per il suo mirabile ingegno quest'uomo visse
alquanti anni a Venezia a spese dell'erario. Fu
celeberrimo anche a Milano.
F. Maurolico, Compendio di storia
siciliana, 1562
...
Antonello da Messina, persona di buono e desto ingegno
ed accorto molto, e pratico nel suo mestiere ... se
n'andò a Vinezia, dove ... fece molti quadri a olio,
secondo che in Fiandra aveva imparato, che sono sparsi
per le case de' gentiluomini di quella città; i quali
per la novità di quel lavoro vi furono stimati assai ...
[La Pala di San Cassiano] per la novità di quel colorire
e per la bellezza delle figure, avendole fatte con buon
disegno, fu commendata molto e tenuta in pregio
grandissimo. G.
vasari, Le
vite, 1568
Diria che d'Antonelo da Messina Ghè
una Madona con un libro avanti, Che de sto mondo i studi tuti
quanti Nò i ghà certo una cosa cusì fina. M.
boschini, Carta del
navegar pitoresco, 1660
...
Antonello da Messina, persona di bello spirito, e che nel
dipignere valeva assai. Costui meravigliandosi del bei modo di
colorire, lasciando ogn'altro suo affare, se ne passò in
Fiandra, ne rifinì giammai con presenti e con altri modi cortesi
da obbligarsi gli uomini, finché non fece dimestichezza con
Giovanni da Bruggia, e da lui/ne apparò la maniera del dipignere
a olio : col qual segreto ritornato in Italia, si mise a
dimorare in Vinegia, dove fece molti quadri a olio, secondoché
in Fiandra avea appreso, i quali per lo nuovo modo di dipignere
furono in quel tempo molto belli tenuti : ed avendo gran fama
acquistata, ultimamente fece una tavola che fu posta in S.
Casciano, parrocchia di quella città : e mentre visse fu
Antonello molto stimato per aver condotto così raro segreto in
Italia : il quale da lui insegnato a molti altri, si è andato
pian piano ampliando, ed oggi si vede ridotto in somma
perfezione. F.
baldinucci, Notizie de' professori del disegno, 1681
In varie quadrerie venete si conservano quadri di Antonello e
sono di un gusto il più diligente e di un pennello il più fine.
Le forme dei volti, benché vive, non sono guari italiane, ne
punto scelte; e il colore stesso è meno forte di alcuni veneti
di quel secolo che ne portarono la perfezione al più alto
segno. L.
lanzi, Storia
pittorica della Italia, 1792
... dipinse
varie tavole, e specialmente Madonnine, genere in cui era
eccellente ... Le sue opere si confondono con quelle de'
migliori maestri del suo tempo. F.
hackert, Memorie
de' pittori messinesi, 1792
II merito di Antonello da Messina non solamente consiste
Dell'aver migliorato la condizione della moderna pittura,
propagando il perfezionamento del metodo di dipingere a olio, ma
pur nell'essere stato uno dei più valorosi italiani pittori del
quattrocento. Sovrano pregio di lui è teneramente commuovere,
sia che nei vari soggetti che rappresenta prevalga la severità
alla dolcezza, il magnifico al patetico, il dolore alla soavità,
ovvero che per tranquillità degli affetti quasi tacitamente si
annunzino i più intimi e più dolci sensi dell'anima. Su tanta
varietà di espressione egli è sempre eccellente maestro, e da a
vedere quanto alto e fecondo fosse il suo ingegno ... Nelle sue
dipinture quasi obliò tutte le ricordanze dell'arte bizantina,
che monche e adulterate erano sino ai suoi tempi rimaste nelle
arti figurative; e solo alla propria invenzione die campo. Ne di
proprio piacimento egli mai s'indusse a ripetere quelle azioni,
che sin dall'infanzia dell'arte avevano ereditato i suoi
maggiori, e quasi tipicamente per lunga età ripetevano. Ma
invece studiò sempre ed ottenne di unir con tale accordo ed
armonia le varie parti del soggetto, in guisa che meglio venisse
a formar corpo tra loro, e più evidentemente esprimessero il
pensiero vagheggiato nella sua mente. G. Di
marzo, Delle belle
arti in Sicilia, 1862
...
abbiamo in Antonello una interna assimilazione dei principi
artistici di Piero della Francesca e del Mantegna, che erano
diventati bene comune degli artisti più vicini a quei maestri e
li ponevano perciò in grado di produrre cose affini. La
interpretazione realistica che noi, proprio per la sua
provenienza, poniamo a base della formazione di Antonello, è
presente anche qui [nel San Sebastiano di Dresda], ma in
una forma maturata e purificata dalla visione delle opere
veneziane : perciò la prospettiva lineare, trattata con la più
grande esattezza, vi è raddolcita dalla collaborazione
dell'atmosfera, come soltanto ad Antonello poteva riuscire.
...
proprio nel Sebastiano di Dresda appare più chiaramente
che mai il suo doppio rapporto con i veneziani contemporanei, ai
quali egli per primo aveva portato la nuova tecnica pittorica e
dai quali per converso ora apprendeva per la verità della resa
prospèttica e degli accordi di colore come per la grazia fluente
delle linee. Ma Antonello rimane un realista in tutte le sue
fasi e il suo sapere d'arte è più fondato che non sia quello del
tenero Bellini, senza che per questo s'induca ad espressioni
aspre come quelle del Carpaccio.
J. A. cRowe - G. B.
cavalcaselle, A
History of Painting in North Italy, 1876 (ediz. tedesca)
Solitario, impassibile, impersonale, questo artista ci ricorda,
come illustratore, Piero della Francesca. Ha un senso dello
spazio; e nella sua unica superstite pittura di gran superficie,
il San Sebastiano di Dresda, ha un'architettura
prestante, maestosa. Ma i suoi valori tattili non sono
comparabili con quelli d'un Piero della Francesca o d'un Cézanne;
ne forse superano quelli di Giambellino.
B. berenson, The
Italian Painters of the Renaissance, 1896
Un ritratto di Antonello è la rivelazione di una vita più
intensa della nostra. A tale esito giunge con uno studio attento
e profondo della tecnica pittorica. La bianchezza e il rosato
delle carni hanno sempre una freddezza speciale, che li rende
consistenti e forti. In questa espressione delle carni è forse
l'indizio più chiaro del classicismo di Antonello, il quale
forse non è mai stato un verista. Egli non ha studiato la pelle,
non è mai stato oggettivo ; i suoi ritratti sono troppo
vincolati da unica forza di carattere, per pensare che l'anima
da essi rivelata fosse propria al committente : era di
Antonello, uguale, profonda, serena. Ciò dunque che comunemente
si prende per verismo, non è altro che forza di carattere
espressa dalla forma del contorno e delle ombre che delineano i
piani, ottengono rilievo. Un gioco di colori insomma era per lui
verismo, e in questo consiste il suo pregio particolare, o
almeno la sua originalità e anche il suo valore tecnico. La
migliore limpidezza di colori vieppiù gli permetteva la purezza
nei lineamenti, a malgrado della crudezza nei passaggi di tinte
e nei piani facciali ...
Antonello, più di quasi tutti gli
altri ritrattisti, anziché quella dell'effigiato portava nei
ritratti la propria espressione fine, osservatrice, fredda,
tagliente. L.
venturii Le origini della pittura veneziana, 1906
Antonello sviluppò il problema della forma prospettica,
applicandosi quasi essenzialmente all'attuazione della
monumentalità prospettica della forma umana ...
Ma che parte fare tuttavia al fondo
psicologico fiammingo quasi inevitabile in Antonello? La
spiegazione è appunto nel fatto che gli permetteva di sviluppare
il senso di plasticità carnosa e di particolarismo caro ai
fiamminghi. Van Eyck, l'artista che la tradizione ci afferma
avere impressionato Antonello, era appunto giunto a una
plasticità formale per cui il colorismo s'era ridotto a smalto e
si era naturalmente avviato, quanto a soggetto, verso un
accurato ritrattismo : anche Antonello si sentiva attratto verso
la plasticità di quello smalto epidermico, e verso un accurato
ritrattismo : ciò adunque lo distraeva dalla fusione avvenuta in
Piero del senso plastico con il colore e con la luce, mentre
d'altra parte il suo insegnamento prospettico nei riguardi della
forma gli additava il modo di superare la plasticità illusoria
dei van Eyck dotandola di volumi regolari, ideali, per mezzo
dello squadro prospettico, e di potersi fermare sopra un
particolare microscopico senza cadere nel realismo : col
metterlo in prospettiva. R.
longhi, Piero dei
Franceschi e lo sviluppo della pittura veneziana, in "L'arte*
1913
La fantasia di Antonello, nelle due prime Crocefissioni [di
Londra e di Firenze], non rifulse ma si dimostrò fiacchissima.
Nel simbolo del Redentore morto, egli non seppe vedere che un
uomo pendente dalla croce e non sospettò ciò che quel martirio
nascondesse di profondo e di funesto. Egli non ardì fiorire di
nessuna nota originale il motivo eterno e la sua tecnica fredda
non riesce a commuoverci. Quello che manca al nostro Antonello è
proprio ciò di cui la natura fornì larghissimamente Leonardo :
il genio creatore.
...
Dove la tecnica di Antonello trionfa in tutto il suo splendore e
dove si mostrano tutte le sue facoltà attive senza che la
povertà di immaginazione venga ad isterilire la forma, è nel
ritratto ...
...
il suo nome, e dal lato storico, perché si riallaccia alla
diffusione della pittura ad olio, e dal lato artistico, perché
legato ad opere di tortissimo polso, occupa un posto degno nella
storia dell'arte. La sapiente maestrìa del colore, la vigorosa
tecnica del disegno, la grazia dell'insieme che sono le
attrattive maggiori dei suoi quadri bastano a metterlo fra i più
grandi, e la potenza dei suoi ritratti fra i primi. V.
scalia, Antonetlo da Messina e la pittura in Sicilia, 1914
Antonello, figlio di scultore, sentì
fin dal principio la necessità di plasmare le imagini facendole
balzare dal fondo schiette e forti. L'analisi fiamminga cedette
il posto alla vigorosa sintesi italiana, la ricerca
dell'autonomia a quella del volume, le forme gotiche alle nostre
rinascenti. Egli serbò dei fiamminghi l'esattezza, lo scrupolo,
non la minuzia, per la tendenza propria di rivaleggiar con la
plastica e di architettar tutto, gli uomini e gli alberi, gli
animali e le pietre. L'alleanza dell'arte con la scienza in
Antonello fu più stretta da quando apparve Piero della Francesca
al versatile pittore : allora la geometria e la prospettiva
accrebbero in lui la forza di rendere la pienezza del volume dei
corpi e l'ampiezza degli spazi avvivati da luce.
...
Classico senza studiare i classici, come aveva fatto invece il
Mantegna dominatore della regione veneta; diligente, esatto come
uno di quei maestri fiamminghi dei quali risonava dappertutto la
fama; luminoso talvolta come Piero della Francesca, a cui era
ricorso anche Giambellino; potente per lo smalto dei suoi colori
ad olio.... A Venturi Storia dell’arte italiana, 1915
Antonello ... rappresenta il genio della razza. Egli è greco in
tutto, nella sua più genuina natura, e palesa una di quelle
spontanee, miracolose apparizioni, sulla scena del mondo, che
contrassegnano gli esseri privilegiati, sulla cui fronte balena
la carezza di Dio : genio della stirpe nostra, sintesi mirabile
; come Michelangelo e Leonardo comprendono in sé stessi la
grandezza delle genti italiche, principalmente etrusche, così il
pittore messinese abbraccia, nel suo largo amplesso, tutte le
civiltà isolane, dai siculi ai greci, dagli arabi ai normanni, e
rende il fiore delle bellezze secolari germogliate sotto il sole
benedetto di Sicilia E,
mauceri, Antonello
da Messina, 1923
Diciamo Antonello genio della pittura, ma sebbene avvolga nel
vivido smalto dei suoi colori le forme possenti, egli è
anzitutto un plastico, che anche della luce si vale, non come i
fiamminghi ad animar di riflessi il morbido velluto dell'ombra,
ma ad isolar dai fondi le sue geometriche architetture marmoree
: esempio sublime la Vergine leggente di Palermo.
...
precorrendo di più d'un secolo un genio che onorerà delle sue
opere la nostra terra, Michelangelo da Caravaggio, il grande
Siculo esalta il valore plastico della forma, ad essa
convergendo la luce, strumento di sintesi nelle mani del potente
costruttore. A. Venturi, Grandi artisti italiani, 1925
Dalle tornite membra del santo [il San Sebastiano di
Dresda] — emulatrici della colonna vicina, vagheggiato simbolo
stilistico — ai dadi perfetti delle architetture; dal
pavimento-scacchiera alle figurette cristallizzate, ogni
cosa è trasfigurata nella più alta visione di stile ... Ed è
proprio per così audace astrazione che l'alta spiritualità
dell'eroe cristiano, la sua fede incrollabile, la sua forza
morale, la sua calma superiore al dramma terreno si concretano
nella perfezione ideale delle forme, immobili nella calma dei
piani prospettici. M.
Marangoni, Saper vedere, 1933
... Celebrativo della grandezza di Antonello è
il San Sebastiano. Ve di lui tutto : la potenza statuaria
e l'ataraxia ellenica; la cilindrica circoscrizione delle forme
e il valore del tono che quelle forme investe, non riveste;
l'impressione fattagli dal Tura e dal Cossa negli aneddoti di
Schifanoia e gli insegnamenti padovani del Mantegna che gli
aveva rivelato la potenza emotiva dello scorcio, non solamente
prospettico-architettonico; il senso nuovo dell'orizzonte
abbassato per dar più posto al cielo; ed in quel cielo le nuvole
umide, candide, cerulee, vaganti, come in quello spazio dilatato
della terra le sfaccendate persone. Concorsero a comporre
quest'opera i più diversi elementi e vi si fusero in un'armonia
tanto perfetta che pochissime pitture sono, come questa,
riassuntive di tutto lo spirito e la forma del Rinascimento ...
...
Antonello ha, nella progressione dei piani verso l'orizzonte,
smorzato i toni e sfumato le forme in un sempre più pallido
polverio atmosferico; ha insomma chiamato in aiuto della
prospettiva lineare la prospettiva aerea. E qui è il culmine
delle sue scoperte. Certo la prospettiva aerea non è invenzione
di Antonello. Ma il modo di dipingere che egli aveva costituiva
una tale preparazione da conferire all'applicazione nell'aria
aperta un valore di stupefacente scoperta. Se ne accorgerà
subito Giovanni Bellini e con lui tutta Venezia pittorica.
Poiché Antonello possedeva il segreto di dipingere pulito e
limpido come forse nessuno allora in Italia.
R. Papini) Interpretazione di Antonello
(Discorso tenuto a Messina), 1939
Nel rigoroso impianto costruttivo e attraverso forme
obiettivamente valide, Antonello persegue una serena armonia
dell'assieme. La costruzione dello spazio e quella delle forme
plastiche costituiscono il punto centrale della sua
composizione. Le opere giovanili, ancora legate in modo
essenziale alla tradizione fiamminga, raggiungono l'unità
plastica, spaziale e figurativa certamente più attraverso
un'atmosfera costruita con mezzi pittorici e intesa quale
elemento di unità che non attraverso un vero impianto
costruttivo, rispondente cioè alle leggi della prospettiva,
anche se la Crocifissione [di Bucarest] e il San
Gerolamo [di Londra] già preludono chiaramente a una
trasformazione di alcuni elementi essenziali in tal senso. In
queste opere, ancora strettamente legate alla tradizione
fiamminga, paesaggio e spazio interno rivestono un ruolo
preponderante. Con lo svolgersi della sua arte Antonello porrà
la figura umana sempre più al centro della composizione, creando
così un nuovo rapporto tra figura e spazio ...
I grandi dipinti degli ultimi anni —
la Pala di San Gassiano e il San Sebastiano di Dresda —
presentano uno spazio che non solo è inscindibilmente legato
alla figura, ma che solo esiste in funzione e in ragione di
essa. Questa nuova importanza assunta dalla figura umana rivela
una visione artistica che deve essere considerata italiana nel
pieno senso della parola. Ciò implica anche un atteggiamento
mutato e indipendente nei confronti dell'arte fiamminga, i cui
caratteri fondamentali vengono in parte adottati dall'artista,
ma in seguito a una scelta e in conformità alle sue personali
predilezioni artistiche. Antonello giunge ad adottare in modo
quasi esclusivo la presentazione a mezzo busto, più rispondente
al suo intento di concentrare l'espressione e la forma plastica
e alla sua ricerca di effetti monumentali ...
Un lungo percorso conduce da opere quali la Crocifissione
di Sibiu [ora a Bucarest] e il San Gerolamo di
Londra, al San Sebastiano di Dresda. È difficile a tutta
prima, con un solo sguardo, comprendere la significativa unità
che lega l'attivita iniziale a quella estrema; ma chi cerchi di
seguire gli esiti successivi del maestro, resterà ammirato dalla
coerenza dello svolgimento che collega un'opera all'altra, in
modo tale che le prime testimonianze artistiche racchiudono già
in sé il germe di tutto ciò che porterà alla splendida fioritura
finale. Le prime opere, con i paesaggi ricchi e gli interni
pieni di luce e di aria, con l'intenso colore smaltato che si
distende sulle superfici come una materia grassa, con la visione
risultante dagli effetti del particolare pittorico, mostrano già
tuttavia un senso della forma di timbro proprio, italiano nel
significato più alto, che tende a un'unità più rigorosa
superando tale particolarismo. La figura umana è collocata
sempre più al centro della creazione artistica; subordinata
dapprima allo spazio circostante, ne assume presto uguale
significato, finché giunge a dominarlo.
J. Lauts, Antonello da Messina, 1940
la critica dopo il
1940