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Nel cartello, collocato al
centro in basso, si legge: "MISEREMINI. MEI. SAL-TEM / VOS.
AMICI. MEI.". Il supporto ligneo che ospita l'opera fu tagliato,
e questo avvenne certamente prima del 1780, anno in cui venne
pubblicata da G. M. Sasso la "Venezia pittrice", recante la
riproduzione dell'opera in esame già allo stato attuale (fonte:
Mariacher nel suo Catalogo edito 1957). Sin da quel periodo
l'opera apparteneva alla Raccolta dei Correr, ma con
l'attribuzione al Mantegna, che fu restituita al Giambellino dal
Cavalcaselle (1871) con il pieno accordo del resto della critica
ufficiale.
Il Selvatico (fonte: Guida di
Venezia, ed. 1852), identificò il dipinto nella citazione dello
Zanetti che lo descriveva ubicato nella chiesa di San
Salvador (Descrizione .... 1733), ma tale fonte non appare
abbastanza documentata da Heinemann (1962). Per quanto riguarda
la cronologia, il Longhi (in "BM" 1949) gli assegnò il periodo
1455-1460, che corrisponde alla fase mantegnesca del Bellini.
Il morbido effetto atmosferico
della dilatazione spaziale, e la delicata e soffusa luce
crepuscolare, creano gradevoli effetti cromatici che
aiutano a stagliare le tre imponenti figure, in particolar modo
quella centrale la cui candida veste – creata a sottile
tratteggio – vibra nella morente luce solare.
L'opera venne restaurata da M.
Pelliccioli nel 1950.
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