La sua
cultura dovette essere vastissima nel campo
dell'alchimia, della magia e della letteratura religiosa
mistica e moralizzante, e la novissima ed estremamente
complessa simbologia dei suoi dipinti — che non può
scindersi dalla considerazione del suo stile perché in
esso pienamente si incarna — dimostra in lui il più
ampio e più sicuro possesso dell'allegorismo medioevale.
Questo isolamento dell'artista dall'ambiente che lo
circonda e il posto eminente che nella sua opera tengono
l'allegoria e il simbolo, con l'assoluta originalità
della sua iconografia, hanno reso estremamente difficile
alla critica il penetrare la vera sostanza della sua
arte. R.
salvini, La
pittura fiamminga, 1958
La caratteristica veramente sconcertante della pittura di
Bosch è che, nonostante tutta la profusione di realismo, quasi
fin dall'inizio esso si sforza a esprimere l'immateriale.
C. linfert,
Hieronymus Bosch, 1959
Come sempre nell'opera di Bosch, [nel Trittico delle Delizie
a Madrid] contenuto simbolico e forma sono indissolubilmente
legati : perché sono la certezza della forma, la fermezza del
contorno, lo splendore del colore che assicurano all'immagine
simbolica una realtà, una presenza fenomenica, e legano gli
episodi stravaganti in un'unità visibile. Non solo, ma poiché i
mezzi espressivi si applicano a labili immagini di sogno e non
alle concrete sembianze della natura, debbono possedere una
rapida, potente capacità di 'presa', un'assoluta immediatezza
visiva; ed è questa qualità che fa, di una pittura così alleata
ai contenuti magici e simbolici, una pittura non meno 'formale'
che quella dei maestri italiam del Rinascimento. J.
combe, Jérome Bosch,
1959
... è certamente l'interprete figurativo di un universo
spirituale, colui che proietta sulla scena della pittura le
visioni di un parossismo intcriore. L'universo bosciano è una
gigantesca, minuziosa ebbrezza parodica, è la metamorfosi senza
fine della creazione divina in caricatura demoniaca, l'irruzione
alla superficie terrestre delle larve, delle passioni
monomaniache, delle tentazioni, degli impulsi grotteschi che
ogni uomo cerca di reprimere ... Bosch compie quella che Andre
Masson chiama "la trasfigurazione, ad opera dell'artista, di uno
stato nauseabondo dell'anima”. C.
roy, Les arts
fantastiques, 1960
Tesa fra l'angoscia e la speranza, fra il dubbio e la fede,
l'opera sua va riguardata come una testimonianza, una
testimonianza affascinante. Traspone il lirismo spesso
demoniaco dei predicatori popolari, conferisce ai testi e alle
parole equivalenti plastici inattesi, ai proverbi forme
sorprendenti, ... alle astrazioni una prodigiosa concretezza.
R. L. Delevoy, Bosch, 1960
...
In un modo o nell'altro Bosch conosceva tutti quanti i segreti
riscoperti dai nostri psicanalisti; gli emblemi e i mostri
inventati da lui corrispondono alle ossessioni che oggi vengono
confessate dai pazienti nelle cliniche di psicanalisi (e
verosimilmente, al tempo di Bosch, dai penitenti ai confessori);
ed è proprio ciò, s'intende, proprio questo aspetto che rende i
suoi Inferni così inquietanti e terribili.
R. H. wilenski,
Flemish Painters, 1960
... sarebbe non tanto errore, quanto insufficiente e alla fine
molto limitativo, portare un'attenzione esclusiva a questo mondo
di immagini significanti, senza accertare il loro modo di essere
formale, stilistico.
La più stipata
opera di Bosch è tutto, fuorché sfrenata, dispersiva,
indefinitamente polarizzata sulla pur moltiplicatis-sima
tematica. La tensione, il trasporto, la coralità anche
strepitosamente folta delle figure e dei motivi, in un apparente
horror vacui, non stanno senza una consistente disciplina
che unifica le visioni in composizioni fortemente dominate (è
vero che in qualche caso di maggiore indulgenza al tema, come il
Giudizio finale di Monaco, la disciplina si allenta, e
insieme si schematizza; ma per coglierla nella sua autentica
fermezza, basti paragonare agli originali di Bosch, le molte
copie e derivazioni che fraintendono o dissipano la struttura
originaria, diventando rapidamente aneddoti). Specialmente nelle
tavole longitudinali non si potrà mancare di notare la manovra
sapientemente delicata dei piani crescenti, scaglionati e con le
convergenze e le divergenze prospettiche radiali, oppure le
strutture a spirali, a pozzi, ad alvei raccordati; se si valuta
l'architettura del Retable de l'Agneau di Jan van Eyck,
non si potrà non valutare l'architettura stellare ed a gironi
tangenti dell'Eden di Madrid; è vero che le composizioni
boschiane hanno sovente una raffinatezza ed anche eccentricità
di partiture metriche, che confina con la capziosità, caratteri
anche questi ben fusi con gli altri di autonoma identità del
mondo figurale e di marcato incrocio fantastico.
Al limite,
l'idealità della forma di Bosch si rivela nella stupenda spèra
della Creazione, dipinta sul rovescio dell'Eden
madrileno, una forma pura, perfettamente chiusa nella sua
chiarezza essenziale, che include con agio nella sua aerea
consistenza trasparente una prospettica isola digradante a pause
entro l'anello speculare dell'acqua, e sopra un cielo turbinoso
e gravido. Percorrendo la sua opera matura, l'incontro di mòduli
puri, costruttivi, prospettici, geometrici si fa sempre più
frequente in ogni parte cellulare delle addensatissime
figurazioni, anzi si osserva come ogni 'capsula' unitaria delle
composizioni di figure e di gruppi si raccordi con passaggi
continui, sebbene di natura e di declinazione variatissima, con
gli altri, sino a formare un tessuto di episodi formalmente
compiuti, ordito e tramato da complessi e sempre nuovi sistemi
di passaggi, di echi, di rilanci, di correlazioni. Dal
collegamento iniziale alle esperienze spaziali, volumetriche e
prospettiche di Geertgen e degli olandesi, Bosch sviluppa un
complesso personale di qualità stilistiche sintetiche, che
informano con un costante rigore le forme lineari e
volumetriche, e coallzzano allo stesso fine anche il riassunto
pittorico che si esplica nella semplificazione della condotta
cromatica e della pennellata (vedi per esempio i monocromi e la
Passione sul rovescio del Giovanni in Patmos di
Berlino).
L'analisi e la
qualificazione del linguaggio propriamente formale di Bosch
(malgrado gli antefatti che se ne trovano negli studi del
Baldass, e soprattutto del Tolnay) esige ancora una
considerazione più attenta e approfondita. Attualmente, nella
critica esiste ancora sproporzione tra l'interpretazione
iconologica e quella stilistica, e bisogna portare la seconda al
livello euristico della prima, se si vuole conseguire una
comprensione più totale e soddisfacente dell'opera dell'artista
grandissimo. C. L.
ragghianti, in "SeleArte",
1960
L'efficacia estetica di un inatteso colore rosso e arancio in
una distesa buia contribuì alla sua popolarità; e nei trent'anni
successivi il fuoco del Bosch divampa in quasi tutti i paesaggi
dipinti. clark,
Landscape into Art, 1961
... sin dalla fine del '400 Bosch seppe uscire dal cerchio
formato dagli ultimi epigoni dei primitivi [fiamminghi],
alzandosi a un livello cui gli altri non riuscivano a seguirlo.
E si distingue non solo per la potenza creativa, ma anche per la
tecnica pittorica. È l'originalità stessa dei propri concetti a
imporgli di crearsi un linguaggio nuovo : i primitivi
traducevano tutto in una forma che, per il senso volumetrico e
spaziale, rispondeva a una realtà affatto oggettiva; ma un tale
procedimento non conveniva a Bosch. Lui insiste ben poco sulla
densità, sul volume, sul 'peso' delle forme, e inventa rapporti
di colore più espressivi, altri modi di pennelleggiare, uno
stupefacente impiego di materia traslucida accanto a materia
corposa che rimane opaca; soprattutto, introduce un fare rapido.
I migliori fiamminghi dopo di lui non mancheranno di
sperimentare le risorse di questa tecnica nuova. Bruegel e, più
tardi, Rubens, l'applicheranno a loro volta, e si sa con quale
profitto. L.
van puyvelde, La peinture flamande au siecle de Bosch et
Breughel, 1962
In lui la libertà ideativa era sorretta da un'uguale libertà
di esecuzione; e restano da ammirare al tempo stesso la maestria
del suo pennello, la sensibilità del tocco, l'acume coloristico
e l'infinita ricchezza spirituale di questo grande visionario
che fu uno dei più prodigiosi creatori d'ogni tempo.
L. ninane, in Le siede de Bruegel, 1963
Pittore di
grigi, sensibile all'incanto dei toni sottili, ai valori più
tenui, abile nel modellare il bianco col bianco ... associa ai
rosa più squisiti e lillà, celesti, nocciola, verdi giada —
stesi a velatura, mediante tocchi orizzontali di materia fluida
ripresi con agili svirgolate — toni locali, sonori e consistenti
come smalti, di arancio, carminio, azzurro cupo, nero violaceo;
e vi proietta sopra bagliori rosso fuoco o giallo zolfo. Con la
stessa disinvoltura orchestra gamme ghiacciate o ardenti. ... Il
fantastico è, dunque, anche nella sua tavolozza. R.
genaille, Bosch,
1965
Una pittura chiara, liquida, vivacissima, un movimento
brulicante che incanta l'occhio e invita a una minuziosa lettura
dei particolari che nulla tolgono alla luminosa monumentalità
dell'insieme [del Trittico del Fieno], P. Bianconi Bosch,
1965
Mi sono domandato molte volte perché, davanti ai
quadri del Bosch, non provo l'impressione d'insuperabile
stravaganza, che dopotutto sarebbe ragionevole proporre, sotto
qualunque aspetto, come pietra di paragone del fantastico.
Eppure ogni particolare testimonia, là dentro, un'inventiva
prodigiosa : i domini vi si mescolano, le combinazioni più
remote sono usuali e un uomo perforato dalle corde di un'arpa è
il minimo che ci si possa aspettare da questi sovrabbondanti
accumuli di meraviglie. Il fatto è che, a furia di accatastarsi
l'una sull'altra, queste meraviglie finiscono col formare un
insieme coerente :derivano da un
partito preso che fa della magia una norma;sono lì per
forza, a illustrare la legge di un universo tutto quanto
insolito ... E il fantastico non è fantastico se non crea uno
scandalo inammissibile per l'esperienza e per la ragione. Se per
caso o, peggio, in seguito a un piano preciso, diventi l'inizio
d'un nuovo ordine di cose, immediatamente il fantastico crolla;non riesce più
a suscitare ne angoscia ne sorpresa, ma diviene l'applicazione
conseguente, metodica, di una volontà deliberata che non lascia
nulla fuori del nuovo sistema. In verità il mondo di Bosch è
propriamente un mondo sistematico.
R. caillois, Au
coeur du fantastique, 1965