La composizione spaziale
differisce da codesta, come comunemente intesa, in primo
luogo perché essa non si realizza soltanto, in diverse
direzioni, sulla superficie piana, ma anche nel senso
della profondità. Si tratta, cioè, d'una composizione in
tre e non in due dimensioni: nel cubo e non in
superficie. E benché in modo meno manifesto, la
composizione spaziale differisce dall'altra anche più
negli effetti. La composizione ordinaria influisce,
sostanzialmente, sul senso dei contorni e delle sagome;
che a sua volta risponde a dirette sensazioni ottiche e
alle loro risultanti mentali, con impressioni di
equilibrio di masse, e più deboli impressioni di
movimento. Ma la composizione spaziale involge reazioni
più intense. Essa agisce, non possiamo qui analizzare
come e perché, sul sistema vaso-motorio; e l'impressione
d'ogni mutamento di spazio si ripercuote istantaneamente
sulla nostra circolazione e respirazione; del quale
effetto diventiamo consapevoli per un senso, cresciuto o
attenuato, della nostra vitalità.
Non soltanto dunque l'effetto diretto della
composizione spaziale è forte quasi come quello della musica, ma
press'a poco si produce nella stessa maniera; che sebbene le
impressioni musicali dipendano da molti altri elementi, il loro
nucleo è connesso all'azione sul sistema vaso-motorio. Donde
l'affinità tante volte avvertita, e mai a quel che io sappia
spiegata, fra musica e architettura; considerando questa come
qualcosa di diverso da una carpenteria superiore; ed anzi come
la più specifica e potente manifestazione dell'arte della
composizione spaziale.
Molti accetteranno le considerazioni
precedenti, chiedendosi tuttavia che cosa la composizione
spaziale abbia a che vedere con la pittura; a meno che questa
non si dedichi a raffigurare complessi architettonici. Ma un
dipinto che rappresenti architetture non è intrinsecamente una
composizione spaziale, più di qualsiasi altro dipinto. La
composizione spaziale comincia ad esistere quando da essa si
comunichi un senso dello spazio, non come vuoto, e come qualcosa
di meramente negativo; ma, al contrario, come qualcosa di
positivo e definitivo, capace di confermare la nostra coscienza
di esistere, accrescendo così il nostro senso di vitalità. La
composizione spaziale è l'arte che umanizza il vuoto, e ne fa un
Eden, una solenne dimora, dove il nostro essere superiore può
infine trovare un rifugio non soltanto piacevole e misurato ai
quotidiani bisogni, come le case dei più felici tra noi; ma un
luogo, esaltante e glorioso, dove vivere di vita ideale. E
sebbene prossima alla musica nelle forme della grande
architettura, la composizione spaziale è anche più musicale
nella forma pittorica; perché in questa è minore la tirannia
delle masse brute, con le loro inesorabili suggestioni di peso e
resistenza ; ed è maggior libertà, pur con minore
determinazione, che tuttavia non abbandona nulla all'arbitrio.
In questa apparente, maggior libertà, molti più elementi
contribuiscono a toglierci alle nostre limitazioni, e, per così
dire, a scioglierci nello spazio presentato; finché diventiamo
una cosa sola con lo spirito che tale spazio abita e riempie.
La composizione spaziale in pittura
non è dunque arrogante rivale dell'architettura, ma amorevole
sorella; un'arte capace d'effetti più scelti, più incantevoli ed
efficaci. E produce questi effetti in maniera al tutto diversa.
L'architettura chiude e imprigiona lo spazio ; è in gran parte
questione di spazi interni. La pittura di composizione spaziale
esalta lo spazio che essa incornicia, solleva a limiti ideali la
cortina celeste. E le forme che adopra, siano esse le forme del
paesaggio naturale, quelle della grande architettura o anche
della figura umana, le concilia all'effetto di rendere un senso
di spaziosità libera ma non disordinata. Come si respira a
nostro agio in tali pitture, quasi ci fosse tolto di sul petto
un macigno; come ci si sente forti, rallegrati, annobiliti; ma
calmi, allo stesso tempo; e promossi alle sedi d'una infinita
felicità. ...
Ora che abbiamo almeno qualche barlume sulle somiglianze e
differenze fra composizione spaziale da un lato, e architettura
e pittura di paese dall'altro, e intendiamo perché alla
composizione spaziale spetti un posto distinto fra le arti: ora
possiamo stimare le vere qualità di Perugino e Raffaello come
altrimenti non ci sarebbe riuscito. Un punto, tuttavia, rimane
da precisare: ed è questo. La composizione spaziale, abbiamo
detto, ci sottrae alle nostre dure e penose limitazioni,
liberandoci nello spazio ch'essa ci presenta, finché ci sentiamo
diventati lo spirito che abita e permea tale spazio. In altre
parole, quest'arte meravigliosa ci toglie a noi stessi; e,
mentre dura il suo incanto, ci da il senso d'identificarci con
l'universo, e magari d'esserne lo spirito animatore. Il quale
sentimento può esser così consapevole da restare una sensazione
artistica, e la più artistica di tutte; o può dare l'esaltazione
d'un rapimento mistico. Per quelli di noi che non sono idolatri
ne bigotti, questo senso di identificazione con l'universo
costituisce l'essenza stessa dell'emozione religiosa;
un'emozione indipendente dalla fede e dalla morale, come
l'emozione dell'amore. L'emozione religiosa, per alcuni in modo
assoluto, per altri almeno in parte, deriva da un senso
d'identificazione con l'universo; il quale senso, a sua volta,
può esser creato dalla composizione spaziale. Ne consegue che
l'arte della composizione spaziale è capace di comunicare
direttamente emozioni religiose; o almeno quel tanto d'emozione
religiosa che molti di noi possono realmente sentire, a parte le
pratiche di culto. Non vedo altri mezzi con i quali l'emozione
religiosa possa essere suggerita in pittura: dico direttamente
suggerita, non rappresentata: si badi.
E se la composizione spaziale è
l'unica arte intrinsecamente religiosa, e la scuola di Perugia è
la gran maestra in quest'arte, si capisce perché i dipinti del
Perugino e di Raffaello, più di ogni altro dipinto, producano
un'emozione religiosa. E di tono sì alto, che la gente semplice
è sempre a domandarsi come è possibile che il Perugino
dipingesse pitture tanto profondamente religiose, essendo un
ateo e bestemmiatore. ...
Il Perugino, come ora ho detto,
ottiene i suoi effetti religiosi per mezzo della composizione
spaziale. Dalle sue figure si esige soltanto che non disturbino
l'emozione; ed infatti, se le consideriamo come principalmente
vanno considerate: come mèmbri architettonici d'una costruzione
spaziale, esse non disturbano mai, o molto di rado. Le loro
espressioni e i loro atteggiamenti stereotipi dobbiamo
giudicarli non come se appartenessero ai personaggi di un
dramma; ma come trattandosi di archi e colonne, ai quali certo
non si chiede drammatica varietà....
Criticarli, sarebbe all'incirca come
arrabbiarsi pei versi meschini che furono adattati a qualche
musica solenne. Tali figure diventano sempre peggio, via via che
il pittore invecchia; finché tutta Parte fu sconvolta dalla
rivelazione michelangiolesca; e, tiratesi in disparte dal vivo
della lotta, il Perugino cessò dal recarsi a Firenze, perdendo
anche il poco senso della figura e del nudo che mai aveva
posseduto. Non poteva però perdere il senso spaziale; questo,
anzi, gli guadagnò di vigore; quando non più sprecandosi nello
sforzo, ostile al suo temperamento, di dipingere figure come
per se stesse avrebbero dovuto esser dipinte, il Perugino lasciò
libero corso all'istinto nativo. E spese gli ultimi anni della
vita inghirlandando le colline umbre con la sua arte d'oro, e
schiudendo le mura di chiesette e tabernacoli a cieli e
orizzonti d'ineffabile dolcezza.
B. berenson, The
Italian Painters of the Renaissance, 1897
...
L'esaltazione di questo pittore era considerata prima il mezzo
infallibile per acquistarsi la fama d'intenditore d'arte;
oggigiorno sarebbe forse più indicato consigliare il
contrario. È ben noto ch'egli ha ripetuto in serie le sue teste,
piene di sentimento, e perciò le evitiamo appena si vedono di
lontano. Ma anche se solo una delle sue teste fosse stata
veramente sentita, saremmo pur costretti a chiedere sempre di
nuovo chi era colui che aveva saputo scoprire in pieno
Quattrocento uno sguardo così profondo ed espressivo. Non per
niente Giovanni Santi aveva nominato insieme nella sua cronaca
rimata il Perugino e Leonardo, dicendoli: "par d'etade e par
d'amori". Il Perugino sa dare inoltre alla linea una modulazione
che nessuno gli ha insegnato. Non solo è molto più semplice dei
fiorentini, ma ha anche 3 senso della serenità, della vita che
scorre tranquilla, in profondo contrasto colla dinamica
rappresentazione dei toscani e col preziosismo formale del tardo
stile quattrocentesco. ... II Perugino non è mai sordo al senso
intimo di un paesaggio e di una architettura. Egli innalza le
sue semplici e spaziose arcate non per un qualsiasi scopo
decorativo, come per esempio il Ghirlandaio, ma per ottenere una
specie di effetto di risonanza. Nessuno prima di lui ha espresso
una così perfetta fusione tra figura e architettura ... Col suo
senso di semplificazione e di ordine il Perugino rappresenta un
elemento importante alla vigilia dell'arte classica e si
comprende come per inerito suo il cammino di Raffaello sia stato
molto abbreviato. H.
wofflinn, Die klasische Kunst, 1896
...
non negherò che talvolta la sua stessa gentilezza e soavità, la
sua maniera aristocratica e forbita e il suo misticismo possono
aver nociuto ad una più gagliarda espressione, e generato una
certa monotonia ne' suoi dipinti. Sono però ben lontano dal
negare le divine qualità del suo genio, ed anzi dico che quella
osservazione deve derivare non da spirito critico, ma dalla
semplice constatazione di un fatto. Il Perugino è così e non
altrimenti: ecco il fatto. ... Egli resterà grande nella quiete
maestosa delle sue figure estatiche ma pure, un po' fredde ma
squisitamente gentili e pensose; resterà immortale per la calma
visione de' suoi paesaggi, per le serene vibrazioni de' suoi
orizzonti liberi e luminosi; e resterà insuperato per la
vaghezza e trasparenza de' suoi colori. O.
scalvanti, La tavola dell’Annunciazione di casa Ranieri, in
"Augusta Perusia", 1907
Non è a dire ch'egli fosse senza grazia, una grazia manierata
che rende un poco irritanti le sue garbate figure umbre, bionde,
piene, rosee, fresche, in cui il sorriso di Leonardo, insipidito
e alquanto istupidito, rialza le labbra a fiore. Introdusse
nella pittura la simmetria, che è il contrario dell'equilibrio,
e immobilizzò lo spazio nella durezza candita degli azzurri, dei
verdi, dei rossi crudi orchestrati quasi a casaccio. Il suo
vigore rotondo, l'eleganza robusta, la precisione acuta nel
disegnare i fondi, gli alberi gracili, le linee ondulate delle
valli e delle colline, l'energia delle figure erette — in cui un
ritmo monotono arrotonda le anche, ... da a qualsiasi attitudine
uno strano andamento di danza — almeno spiegano a sufficienza
l'azione che esercitò su Raffaello, il quale ... ebbe una pena
estrema a liberarsi dal maestro e morì troppo presto per
dimenticarlo affatto. È.
faure, Histoire de l'Art, 1926