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Pieter Bruegel: Il ladro di nidi
Lo stesso tema appare anche nel disegno a penna degli apicoltori (203 x 309, Kupterstichkabineit, Berlino). Altri studiosi, tra cui, Jedlicka e Vanbeselaer, facendo leva sul fatto moralistico e osservando che l'ingenuo bifolco in primo piano sta inconsapevolmente cadendo nel ruscello, riferiscono la presente composizione al Vangelo secondo Matteto (VII, 3) dove si dice che ".... non bisogna badare alla pagliuzza nell'occhio del fratello, dimenticando la trave nel proprio". Altri ancora vi leggono l'esasperato pessimismo del Bruegel. In precedenza, certamente già dal 1659, l'opera apparteneva – con l'attribuzione a Pieter Bruegel il Giovane – all'arciduca Guglielmo Leopoldo. La tavola rimase sempre parte integrante del patrimonio artistico viennese, eccetto il brevissimo periodo (1809-15) del trasferimento a Parigi come bottino di guerra napoleonico. Il quadro non si presenta in buono stato di conservazione in quanto ha una zona, nella parte destra, che ha subito danni a causa di un'infelice pulitura.
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