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L'opera faceva parte della "Collezione
Roncalli" di Bergamo, quindi pervenne alla chiesa di San Michele di Murano per
essere collocata nella cappella di Marino Zorzi. Nel 1581 il Sansovino la citò
come autografa del Giambellino, ma il Boschini ("Le ricche miniere ....", 1674)
l'attribuì a Cima da Conegliano (1459/60 - 1517/18, "Scuola veneta"), mentre
altri studiosi l'assegnarono ad artisti come Andrea Previtali (Berbenno, c. 1480
– Bergamo, 1528), Bartolomeo Veneto (1502 – 1555) e Marco Basaiti (1470 - 1530).
Ci si accorse in seguito che questi disaccordi derivavano soprattutto dalla
sporcizia insediata sulla stesura pittorica, impedendone una chiara la lettura.
Nel 1903 fu venduta al Bode per i musei di Berlino, il quale la fece ripulire
permettendo così di raggiungere più sicuri risultati in fatto di autografia, che
fu riconsegnata al Giambellino.
Tutti gli studiosi sono universalmente d'accordo a tale
assegnazione, tranne il Dussler (1949) che ipotizzava l'azione di mani di
allievi di bottega. Per quanto riguarda la cronologia, Ludwig ("JPK" 1903) gli
assegnava il periodo fra il 1475 (data scritta sul documento di acquisto della
cappella da parte di Marino Zorzi) e il 1479.
A proposito dell'opera, il
Pallucchini scriveva: ".... gli elementi del paesaggio vengono
ad assumere importanza essenziale nella concezione di uno spazio
pittorico a sfumature digradanti, colto spesso dalla realtà". |