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La critica di
studiosi dell'Ottocento e Novecento al Greco
(citazioni tratte dai "Classici dell'Arte", Rizzoli
Editore)
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discepolo di Tiziano, del quale agli inizi seppe imitare
così bene lo stile, che i suoi dipinti erano stimati
quanto quelli del suo maestro, grazie alla sua squisita
abilità di imitazione, mostrò d'essere un insigne
ritrattista, anche se non volle mai esser considerato
tale; e per questo motivo non perseverò nel cercare fama
in quel genere d'abilità, e preferì dedicarsi al suo
stravagante stile di pittura, proprio per non
rassomigliare al suo maestro Tiziano.
G mayans y siscar,
Arte de Pintar (1776), 1854
II Greco fu molto rispettato e stimato a Toledo,
nonostante i suoi stravaganti dipinti, benché nella loro
dura e strana colorazione si rilevi sempre un certo
sapore di maestro, specialmente nel disegno.
A Cean Diccionario de los mas ilustres Profesores de las
Betlas Artes en Espana, 1800
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El
Greco
Biografia e vita artistica
Le opere
Il periodo artistico |
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grandezza di pittore ... e follia di genio ... poiché i dipinti
peggiori hanno sempre qualcosa di inatteso, che va oltre il
possibile, e insieme suscita sorpresa e induce al sogno.
th. gautier,
Voyage en Espagne (1843), 1845.
"Creta gli die la vita". Della sua tradizione familiare, nulla
sappiamo. È, prima di tutto, un germe di libera personalità,
stravagante, anarchica. Dalla sua razza deriva la finezza e
l'instabilità dello spirito; forse dal primo ambiente in cui
visse, la cultura ellenica; dall'eredità artistica accumulata,
il clima greco-alessandrino che persiste nelle sue composizioni
e nelle sue figure, e la tendenza caratteristicamente bizantina
a ripetere le proprie formule; dall'Italia e dal secolo XVI; la
vastità degli orientamenti, gli sprazzi di universale sapere,
l'eroico idealismo. Il Greco è l'ultimo epigono del
Rinascimento....
Solitario in quella terra [di
Castiglia], dimentica regole e abbandona maestri; si raccoglie
in se stesso, s'impregna dello spirito e della natura regionale,
vi si getta liberalmente, mentre se ne lascia compenetrare ;
s'impadronisce, insomma, del genio della terra e dell'anima
spagnole; traduce da esse fedelmente ciò che vibra all'unisono
con il suo singolare temperamento — la violenza, la dignità,
l'esaltazione, la tristezza, il misticismo, l'intimità
realistica, la cinerognola e rossastra monocromia —, e dopo un
rapido inevitabile periodo di prove e di tentativi, riesce a
fare opera originale ed eterna, e scopre una via che può
chiamare sua.
E per quella via prosegue, inquieto,
tormentato con penetrante chiaroveggenza dal problema del colore
e della luce che ancor oggi è il vero problema della pittura; in
una crescente vertiginosa esaltazione di sfondi e di forme, di
linee e di colori;
con l'ardente anelito di fervido iniziatore; rifuggendo da
ogni trivialità e da ogni inerzia; scorretto, informe,
scapigliato; mai fiacco o leccato ; talvolta precipitando,
talaltra riuscendo nell'intento, come accade a chiunque si
avventuri su sconosciuti sentieri; proclamando che la pittura
non è 'arte', vale a dire soggetta a ricette e a cànoni, ma
lavoro d'ispirazione, personalissimo; affettando disprezzo per
Michelangelo, al quale lo legano tuttavia la perenne
scontentezza di sé e l'irrequietezza spirituale; provocatore,
come lui, di sempre nuove difficoltà; idealista e realista;
chiaro e diafano alcune volte come le pagine del Chisciotte;
intricato e concettoso altre volte come quelle del Persilfs:
capace di dipingere ciò che è umano meglio di ciò che è divino,
e quasi sempre ostinato a legare ciò che è divino a ciò che è
umano; più libero, più moderno, più attuale di mano in mano che
va invecchiando, e sempre ribelle fino all'ultimo istante di
vita. Questo fu il Greco. M. B. Cossio, El Greco 1908
Ho trovato un uomo, un uomo grande, geniale oltre ogni
immaginazione: il Greco. Un uomo dei tempi di Rembrandt, ma
vicino a noi come un contemporaneo. Il mio viaggio in Spagna
sarà una visita a quest'uomo, e se non ne riportassi altro che
lui, avrei guadagnato mille volte più di quanto non mi sia mai
ripromesso. Tu non sai quasi nulla di lui. Figurati un Cézanne o
un Renoir o, meglio, fai la somma di tutti i grandi francesi e
togli tutto quanto hanno di parigino, direi quasi tutto ciò che
hanno di francese, tutto quello che rivela l'appartenenza a un
determinato genere di pittura. Tè lo puoi immaginare sostituito
dalla grecita, ma, per amor del ciclo, che non sia antichità
schematizzata. La sua grecita è sangue, non forma. Egli ha
superato l'antichità e si è evoluto oltre la scultura. È un
pittore, e non ti puoi neanche figurare quanto sia pittore. Un
outsider tra i greci, con l'audace indipendenza di chi si
è segregato dal suo popolo, la cui parte più nobile fa sbocciare
in lui fiori novelli. È, si direbbe, il polo opposto
dell'antichità. Proviene da Tintoretto e ' ha conosciuto
l'antichità per il tramite di Michelangelo. Un confronto con
Michelangelo alla maniera di Rubens, ma senza l'intervento della
scultura. Mentre Rubens si sfoga in orge carnali, il Greco
realizza una bellezza totalmente spiritualizzata : un colore che
per essere vivo non ha bisogno della carne, in quanto prodotto
antico. Si corre quindi il rischio di considerarlo un assertore
dello spirito. Ma tale non è, come non lo è Degas, e meno ancora
Rembrandt. Chiaro fino all'eccesso, e quindi enormemente più in
alto di Cézanne. Egli realizza ciò che vuole, è capace di tutto
e vuole le altezze supreme. Nel Greco tutto è principio e fine.
Egli possiede, se mai, interpretazioni ancora più ricche, ma se
ne libera del tutto. Dipinge Cristo in croce, la Resurrezione,
ritratti della Madonna, con tutta la furia del Rinascimento. Ma
sembra che la furia ci trasporti, oltre il Cristianesimo,
nell'antichità. Sei capace di immaginarla, questa antichità
trasposta? È una grecita affatto nuova.
...
Il Greco sta sopra a tutti. È, come Dante e Shakespeare,
l'inventore di una lingua. Con la quale nessun artista ridirà
mai cose altrettanto grandi. ... E tutte le generazioni dopo di
lui vivono nel suo mondo. Tra lui e Tiziano, il suo maestro, c'è
una maggiore differenza che tra lui e Renoir o Cézanne. E ciò
nonostante Renoir e Cézanne sono maestri di una originalità
incontestabile, perché non è possibile usare la lingua del Greco
se non la si riscopre da sé continuamente. I cosiddetti moderni
non hanno un avo migliore al quale richiamarsi ... È un'idea
grandiosa pensare che l'opera di un solo uomo abbia potuto
sviluppare i più alti impulsi culturali di millenni, diciamo
pure senza esagerazione, da Fidia ai nostri giorni. J.
meier-grafee,
Spaniche Reise, 1910
...
Greco e la fantasticata nuovamente materia dei panneggi che
ripugnano al corpo e stan di per sé ed agiscono come realtà
impacciosa e solida, R. Longhi, Rinascimento
fantastico
È una pittura spaventevole e splendida, grigia e nera,
rischiarata da riflessi verdi. Nelle vesti nere non vi sono che
due chiazze grigie: i colletti e i polsi donde escono teste
ossute e mani pallide. Soldati o pred: è l'ultimo sforzo della
tragedia cattolica. Portano già il lutto. Non guardano più che
al ciclo. I loro volti grigi hanno l'aridità della pietra. Le
ossa che forano la pelle secca, i lobi oculari sprofondati nelle
orbite cave sembrano afferrati da pinze di metallo. Tutto ciò
che definisce il cranio e il viso è reso con superne! dure, come
se il sangue non gonfiasse più la carne già avvizzita. Si
direbbe che dal centro dell'individuo partano delle propaggini
nervose che tirano a sé la pelle. Non v'è che l'occhio che
bruci, fisso nella volontà di raggiungere l'ardente morte a
forza di render sterile la vita. Se si segue a ritroso lo
sguardo, esso vi porta fino all'implacabile cuore. Le bocche
sono come ferite. Il pelo è rarefatto dal digiuno,
dall'ascetismo, dall'asfissia lenta che si diffonde nelle camere
chiuse. Sembra che il vento del deserto vi sia passato sopra.
Quando la veste rossa inondata d'oro e la mitra d'un vescovo
spandono sui fondi uniformemente grigi e neri i sontuosi ricordi
portati da Venezia e dall'Oriente, si direbbe che la pittura
impieghi la sua forza manipolando le voci del mondo per dare più
accento al triste splendore delle facce grigie, alle armonie di
morte e di polvere che salgono come un inno alla gioia
silenziosa di offrire in sacrificio allo spirito divino della
vita tutte le gioie cui essa ci spinge. Il suo rimorso d'essere
nato lo perseguita fino alla fine; ma, quando lo esprime nella
sua pittura, la magnificenza che essa assume lo vendica dei suoi
terrori.
E. faure, Histoire
de l’art, 1926
La mano del Greco [nel periodo italiano] era sicura e stendeva
il colore senza esitazione. La facoltà di dare la vita era come
una forza della natura. L'arte gli si è sviluppata come frutto
del temperamento e dell'abilità nello stendere il colore. Non
lui ha creato il suo stile: il suo stile è diventato quel che è
stato a sua stessa insaputa, nel mescolarsi dello stile europeo
a quello orientale. J. F.
willumsen, La
yeunesse du Greco. 1927
Per noi il Greco è un visionario. Con la sua pittura
sconvolge le menti, le chiese si popolano di incubi religiosi,
risolleva le immagini, e, trasfigurandole, portandole su un
piano irreale, confondendo i due elementi, dipingendo nel quadro
tutto presenta e con la stessa intensità. Le sue figure sono
fantasmi che si concretano con una realtà tattile terribile; le
sue figure sono sottili magie perché non finiscono. La bellezza
intangibile dei personaggi divini si sforma, si corrompe ad
ammonire le genti: per dire loro che col malcostume stanno
uccidendo la bellezza divina, e il dolore sofferto per l'umanità
sfigura i loro visi. E gli altri personaggi a contatto con Dio
sono sbalorditi, annientati, per le immense cose ritrovate e che
stanno per perdere. Greco è bene impastato del suo tempo. È
impossibile considerare in sé la pittura senza intendere le
grandi tragedie del tempo e la corruzione religiosa con la
Riforma, con la Controriforma e l'Inquisizione; senza intendere
lo sfacelo spirituale portato da quel senso rinascimentale
estetico, sensuale e pagano; infatti, partito dalla scuola
italiana e veneta soprattutto dopo aver avuto a maestri Bassano,
Tintoretto, Veronese, Tiziano, trasformatesi in Spagna,
incominciando sulle orme di quei grandi, va pian piano operando
la più grande rivoluzione in senso artistico che sia avvenuta e
cioè sconvolge nel quadro i canoni compositivi classici, e in
questo senso si può ben chiamare il primo artista moderno.
Toglie l'equilibrio delle masse, il ritmo compositivo, venendo
così a far cadere il senso dell'armonia, che cercava di
ingraziarsi il gusto dello spettatore con una sapiente armonia e
in senso assoluto si potrebbe dire decorativa" disposizione dei
personaggi e delle cose. Tutto viene sbalestrato, sconvolto,
perché quello che importa è il contenuto, in ogni quadro, nel
periodo della sua completa maturità. I personaggi sono veduti,
rivelati, nell'attualità umana e senza alcuno scopo di piacere,
ma di rivelare. E l'intensità di visione è tanto forte che per
scacciare e distruggere quei beni acquisiti compositivi si
ripete, e si ripete fino a che il grazioso, il cerebrale, il
senso estetico spariscono. Guardiamo, a questo proposito, le
molte Cacciate dei mercanti dal tempio. Innanzi tutto,
che cosa più grande, immanente, di quel soggetto, di quel
tempio! scipione
(Luigi Bonichi), Carte segrete (1930), 1943
I personaggi del Greco sono imprigionati e, ciò che è peggio,
costretti in una prigione viscerale. Infatti, tutto quanto li
circonda è organico, animale. Nubi, rocce, cortinaggi si sono
misteriosamente trasformati in mucosa, muscoli nudi e peritonei.
Il ciclo al quale ascende il conte Orgaz è come una cosmica
operazione di appendicite. La Resurrezione di Madrid è
una resurrezione in un tubo digerente. E nei quadri di epoche
posteriori proviamo l'orripilante sensazione che tutti i
personaggi umani e divini abbiano incominciato a soffrire un
processo di digestione, vengano gradatamente assimilati dai loro
visceri.
A. L. huxley, Music
at Night, an other Essays, 1931
...
A dir vero la dimora spagnola cominciò con un mezzo insuccesso,
ma anche uscire dalle catene antiche gli fu vantaggioso,
permettendo al suo temperamento di espandersi appieno in opere
che spaventarono i benpensanti di allora e diedero modo ai
decadenti di poi di vedere in lui il campione di un'arte al di
là della regola. Il vero è che in Spagna, lontano da ogni
influenza, si fece sempre più strada nel Greco quella
bizantinità fondamentale che la cognizione della pittura
veneziana del pieno Cinquecento non aveva mai soffocato. Ed è il
suo naturale e sempre più deciso affiorare che da alla pittura
una voce insolita, appassionata e quasi dolorosa; che non è ne
pazzia spirituale ne deficienza fisica. G. Fiocco, Greco,
in "Enciclopedia italiana di scienze, lettere ed arti", XVII,
1933
La deformazione del Greco coincide spesso con quella di
Modigliani; nessun dubbio che le conseguenze spirituali delle
due deformazioni siano simili, ma dove i due artisti sono
separati è nel colore. In Modigliani vi sono una grazia senese,
una vivacità cromatica che rifiuta di seguire la melanconia
delle sue figure: nel Greco il colore è un'assoluta
trasformazione dello spazio, una severa architettura che
inquadra delle divinità, umane e celesti. Lo Duca in
Emporium, agosto 1937