Soggettivamente, poi, Piero si rivela
essenziale in quanto costruisce con la materia come se
dovesse scavare nella dura terra per gettare delle
fondamenta, dato che non sa ancora porsi sul piano di un
idealismo puro; anzitutto egli vuoi essere reale,
disegnare in modo reale. E lo stesso impegno si avverte
nella scelta dell'impianto compositivo, calmo e chiaro.
Nelle opere maggiori in cui presenta gruppi di figure,
per lo più — come dimostrano gli affreschi in San
Francesco di Arezzo — dispone queste ultime secondo
un'ellisse orizzontale, all'incirca come Masaccio,
tuttavia non con l'intento di giungere a una
identificazione assoluta fra contenuti formali e
contenuti ideali. Di contro comincia ormai a
manifestarsi in lui una realistica avversione alla resa
frazionata della luce. R.
vischer,
Luca Signorelli und die italienische Renaissance, 1879
...
conservò migliorandolo il tipo tradizionale greco-romano della
scuola senese ... e, togliendolo da quella certa nebulosità
nella quale lo aveva confinato l'arte senese, lo rese più umano,
tanto che preparò la via alle divine produzioni della scuola
umbra. G. F. Pichi,
La vita e le opere di Piero della Francesco, 1892
L'impersonalità è il dono con cui
Piero ci incanta; è la sua virtù più tipica, ed egli la
condivide con due soli altri artisti:
l'anonimo scultore dei frontoni del Partenone, e Velàzquez,
che dipinse senza tradire neppure un'ombra di sentimento. ... Ma
non fu impersonale soltanto nel metodo, come tutti i grandi
artisti. Fu, come si dice comunemente, impassibile; cioè poco
emotivo nelle sue stesse concezioni. Gli piaceva
l'impersonalità, l'assenza di emozioni manifeste, come qualità
delle cose. Avendo prescelto, per motivi artistici, tipi virili
al più alto grado e, forse per motivi analoghi, un paesaggio
della maggiore severità e dignità, combinò e ricombinò tali
elementi, e questi soltanto, come esigevano i vari temi : in
modo che le figure solenni, le azioni calme, i paesaggi severi
esercitassero su noi il loro massimo potere. Piero non si
domanda mai che cosa sentano i suoi personaggi : le loro
emozioni non lo riguardano. E tuttavia non esiste
Flagellazione più emozionante della sua, quantunque su
nessun volto si scorga un'espressione in rapporto con
l'avvenimento; anzi, quasi per rendere il fatto più severamente
impersonale, Piero introdusse nel meraviglioso dipinto tre
maestose figure che stanno in primissimo piano, impassibili come
macigni ...
Il fascino di un'arte impersonale ...
dipende da vari elementi. In primo luogo, l'assenza di
particolari definizioni sentimentali ... ci rende più aperti
alle impressioni puramente artistiche ... Secondo me,
l'espressione facciale è così poco necessaria e a volte talmente
importuna che, se a una bella statua manca la testa,
difficilmente avverto la privazione; le forme e l'azione, se
buone, bastano a farmi completare la figura ... B.
Berenson, The Central Painters of the Renaissance, 1897
vita e di passione, Piero sia rimasto l'ultimo dei primitivi,
l'erede di Giotto e dell'Angelico; ma un primitivo che non
ignora le scoperte della nuova scienza e che, applicando tale
scienza senza mai ostentarla, subordina ogni fattore al ritmo
delle linee e del colore A.
pératé, in Histoire
de l'art di A. Michel, 1908
Nel senso della forma la prospettiva ... fa organizzare [a
Piero] tutto nei contorni più semplici e monumentali. È come se
ogni cosa dovesse diventare uno dei cinque corpi regolari per
servire veramente alla costruzione prospettiva, che è
costruzione centrale assestata su piani convergenti ad un asse
ideale, in quanto ci vuoi far risentire lo spazio come volume
regolare per mezzo dell'appostamento in esso di altri volumi
regolari ...
Questo determina la sua necessità di
forma umana monumentale, di pose statuarie e appartate, di gesti
sospesi, tutto quel complesso di apparenze che dalla critica
psicologica è stato scambiato per un senso di impassibilità
superbia eroismo ieratico. Eppure sarebbe facile dimostrare
ch'esso non è che il portato inevitabile della visione
prospettica.
La quale, naturalmente, non può che
richiedere un senso di luminismo statico e determinato, o del
tutto solare o del tutto artificiale — Battesimo di
Londra o Sogno di Costantino — che deve rialzare volta a
volta la forma o il colore.
Ed ecco riannodarsi al resto il
problema del colore che è fuso da Piero in tal modo con gli
altri risultati pittorici, che quasi ogni opera, dopo averci
convinto di un immane senso di profondità convergente e di forma
stanziata in limiti sintetici di rette assolute e di curve rade
ed ampie, ci appare poi come un gigantesco intarsio variegato di
zone placide e potenti che sul filo dei piani prospettici si
riportano alla superficie per la continuità delle masse
disposte. R.
longhi, Piero dei Franceschi e lo sviluppo della pittura
veneziana, in "L'arte", 1913
Una geniale lucidezza fu concessa a Piero nello scrutinio
ch'egli andava compiendo dei fatti d'arte ... Egli indagava
cautamente, ad esempio, i possibili rapporti che gli educati
ritmi formali dei classicisti avrebbero potuto intrattenere, se
sottoposti ad una qualche riforma, con la preventiva naturalezza
del mondo di Masaccio; ma, accorto egualmente della profonda
lezione racchiusa nella fatale agrimensura del mondo creata da
Paolo Uccello, innamorato ad un tempo della trasfigurata
naturalezza del lume di Domenico, interessato alle dislocate
larghezze cromiche di Masolino, ma anche ai più puntuali e
preziosi grani di pittura, attento persino alle nuove insistenze
lineari, andava alla fine in cerca di un'arte che poeticamente
sublimasse tutti quegli impulsi in un universale rigorosamente
sintattico e pure ampiamente corale.
La sua riscoperta più preziosa fu
presto quella di uno stile spontaneamente arcaico, avvenuta nel
momento stesso ch'egli concepiva la riforma del classicismo : e
qui occorre andar cauti nell'intendere tale suo arcaismo come
ripresa storica e non piuttosto come ricorso.
... Ci limiteremo dunque a considerare codesto fatto arcaico in
Piero come un ricorso che si esime da ogni altra spiegazione che
non sia quella pura e semplice della perennità sotterranea di
certe sorgenti visuali che soccorrono nei momenti decisivi gli
assetati d'invenzione, riconducendoli sulla via maestra della
tradizione figurativa. R. Longhi, Piero della
Francesca, 1927
Nella pittura di Piero della
Francesca la religiosa riverenza per gli intervalli spaziali,
l'organizzazione tonale e prospettica fanno sì che ogni
sentimento, ogni moto, ogni ritmo, perfino ogni plasticità,
vengano del pari tradotti in termini di panorama. A.
stokes, The Stones
o/ Rimini, 1929
Saluteremo in
Piero della Francesca il primo cubista ... A.
lothe, in "Nouvelle Revue Francaise", 1929
...
una drammaturgia che va risolvendosi, come le ombre, nella luce;
la pace nello spazio intelligibile ... H.
focillon, Piero della Francesco (1934-35), 1952
...
L'animo e la mente scientifica ebbero in lui concordi il senso
pittorico e l'arte nel cercare e nell'esaltare quella solidità e
fermezza di forza e dell'intimo. Pittore, egli definì il volume
dei corpi, e il loro rapporto con lo spazio, con tanta intensità
da imperli come rivelazioni incoercibili, volgendo al suo scopo
anche gli elementi più instabili: luce e colore; teorico, ne
portò la precisione a rigore matematico. Il colore, se pur
diafano e brillante, intese come saldo tegumento della forma ...
La luce non coordinò all'azione drammatica, come aveva fatto
Masaccio, e poi Andrea del Castagno; non la vide nella qualità
di fluido vago, come Filippo Lippi, ne quale dissolvente della
robustezza plastica, come Domenico Veneziano : ne fece
l'elemento dominante su ogni parvenza, veduto per sé nel suo
operare, anch'esso non fuggevole ne istantaneo, ma di una
fissità che lo rende più intenso : luce solare, divorante ; luce
di aperto ciclo, con trasparenze profondissime, che da nitore a
ogni cosa ... P.
toesca, in
'Enciclopedia italiana", XXVII, 1935
...
con Piero ... la forma diviene insieme la cristallizzazione e il
nocciolo del poema spaziale che si sviluppa nell'affresco con
indicibile grandezza. La prospettiva, da meccanica qual era, si
fa lirica. G
faure, L'art Renaissant, 1939
II colore tutto luce di Piero è, per la prima volta, così
connaturato con la forma — idealmente predisposta a riceverlo —
da assumere anche valore plastico. Basterebbe enunciare appena
questo per capire la potenza unitaria della sua arte. Attraverso
così complessa opera stilistica, la forma quanto acquista
d'astrazione altrettanto perde di movimento, in quanto il
profilo delle figure manca d'ogni senso lineare — ossia di moto
— essendo quasi generato, come in una sfera, dal rigirar dei
piani convessi. È questa assenza di movimento, questa
formidabile astrazione ideale ciò che disorienta e allontana le
folle da Pier della Francesca, impotenti a penetrare il
significato di un'arte in cui l'elemento illustrativo è così
subordinato all'elemento stilistico.
marangoni, Saper
vedere, 1942.
Benché intimamente conscio dei fattori essenziali della vita
e dell'arte, Piero non ha nulla del primitivo. Nel senso pieno e
critico della parola, è un artista classico; e la sua riscoperta
si deve in gran parte a un nuovo classicismo, di cui Cézanne e
Seurat furono le manifestazioni viventi. Non c'è da
meravigliarsi se gli ammiratori di Cézanne avevano un'idea
dell'arte del '400 diversa da quella degli ammiratori di
Burne-Jones : non cercavano fantasia bensì ordine, non grazia
bensì solidità. Il sostantivo 'blocchi', che Growe e Cavalcaselle
avevano applicato alle figure di Piero con valore negativo,
divenne un termine d'elogio nel nuovo concetto di
un'architettura pittorica. In modo particolare, l'impiego della
prospettiva fatto da Piero, non soltanto nell'insieme della
composizione, ma nelle singole figure, si accordava con lo
spirito che avrebbe trovato la sua espressione nel Cubismo e
derivati. K.
clark, Piero della Francesca, 1951
La deificazione dell'uomo è il trionfo dell'Umanesimo, e per
questo risultato la pala pierfranceschiana [di Brera a Milano]
sintetizza la civiltà spirituale del '400. ... La luce ferma e
fissa del Museo annulla alcune variazioni e vibrazioni di quella
incantata luce argentea che inonda l'architettura e sbalza le
forme; solo chi ha visto l'opera di Piero nella libera atmosfera
ha l'idea del miracolo che essa rappresenta. Eppure anche il più
distratto visitatore si accorge che siamo bene al di là del
disegno fiorentino, che questi rari volumi di Piero della
Francesca sono ottenuti per condensazione, in piani plastici,
dell'arcano etere colorato di cui tutta l'atmosfera è tessuta.
... E ci commuove la sublimazione del genio pittorico di Piero
della Francesca, nutrito della più alta scienza e filosofia del
Rinascimento, assertore del più assoluto intellettualismo, che
intona, alla vigilia della morte, un puro canto lirico.
F. wittgens,
La pala urbinate di Piero, 1952
...
In effetti si può chiamare popolaresco l'amore di Piero per i
lussuosi costumi d'Oriente, le acconciature fantasiose, gli
apparati da torneo ... Ma la concezione stessa di siffatte
rappresentazioni prova come Piero insinuasse il correttivo che
il popolo suole introdurre nel gusto della parata e del lusso:
l'ironia. Essa fa capolino in questo o quel particolare ...;
rivela il distacco dell'artista dal tema trattato e s'allea
mirabilmente alla geometrica astrazione delle forme. Per vero,
ironia e astrazione sono come uno schermo, per trasparente che
sia, fra l'artista e la realtà. Nondimeno Piero sa essere, a
modo suo, un realista ... L.
venturi, Piero della Francesco, 1954
La solennità rituale è caratteristica di tutte le composizioni
di Piero. Mai i suoi personaggi sembrano compiere un'azione
transitoria in questo mondo o prendere parte a un avvenimento
reale; si direbbero, piuttosto, assorti in un culto sacrale, con
gesti lenti e maestosi, talora con una grave impassibilità,
talaltra con devozione serena. Tutti paiono rivivere un momento
del gran Mistero divino, e celebrare così la Verità assoluta :
la loro esistenza sembra al riparo da qualsiasi incertezza.
Tale affrancamento dagli affanni e la semplificazione
dell'animo dei personaggi consentono a Piero — come del resto
allo spettatore — di concentrarsi meglio sugli effetti
determinati dalle forme, dai colori, dalle linee; i volumi
cubici o piramidali, le sagome decorative di fronte o di profilo
che fungono da supporto ai colori assolati e privi d'ombra, la
bellezza degli accostamenti curiosi e raffinati, formano un
regno incantato di forme incorruttibili e di tinte pure : e ne
nasce la sensazione di risalire al mondo degli archetipi.
C.H. De Tonlay, in Gazzette des Beaux-Arts, 195