Esiste molta confusione anche nelle
scarse documentazioni, dove diversi nomi vengono
indifferentemente attribuiti al pittore: Hausse, Hans,
Memling, Memlinc e Hemling. Una fonte abbastanza
autorevole è quella di W.H.J. Weale che parla di alcune
documentazioni ritrovate nel 1889, dove è registrata la
sua morte, avvenuta nel 1494. È probabile che la sua
prima formazione artistica abbia inizio in alcune
botteghe d’arte di Colonia o Mains e quindi pare abbia
frequentato anche lo studio di Rogier van der Weyden.
C’è una leggenda che lo vuole come paziente in
cura nell’ospedale di Bruges, perché rimangono le opere per
esso realizzate tra il 1479 ed il 1480. Altri riferimenti ai
suoi dipinti, sono quelli che descrivono i suoi legami con
la corte francese della Borgogna: negli inventari redatti
intorno al 1425, si parla del trittico del “Dio
misericordioso” realizzato da Rogier van der Weyden, cui
anche Memling avrebbe dato il suo contributo artistico come
allievo del celebre maestro fiammingo. Il suo nome compare
anche in un elenco di sovversivi, scritto nel 1480 da
Massimiliano I d’Austria. Nel 1477 simula, senza successo,
la sua morte. Appartiene a questo periodo l’altare della
cappella di Bruges, dal titolo “I sette dolori di Maria”, il
più grande fra i suoi lavori, pari soltanto all’Estremo
giudizio a lui attribuito, custodito in Polonia nella
cattedrale di Gdańsk. Si conosce la data della sua morte,
che avviene l’11 agosto 1494. Altri documenti indicano che
Memling lascia agli eredi una cospicua fortuna.