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ANDREA MANTEGNA
Più tardi subisce l'influsso di Bellini e di Donatello, dai quali trae quella forma di deciso e patetico realismo che diventerà la caratteristica principale delle sue monumentali ed energiche figure. Dal primo, che diventerà suo cognato perché ne sposa sorella, apprenderà anche il forte senso della spazialità e la maniera di addolcire le forme dei suoi personaggi senza togliergli monumentalità. Dai preziosi insegnamenti di Paolo Uccello eredita la forza del tratto e della prospettiva scientifica. Il contatto diretto con alcune opere di Piero della Francesca, durante il suo soggiorno a Ferrara, rafforza ancora di più le sue ricerche sulla prospettiva, e lo porterà a conquistare effetti di puro "illusionismo", che caratterizzeranno la pittura di tutto il nord Italia. Ma ciò che più di tutto concorre a forgiare la sua forte tempra artistica, è il gusto per l'antichità che egli sceglie di interpretare profondamente e non di imitare per diletto. Sempre a Ferrara, entra in contatto con il patetismo dei quadri di Rogier van der Weyden, che si evidenzia soprattutto nelle sue rappresentazioni devozionali.
Tra le altre sue opere eseguite nell'ultimo periodo ricordiamo il celebre Cristo morto di Brera che costituisce il più bello scorcio di figura del Quattrocento, la Madonna coi santi della National Gallery di Londra e la Vergine col Bambino ed angioli di Brera.
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