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[i Bellini, il Botticelli, Filippino Lippi, il
Ghirlandaio, il Perugino, il Mantegna e Melozzo da
Forlì] sempre con livella e circino le opere
proportionando a perfectione mirabile conducano. In modo
che non humane ma divine negli occhi nostri s'apresentano.
E a tutte lor figure solo el spirito par che
manchi. L. PAClOLI, Summa de arithmetica,
geometria, proportioni et proportionalità, 1498
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Alexandro Botechiella, molto m'è stato laudato e per ...... Optimo
depintore ... Malatesti,
Lettera a Isabella d'Este, 1502
....... per quanto riguarda le conseguenze dell'indagine; che, dalla
penetrante scoperta dell'intimo travaglio manifestato dal
Botticelli pur sotto le cerebrali raffinatezze, in breve si
passò pronubi alcuni letterati del Decadentismo, come il Péladan
(Le vice supreme, 1884) e il Mirbeau (Orphelins, in Buveurs d'àmes,
1889) — all'inaccettabile immagine del 'primitivo' trasognato e
sospirante, nevrotico, morboso; quale avrebbe insospettito la
critica positivistica, allarmandola per una pretesa assenza di
virilità [Muntz] e inducendone l'ala più accademica a scambiare
le finissime stilizzazioni botticelliane per approssimazione
disegnativa, carenza prospettica, gracilità coloristica (si
veda, ancora, il Mesnil [1938]). Quanto poi le interpretazioni
dei decadenti abbiano sviato certa critica, ancorandola ad
aspetti esteriori delle opere botticelliane, è rivelato a usura
dalle pagine — esse pure così recenti — di A. Venturi. E
nondimeno nasce allora la grande popolarità, ormai definita, del
maestro.
Spettò al
Berenson — pur fra le remore della "dolente... Altrettanto son
rapidi di mano e celebri in pittura i fratelli Ghirlandaio. Ne è
considerato inferiore a Zeusi il nostro Sandro, pur se quello
ingannò perfino gli uccelli dipingendo l'uva. Ne va lode minore
ai fratelli Pollaiolo ... U.
verini De
Illustratione urbis Florentiae, 1503
Quello non sarà universale che non ama egualmente tutte le cose
che si contengono nella pittura; come se uno non gli piace i
paesi, esso stima quelli esser cosa di breve e semplice
investigazione, come disse il nostro Botticella, che tale studio
era vano, perché col solo gettare una spugna piena di diversi
colori in un muro, essa lascia in esso muro una macchia, dove SÌ
Vede Un bei paese. ^^ ^
vinci, Trattato
della pittura, 1505 e meitò dunque Sandro gran lode in tutte le
pitture che fece, nelle quali volle mettere diligenza e farle
con amore; ... G.
vasari, Le Vite, 1568
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aveva altresì un cervello così stravagante ed inquieto, che in
nessuna cosa trovava fermezza ... benissimo pittore. F.
baldinucci,
Notizie de' professori del disegno, 1681
Cervello stravagante e bizzarro, che da Filippo Lippi riportò
tutti i necessari documenti per la pittura, sicché gran maestro
comparve P. A. Orlandi Abecedaria pittorico,
1753-
Disegnò Sandro con tanta maestria e gusto ... Fu bensì vivace e
vago nel colorire, adornando con molte e ben disposte
figure le sue pitture di storia, e mostrando in tal guisa di non
essere agli altri del suo tempo inferiore nell'invenzione. Il
lumeggiar d'oro a mordente le figure era ancora in uso in quell'età,
e Sandro intra gli altri vi riuscì con molta franchezza non
lasciando di far ciò di qualunque colore fossero quelle vestite.
Fu grazioso molto nell'atteggiar le figure piccole, che ei
trattò con molta considerazione. M.
lastri, L Etruria
pittrice, 1791
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rinomato in quel tempo e cognito tuttavia nelle quadrerie per
molte pitture in picciole figure, dove talora si confonderebbe
col Mantegna, se nelle teste fosse più vago. Ne resta pur
qualche tavola, non però che si paragoni a ciò che fece nella
Sistina. In essa appena si raffigura il Sandro di Firenze. La
Tentazione di Cristo ornata di sì gran Tempio con tanto numero
d'offerenti nell'atrio; Mosè che aiuta contro i pastori
madianiti le figlie di Jetro con sì bello sfoggio di vesti
colorite sì novamente; altri fatti espressi con vivacità e con
bizzarria, fan qui parere che egli di gran" lunga mano avanzi se
stesso. Questo medesimo si osserva in altri: tanto potè in loro
la competenza, la vita di una città solita a ingrandir le idee,
il giudizio di un pubblico che si appaga appena del buono perché
ha l'occhio avvezzo al maraviglioso. L.
lanzi, Storia
pittorica della Italia, 1795-96
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parmi potersi dire che al Ghirlandaio rimase addietro il
Botticelli nella vivacità e bellezza del colorito, il quale egli
ebbe generalmente smorto ed uniforme, e nella nobiltà e
grandezza de' vestiarì e de' componimenti, dove Sandro, con quel
suo ingegno sommamente ghiribizzoso ..., si mostrò qualche volta
strano e confuso. F. Ranelli Storia delle belle arti in
Italia, 1845
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il carattere precipuo di Botticelli è il risultato del fondersi
di una simpatia per l'umanità nella sua incerta condizione, nel
suo fascino e nella sua assunzione in più rari momenti ad un
carattere di amorevolezza e di energia, con la consapevolezza
ch'egli aveva d'un'ombra che scende sovr'essa dalle grandi cose
dalle quali è separata; e che questo introduce nella sua opera
qualcosa di più di quanto la pittura usualmente rinette della
vera costituzione dell'umanità. Egli dipinse la^ storia della
divinità del piacere in altri episodi oltre quello della sua
nascita dal mare, ma non mai senza qualche ombra di morte nelle
carni grigiastre e nei fiori pallidi: e le Madonne ch'egli
dipinge s'accasciano al peso del fanciullo divino e implorano
con voce toccante e sommessa per una più calda e profonda
umanità. W.
pater, Studies in the History of the Renaissance, 1873
Ebbene, sì, ne convengo: il Botticelli è manierato, come lo
erano tutti gli uomini di quel secolo. Molto eufemismo, molta
studiata grazia nelle pose, molta ostentata erudiziene, mista a
grande slancio di fantasia; ed egli ama intrecciare le dita
delle mani come Correggio, ma non mai, come Correggio, senza un
motivo. J. Ruskin,
Mornings in Florence, 1877
A volte profondamente commosso dalla gravita tenera delle
leggende religiose, a volte deliziosamente incantato dalla
grazia elegante delle favole pagane, mescolò spesso, con grazia
sottile, i due sentimenti, dando alle sue figure sacre
l'attrattiva sorridente delle creazioni antiche, conservando
alle sue nudità profane le castità intenerite delle apparizioni
cristiane ... Le sue opere di gioventù sono d'un praticante già
esperto che si ricollega a Lippi per l'abbondanza, al Castagno
per la precisione, al Pollaiolo per la decisione, al Verrocchio
per la nobiltà, ma che, prendendo da tutti le migliori qualità,
impresse già a tutte le sue concezioni un particolare carattere
di distinzione melanconica e di gravita sognatrice. ... Godette
... sino alla sua fine della stima e del rispetto che si
addicono ad un nobile talento e ad una grande anima; ma quando
si spense, nel 1510, paralitico e inabile, più nulla restava in
lui della vivacità fertile e gioiosa che l'aveva reso tanto
popolare. G.
lafenestres, La peinture italienne, 1885
II Botticelli fu un uomo dall'immaginazione fervida, e mai essa
gli venne meno quando tentò i problemi più ardui della pittura.
I suoi mezzi, è pur vero, non furono sempre all'altezza dei suoi
desideri, ma le sue audacie abituali lo posero sin dal principio
in una situazione eccezionale, ciò che può spiegare come abbia
potuto esser ritenuto per un buon momento superiore allo stesso
Domenico Ghirlandaio. Si vede ancora nella-chiesa d'Ognissanti a
Firenze un Sant'Agostino del Botticelli, a contrasto del San
Gerolamo che Ghirlandaio vi eseguì nel 1480: il Botticelli si
dimostra qui superiore al suo contemporaneo, pur se si vede che
è meno valido.
J. A. crowe,
"Gazette des Beaux-Arts", 1886
In genere il tema e la rappresentazione stessa erano talmente
estranei al Botticelli, che lo si direbbe ossessionato soltanto
dall'idea di comunicare valori incorporei di tocco e movimento.
Esiste infatti un modo per esprimere i valori plastici, quasi al
di fuori d'ogni riferimento materiale : consiste nel tradurli
quanto più fedelmente possibile in valori di movimento. Così,
per esprimere il girare d'un polso, senza il minimo ausilio del
chiaroscuro, basterà rendere il movimento della linea del polso
medesimo e quello della veste che si adagia sopra; e la
plasticità del polso risulterà espressa, appunto, quasi solo in
termini di movimento ... Prendiamo ... le linee che esprimono il
palpito della chioma, lo svolare dei panni o la danza delle
onde, nella Nascita di Venere : prendiamo queste linee per se
stesse, in tutta la loro forza di eccitare il nostro senso del
movimento; e che cosa abbiamo? Puri valori di movimento,
astratti, svincolati dal rapporto con qualsiasi
rappresentazione. Tale genere di linee, costituendo la
quintessenza del movimento, possiede — come gli elementi
essenziali di ogni arte — la facoltà di eccitare la nostra
immaginazione, direttamente comunicando la vita. Immaginiamo
un'arte tutta quanta formata di codeste quintessenze del
movimento: si avrà qualcosa che, rispetto alla rappresentazione
della forma, presenta l'identico rapporto intercorrente fra
musica e linguaggio. Quest'arte esiste e si chiama decorazione
lineare. Nell'ambito di essa il Botticelli può aver avuto rivali
in Giappone o altrove nell'Oriente; in Europa, no. E, alle
esigenze di quest'arte, era pronto a sacrificare tutto quanto le
consuetudini stilistiche trasmessegli da fra' Filippo Lippi e
dal Pollaiolo, e il gusto dei committenti gli consentivano di
sacrificare. Per lui, l'elemento rappresentativo era come il
libretto di un'opera ...
B. berenson, The
Italian Painters of the Renaissance, 1896
II Botticelli è stato discepolo di fra' Filippo, ma questo lo si
può avvertire soltanto nelle primissime opere. Erano due
temperamenti del tutto diversi: il frate, col suo riso aperto e
la continua, bonaria compiacenza delle cose di questo mondo; il
Botticelli, invece, tormentato, ardente, sempre intimamente
eccitato, un artista a cui la superficie pittorica diceva assai
poco, che si esprime in linee violente e riesce a dare sempre
alle sue teste pienezza di carattere e di espressione ... Egli
prende sul serio la storia sacra e, con gli anni, questa serietà
aumenta, facendogli abbandonare ogni compiacenza nella figura
esteriore. La sua bellezza ha qualcosa di struggente, e anche
quando sorride è soltanto un balenio fugace. Quanto poca
allegria è nella danza delle Grazie nella Primavera e quali
corpi sono questi! ... L'eleganza si sfoga nella raffigurazione
delle erbe e dei fiori sulla terra, delle stoffe trasparenti,
arrivando a toccare il fantastico. Ma non era nel temperamento
del Botticelli il trattenersi a contemplare troppo un
particolare. Anche nel nudo si stanca presto del particolare
troppo preciso, e cerca di conseguire una raffigurazione più
semplice mediante i tratti più ampi. Che fosse un disegnatore
straordinario lo ammette persino il Vasari, nonostante la
formazione michelangiolesca: la sua linea è sempre viva e piena
di carattere, ha qualcosa di frettoloso. Nella presentazione di
un movimento veloce è incomparabilmente efficace : gli viene
fatto persino di dar movimento a grandi masse, e quando dispone
unitamente il quadro intorno a un punto centrale, nasce qualcosa
di specificamente nuovo, di decisiva importanza per il futuro.
H. wolfflin,
Die classische Kunst, 1899
Alla critica del Novecento