Angelico unisce l’influenza del Masaccio all’elegante e
decorativo linguaggio gotico di Gentile da Fabriano e già
conosce le teorie della prospettiva. La sua maestria nella
creazione di immagini monumentali, nella rappresentazione
del movimento e la forza che porta ai piani secondari usando
le teorie della prospettiva lineare, lo colloca fra i grandi
pittori del Rinascimento.
Fra le sue prime ed importanti opere ci arrivano il “Cristo
nella gloria con santi e angeli” custodito nella National
Gallery di Londra e la “Madonna delle stelle” (Firenze).
Dello stesso periodo risulta essere l’opera “Incoronazione
della Vergine”, “il Giudizio” e “la deposizione”. La
completa maturità del suo stile si denota nella”Madonna dei
tessitori di tela” (S. Marco, 1433). Nel 1436 i frati
domenicani vennero spostati al convento di S. Marco a
Firenze poco dopo la restaurazione della struttura
realizzata da Michelozzo. Qui il Beato Angelico, aiutato da
alcuni collaboratori, affresca gran parte del chiostro,
delle entrate delle numerose celle, dei corridoi del piano
superiore e della casa del capitolo. Le opere più
significative sono il “Cristo pellegrino”, “La
Crocifissione” e la “Trasfigurazione”.
La pala realizzata
per il convento di San Marco, intorno al 1439, risulta
essere una fra le prime opere identificate come
Conversazione Sacra: i santi e gli angeli che fiancheggiano
la Madonna sembrano dividersi spazi comuni. Nel 1445 Beato
Angelico viene convocato in Vaticano dal papa Eugenio IV per
affrescare la Cappella del Sacramento. Nel 1447 soggiorna ad
Orvieto per affrescare, con il suo aiutante Benozzo Gozzoli,
la cattedrale. Dal 1447 al 1449 si trova di nuovo in
Vaticano per affrescare, nella Cappella di papa Nicola,
altre importanti opere come quella dei santi Lorenzo e
Stefano (qualche studioso gliele attribuisce ma possono
essere state eseguite dai suoi assistenti). Nel 1449 Beato
Angelico diventa priore del convento e muore a Roma il 18
marzo 1455 nel convento domenicano.