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L'arte pittorica di Leonardo da Vinci
Segue dalla pagina precedente
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Pagine correlate:
Cenni biografici
Le opere
La critica
Bibliografia
Pittura di Leonardo:
L'Adorazione dei Magi,
uscita incompiuta dalla bottega di Verrocchio ma
attribuita a Leonardo, ha tutte le caratteristiche di
un'opera interamente realizzata. La luminosità che
scaturisce dal gruppo mediano, collocato come per rispettare
una forma piramidale, si propaga irradiando e creando in
quelle umane presenze – psicologicamente varie ma colme di
comune fervore – un'atmosfera carica di drammaticità.
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Qualche albero
inserito nei vai piani scandisce la profondità, e al di là
della capanna ci sono le rovine di una classica
architettura, dove con grande animazione stanno
combattendosi figure colme d'intensa vitalità. L'elemento
luministico è la caratteristica principale di questo grande
capolavoro, ma occorre osservare anche un altro elemento di
novità che riguarda la struttura compositiva mediana, cioè
quella della forma piramidale che soltanto la mente di
Leonardo poteva partorire, e che sarà un utile riferimento
per i pittori del Tardo Rinascimento.
Anche il
San Girolamo custodito nella Pinacoteca Vaticana ha lo
stesso pregio stilistico, analoghe atmosfere di luminosità
ed ombre ed è analogamente incompiuto.
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L'adorazione dei magi, cm . 46,
Uffizi Firenze |
L'adorazione dei magi, (particolare)
Uffizi Firenze |
La prima versione della Vergine delle
rocce (custodita al Louvre), viene commissionata a Leonardo
ed ai fratelli Evangelista ed Giovanni Ambrogio de Predis (1455
- 1509). La realizzazione dell'opera viene concordata il 25
aprile del
1483 con la Confraternita
della Concezione in San Francesco Grande a Milano. Alla
prima versione ne seguirà una seconda (attualmente nella
Galleria Nazionale di Londra) dove avrà una parte attiva
Giovanni Ambrogio de Pedris, autore dei due angeli suonatori che
l'accompagnano. L'opera (1° versione) viene eseguita tra il 1483
ed il 1486 ma seguiranno molte vicende tecniche e burocratiche,
variamente riportate che avranno termine soltanto nel 1506,
dopodiché la fortuna di questo capolavoro sarà grandissima.
Anche qui si respira quel profondo sentimento che abbiamo notato
nell'Annunciazione (Uffizi, Firenze), dove rivediamo la
vegetazione prodigiosamente inserita nell'ambiente roccioso
dello sfondo, ed i fiori con erba nei primi piani. È di grande
efficacia la contrastante luce crepuscolare che crea
quell'ambiente da sogno, dove vengono collocate con poetica
armonia le quattro figure idealizzate: la Vergine, il Bambino,
San Giovannino e l'Angelo.
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La Vergine delle rocce (cm. 123), Parigi
museo del Louvre |
L'Ultima cena del refettorio nel Convento di S. Maria
delle Grazie a Milano, viene commissionata da Ludovico il Moro e
realizzata tra il 1495 ed il 1497. L'opera, che non è un
affresco, è una derivazione di altre precedenti composizioni
realizzate dai pittori fiorentini Andrea del Castagno, Taddeo
Gaddi e Ghirlandaio; qui però vi è una diversa disposizione dei
vari personaggi – tre a tre – ed una corrispondenza di masse
architettoniche che si allontanano dalla rigorosa regolarità
delle suddette fonti fiorentine. Lo sfumato si combina in una
bigia atmosfera crepuscolare, dove gli apostoli, in preda di una
forte agitazione, apprendono dalla voce di Gesù che uno di loro
lo ha tradito. Osservando l'opera ci si accorge che tutte le
figure sono illuminate dalla luce che proviene da sinistra, meno
quella di Giuda che rimane in ombra. Nel Cristo non si nota
nessuna agitazione, anzi è statico e perfettamente figurato come
una divinità, in contrapposizione all'imperfezione umana carica
di passioni che scuotono gli apostoli. La scena si svolge in un
ambiente interno – come dentro un tabernacolo – dove, sullo
sfondo, attraverso le tre ariose finestre, appare un mite e
collinoso paesaggio, illuminato da un cielo che riecheggia la
quieta e serena anima di Dio.
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Il Cenacolo (L'ultima cena,
assieme cm. 880), Convento di S. Maria delle Grazie
Milano |
continua
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