|
|
L'opera in esame, prima di pervenire alla
National Gallery londinese, apparteneva alla "Collezione Farina"
di Faenza. In precedenza era attribuita al Basalti (Frizzoni in
"Arte italiana ...." 1891; Cavalcaselle, 1912), quindi venne
riconosciuta autografa del Giambellino dal Gronau (1928) al
quale seguirono le sottoscrizioni del resto della critica
ufficiale. Nel 1949 venne trasferita da tavola a tela, e, in
seguito ad un restauro si sono rilevate consistenti mancanze di
materia coloristica negli incarnati della Madonna e del Bambino.
Per quanto riguarda la cronologia del dipinto, il Davies (1961)
gli assegna i primi tre-quattro anni del Cinquecento,
accostandolo al Trittico di Berlino – ormai perduto –
datato Gronau in relazione ad esistenti documentazioni
dell'altare. Secondo la critica ufficiale, l'opera in esame è
tra le più belle e significative del Bellini (Moschini, 1943;
Pallucchini, 1959; Bottari, 1963).
Il paesaggio dietro alle due figure, ordinato
e vivo nei suoi elementi narrativi, assume – soprattutto nella
coloristica – una valenza lirica e, allo stesso tempo, di
"verità", evidenziando l'interesse prevalente del
Giambellino, che non si limita alla raffigurazione dei due
importanti personaggi in primo piano.
|