Matthaeus Grünewald, altrimenti detto Matthaeus di
Aschaffenburg, non la cede a nessunp dei migliori spiriti
degli antichi tedeschi nella nobile arte del disegno e della
pittura, anzi in verità dev'essere stimato, se non superiore,
almeno pari ai più eccellenti. È però da deplorare che questo
mirabile artista, assieme alla sua opera, sia caduto in tale
dimenticanza che non sono riuscito a trovare uomo vivente che mi
potesse dare un minimo scritto o una notizia orale sulla sua
attività; ma voglio dedicare ogni possibile cura per far si che
la sua eccellenza sia riportata in luce; credo infatti che
altrimenti la sua bella memoria in pochi anni sarà del tutto
svanita.
J. von sandrart,
Teutsche Academie, 1675
... La pala dell'aitar maggiore [nella chiesa di Sant'Antonio
a Isenheim] è cosa degna della curiosità dei più raffinati in
fatto di pittura e di scultura, poiché è di mano di Alberto
Durer ...
anonimo, relazione sull'AIsazia al governo francese.
1657-75
... Questi dipinti di Grünewald [nell'altare di Isenheim]
sono perfettamente disegnati, pieni di verità, ma per lo più di
effetto terrificante. Nei volti della Madonna, della Maddalena e
del san Giovanni si legge un infinito dolore, una rigida
disperazione senza conforto. Il colorito è caldo e assai
robusto, ma piuttosto scuro e - cosa singolare — coincide
piuttosto con la scuola italiana nel suo pieno sviluppo che con
il colore fresco e sereno degli antichi maestri tedeschi;
altrettanto si dica in qualche caso del disegno e
dell'esecuzione.
C. M. engelhardt,
in "Stuttgarter Kunstblatt", 1820
...
[Grünewald] fu mediocre pittore di antico stile olandese ...
S. ticozzi,
Dizionario degli architetti, scultori, pittori, 1835
Matthias Grünewald di Aschaffenburg, uno dei massimi
maestri dell'epoca, è lontanamente affine a Durer. Per libertà e
grandiosità di concezione, per ampiezza di esecuzione, sta alla
pari di Durer e di Holbein: le forme piene, ricche, i panneggi
opulenti, i colori forti, intensi (alla maniera sveva), servono
a una raffigurazione realisticamente audace, piena d'effetto,
spesso soltanto arditamente accennata, talora invece
accuratamente realizzata. Tuttavia, quanto alla carica
spirituale, egli deve cedere a quei due grandi contemporanei,
... anche se i caratteri della sua arte sono considerevolmente
significativi. J.
burckhardt, in
Handbuch der Geschichle der Molerei di F. T. Kugler, 1847.
... Il Cristo [nella Crocifissione di Karisruhe]
si ergeva formidabile sulla croce, il cui tronco era
attraversato a mo' di braccio da un ramo d'albero mal
scortecciato che sotto il peso del corpo si piegava come un
arco.
Quel ramo
pareva sul punto di raddrizzarsi e di scagliare, per pietà,
lontano da questa bassura di oltraggi e delitti, quella misera
carne che tuttavia i chiodi enormi confitti nei piedi
trattenevano a terra.
Disarticolate,
quasi avulse dalle spalle, le braccia di Cristo parevano
fasciate in tutta la lunghezza dalle cinghie attorte dei
muscoli. L'ascella scardinata scricchiolava ; le mani spalancate
brandivano dita stravolte che tuttavia benedicevano, in un gesto
confuso di preghiera e di rampogna;
i pettorali
tremavano, oliati dai sudori; il torace era rigato in cerchio
dai solchi delle cestole affioranti; le carni gonfiavano,
salnitrate e bluastre, picchiettate di verde da morsi di pulci,
crivellate come da colpi di spillo dalle punte delle verghe che
spezzate le lardellavano di schegge sotto la pelle ...
...
Quei piedi spugnosi e cagliati erano orrendi :
la carne
lievitava, risaliva sulla testa del chiodo, le dita convulse
contraddicevano il gesto d'implorazione delle mani.
maledicevano, graffiavano con le unghie bluastre l'ocra del
terreno intriso di ferro, come le terre di porpora della
Turingia.
Sopra quel
cadavere in eruzione sorgeva la testa, tumultuosa, enorme; cinta
da una aggrovigliata corona di spine, pendeva estenuata,
socchiudeva a stento un occhio spento dove ancora fremeva uno
sguardo di dolore e di spavento ... la bocca scardinata rideva
con la mascella contratta dalle scosse tetaniche, atroci.
...
La Vergine, rigida e pallida, gonfia di lagrime, singhiozzava
con gli occhi fissi, conficcando le unghie nelle dita delle mani
...
Quel Cristo
tetanico non era il Cristo dei ricchi, l'Adone galileo, il
vegeto bellimbusto, il bei ragazzo dalle ciocche rosse, dalla
barba spartita, dai lineamenti equini e dolciastri che i fedeli
adorano da quattro secoli. Era il Cristo dei poveri ...
Certamente il
naturalismo non era mai sconfinato in temi simili; mai pittore
aveva così rimestato il divino carnaio e così brutalmente
intinto il pennello nelle placche degli umori e nei barattoli
sanguinolenti delle piaghe ... ... Quella carogna squartata
apparteneva veramente a un dio; e senza aureola, senza nimbo,
con quella corona irsuta, picchiettata di grani rossi dalle
punte di sangue. Gesù appariva nella sua superessenza celeste,
tra la Vergine fulminata, ubriaca di pianto, e il san Giovanni i
cui occhi calcinati non riuscivano più a spremere lagrime ...
Grünewald era il più forsennato degli idealisti ... J.
K. huysmans, Là-bas,
1891
Sarebbe stato un ben curioso confronto, se egli [Dùrer]
si fosse incontrato con il maestro dell'altare di Isenheim, che
impiegava tutti i possibili mezzi ai fini dell'espressione, e
non s'era mai fatto scrupolo di piegare il vero in prò di una
più forte impressione sentimentale ... Grünewald gli avrebbe
fatto intimamente orrore, appunto perché si sarebbe reso conto
della potenza di questo 'violento' artista. Avrebbe potuto
ripetere le parole che il vecchio Cornelius aveva pronunciato
contro Riedel: "Voi avete perfettamente raggiunto ciò che in
tutta la mia vita io ho cercato di evitare".
H. wolfflin, Die
Kunst Alhrecht Durers, 1905
... Contemporaneo di Dùrer, [Grünewald] è nello stesso
tempo il suo più perfetto e imponente contrapposto. A molti il
suo altare di Isenheim, nel Museo di Colmar, benché
imperfettamente conservato nell'insieme e le tavole siano
smembrate, farà l'impressione più poderosa fra tutte le opere
dell'antica pittura tedesca. E.
heidrich, Die
altdeutsche Malerei, 1909
Se è lecito adoperare questo concetto moderno,
Grünewald è stato un adepto del chiaroscuro cromatico. Tra i
pittori del Seicento, Rubens lo avrebbe entusiasmato assai più
di Rembrandt, e il Rembrandt tardo assai più del Rembrandt della
Ronda, di notte; ma più di tutti certamente Jan Vermeer
di Deift e l'ultimo Velàzquez. Nel gusto per un unico, intenso
tono di colore e per i sonori accordi di colori luminosi, egli
si accosta a Boeckun; nella gioia variegata del colore, ai
neoimpressionisti: e non soltanto per una certa inquietante ed
estatica atmosfera, che sta al di là della visibilità ... A
Grünewald non interessano che l'espressione e il movimento. La
norma, la misura, le proporzioni della figura umana (che Dùrer
perseguì per tutta la vita) non lo hanno certamente intrigato
molto. Le sue forme fisiche sono per lo più brutte, malaticce,
impossibili o per lo meno fuori dell'ordinario, anche quando non
si sacrifichi niente all'espressione. I volti sono asimmetrici,
quasi in ogni dipinto si riscontrano arbitru di disegno che
hanno una loro giustificazione artistica; oppure tralascia il
modellato, come negli schizzi. Già questo fatto, e
l'arbitrarietà delle proporzioni dimostrano che l'artista non
s'è lasciato turbare da ciò che è anormale.
H. A. schmid, Die
Gemalde und Zeichnungen von Matthias Grünewald, 1911
Grünewald non
ha mai costretto la linea al servizio della visione
naturalistica. Sino all'ultimo essa fu per lui, in senso
propriamente tedesco e medievale, ornamento espressivo fine a
sé. Quando essa richieda un ritmo autonomo, ogni pretesa di
correttezza naturalistica tace incondizionatamente ; quando sia
contorno, non segue necessariamente la forma dell'oggetto, anzi
è la forma ad ubbidire alla sua incredibile potenza
caratterizzatrice ...
Questa linea di
contorno ... non è mai per Grünewald quel ch'essa era in
particolare per il Durer post-italiano : 'chiarificazione' e
'spiegazione' della forma dell'oggetto. È rimasta piuttosto,
come già durante tutto il Medioevo tedesco, suggestivo atto
espressivo, spiritualizzazione del gesto corporeo; e come tale
assume all'interno dell'organica composizione del quadro un
significato che supera di molto quel che la nostra odierna
concezione naturalistica possa afferrare.
Grünewald, come
nessun altro nel suo secolo, è sempre pervenuto dal tema
(religioso o mondano, drammatico o lirico, serio o sereno) alla
presentazione unitaria che conferisce ai contenuti l'espressione
più esauriente, la più suggestiva movenza complessiva; che era
contemporaneamente la legge sempre nuova e assolutamente
impegnativa imposta alla forma del singolo particolare privato
di qualsiasi autonomia. Su ciò si fonda il segreto della sua
unità ... O.
hagen, Matthias Crunewald, 1919
La predilezione per i temi drammatici e crudeli
manifesta in Grünewald una sensibilità appassionata. L'asprezza
con cui li rende svela una sensualità morbosa, una specie di
nevrosi che degenera in voluttà del dolore.
Il realismo con
cui evoca il cadavere di Cristo sulla croce è di una brutalità
che nemmeno i più frenetici spagnoli hanno superato : ne il
pittore andaluso Juan Valdés Leal, ne i colorati scultori dei pasos di Valladolid. La sua sensualità
esacerbata di mistico si compiace nell'orrendo e nel ripugnante.
Nessuno come questo tedesco ha dipinto i 'livori della
decomposizione', le 'fosforescenze della putrefazione'.
Spieiato
osservatore, non ci risparmia ne una tara ne una degradazione
del cencio umano. Osserva con una esattezza così meticolosa da
stupire gli specialisti. I dermatologi e i sifilografi ammirano
la minuzia con la quale sono riprodotte le croste, le squame, le
suppurazioni dei dermatomi ...
Composizione,
disegno, colore, ogni cosa è sacrificata o subordinata
all'espressione, che deve a ogni costo toccare la massima
intensità ...
Nei dipinti di
Grünewald il colore ha una parte primordiale ed essenziale. Non
è una veste d'accatto : si identifica col disegno, è carne e
sangue dei suoi personaggi, che non si potrebbero concepire
senza di esso ... La sua tavolozza è ricchissima. Ha un gusto
dichiarato per i toni schietti e opulenti, l'azzurro oltremare,
il giallo aranciato, il giallo zafferano, il giallo d'oro.
Predilige i rossi, ne modula tutta la gamma, spingendola a
limiti estremi, dal rosa salmone fino al lusso della porpora ...
si direbbe che, anticipando i secoli, Grünewald abbia presentito
il principio delle ombre colorate e della esaltazione dei
colori complementari, considerati conquista della moderna
pittura in plein-air.
La definizione
che meglio si addice per caratterizzarlo è la parola 'barocco',
spogliata - s'intende - di ogni significato peggiorativo.
L. READ, Matthias Grünewald et le Retable de Colmar, 1920
Grünewald è
troppo ancorato alla struttura spirituale del Medioevo per
rompere con il passato, sia pur solo come Dùrer. Egli è
assolutamente impegnato con la tradizione figurativa del suo
tempo; è una fortuna per noi che anche i geni supremi di allora
posassero con piede sicuro sul terreno di quella spiritualità
che era insomma bene comune : ma essi trovarono nell'essenza
nascosta delle cose le tinte fiammeggianti per dipingere con
stesura variopinta e con movimentati contorni quello che agli
altri appariva soltanto nella grigia luce di ogni giorno.
H. feurstein, Matthias Grünewald, 1930
Se consideriamo Grünewald nel contesto del suo tempo,
rivela un distacco ben grande da predecessori e contemporanei,
senza però uscire da quel contesto. Fa parte del carattere
dell'epoca il fatto che essa consenta un'apparizione così enorme
e sovranamente individuale. Grünewald ha superato con passo
possente (uno dei più possenti nella storia dell'arte) l'ultimo
gotico non meno di Durer : ma in un'altra direzione, il punto di
partenza restando tuttavia proprio il gotico tardo. Egli conduce
le possibilità insite in quello stile a una fioritura tanto
rapida da penetrare talvolta addirittura nella problematica del
Seicento. Il Rinascimento lo lascia indifferente, è contrario
alla sua stessa essenza. Non è in ritardo sul Rinascimento,
semmai lo supera. Nei suoi dipinti ha utilizzato invece con
intima adesione le forme architettoniche e gli ornamenti
tettonici del tardo gotico. Anzi, la stessa linea Grünewaldiana,
in qualsivoglia oggetto essa si mostri, presenta una ...
nervosità tardogotica : i contorni dei corpi e dei panneggi
divampano, si torcono, s'increspano come le linee
dell'architettura tardogotica ... Subito si vede come i suoi
dipinti siano costruiti secondo principi d'equilibrio diversi da
quelli del pieno Rinascimento italiano ... Il suo sentimento non
è soltanto forte, è anche stravagante. Lo attira magicamente
verso gli aspetti notturni della vita, verso l'anormalità e
l'orrido, verso l'imperscrutabile profondità del dolore; oppure
lo solleva verso le altezze vertiginose di estasi sovrumane :
quasi mai ha
espresso la mediocrità tranquilla, la salute e la serenità. Le
sue forme fisiche sono piene d'una nervosità vibrante, altamente
mobile e viva, ma nient'affatto forte. Non conosce ne la
bellezza del Rinascimento pieno, ne la soavità del tardogotico
...
Le sue
'stravaganze' fanno capire come Grù-newald potesse giungere a
immaginare e concepire con tanta crudeltà naturalistica un tema
sacrosanto come il Salvatore sulla croce. Egli era colmo di
tutta la miseria dell'umanità. Ha certamente dovuto pagare cara,
come uomo, l'enorme accessibilità alle impressioni sensuali
d'ogni tipo, che lo rendeva capace di rivelazioni artistiche
tanto straordinarie ... G.
dehio, Geschichle der deutschen Kunst, III, 1931