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Antonello da Messina: Ecce homo (di New York)
Non tutti i critici sono d'accordo in tale identificazione per il significativo divario tra la firma citata dall'Auria e quella che si legge sulla tavola, già abbastanza rovinata nel periodo in cui fu interpretata dal Cavalcaselle intorno alla metà dell'Ottocento: "Antonellus rness(...)n (...) me pin(...)t" (tra l'altro letta diversamente dal Vigni come "ANTONELLUS MESSANEN ..."). per tal motivo la citazione dell'Auria sembra riferirsi probabilmente all'Ecce Homo del Collegio Alberoni di Piacenza. Per quanto riguarda la vicenda storica dell'opera, si sa per certo che appartenne ai Tarsia e ai duchi di Grasso (Sicilia), ai Lazzari e a G. Zio (Napoli), al barone A. Schickler (Parigi), a M, Friedsman (New York). Nel 1931 pervenne al Metropolitan Museum of New, l'attuale sede. Il periodo della realizzazione viene generalmente riferito intorno al 1470, mentre Lionello Venturi ("A" 1908) lo ritarda di qualche anno. La stesura pittorica venne realizzata velature d'olio su una preventiva passata a tempera. L'opera risulta assai svelata e ritoccato.
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